Luino | 9 Luglio 2019

Maccagno, Marco Franceschetti si racconta a 360° tra progetti futuri e vita in Serie A

Una lunga intervista quella all'ex giocatore della Sampdoria, che ha svelato aneddoti e storie di quegli anni. Ora guarda alla FranceSport e alle nuove ambizioni

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Ad ormai qualche settimana dalla fine dell’attività agonistica con la sconfitta nella semifinale playoff contro la Jeraghese, utile per la promozione in Seconda Categoria, la FranceSport si sta preparando per la nuova stagione.

Tante le conferme nella società e nello staff guidato dall’ex giocatore di calcio ed attuale presidente, nonché allenatore della prima squadra, Marco Franceschetti, pronto ad accogliere le nuove sfide con ambizione, dopo la continua crescita del settore giovanile, oltre duecento i ragazzi iscritti, e il lavoro ed il gioco espresso in Terza Categoria.

La nuova stagione è ai nastri di partenza, e per questa ragione Franceschetti ci è venuto a trovare in redazione dove ci ha svelato non solo i nuovi progetti della FranceSport, ma anche tanti ricordi e aneddoti legati al suo passato e alla sua carriera da calciatore, con centinaia di presenze in Serie A, soprattutto indossando la maglia della Sampdoria.

Ecco quello che ci ha raccontato.

Quali novità ci sono in vista della nuova stagione?

Al momento siamo in vacanza, pronti per partire per la montagna sull’altopiano di Asiago, per la terza volta consecutiva. Un campo estivo organizzato per i ragazzi. Quindi per adesso pensiamo al divertimento dei nostri giovani atleti.

E dando uno sguardo all’ultimo campionato, cosa ti porti dietro dei risultati della prima squadra, sconfitta nelle semifinali dei playoff validi per la promozione in Seconda Categoria?

Siamo andati bene tutto l’anno, purtroppo la squadra era molto giovane e non è riuscita a giocare come avrebbe dovuto in semifinale. Ci è dispiaciuto molto, ma ripartiremo proprio da qui, dai nostri giovani, quelli cresciuti nel nostro settore giovanile. In ogni caso abbiamo giocato bene, e per il secondo anno di fila siamo stati premiati come la squadra che ha espresso il miglior gioco del girone.

E per quanto riguarda i campionati giovanili?

Ogni anno, stagione dopo stagione, siamo sempre in crescita, da quindici anni a questa parte. Abbiamo squadre di giovani in ogni categoria provinciale, e tutti i bambini e i ragazzi iscritti hanno ottenuto ottimi risultati. Gli under 14 hanno raggiunto la finale provinciale, arrivando secondi, mentre gli under 15 sono arrivati a metà classifica, ma erano tutti più piccoli rispetto agli avversari. Gli allievi 2002 invece hanno disputato un bel campionato, così come gli esordienti e i pulcini, che hanno vinto tutti i campionati (2010, 2008, 2007 e 2006). Al di là dei risultati però stiamo lavorando bene da tempo.

In che modo stai lavorando per il futuro della società?

Vogliamo crescere sempre di più. Abbiamo preso impegni con società professionistiche, un benefit che diamo ai nostri ragazzi che così potranno confrontarsi con squadre di un certo livello. Sono in programma, e abbiamo già organizzato, test match contro Milan, Sampdoria, Lugano, Varese e Juventus. Non ho problemi a cercare provini in squadre importanti, quando c’è qualche ragazzo che ha qualità. Mi è capitato di proporli ed accompagnarli a fare allenamenti con squadre professionistiche.

Quanto è difficile fare calcio in provincia?

È una bella sfida. Quando hai visto il top dell’ambiente e ti metti in gioco in provincia lo fai solo per due motivi: una scelta di vita e una grande passione. Si ha meno visibilità e, soprattutto, si rischia di confondersi con persone che non capiscono niente di calcio e di gestione di società. Fondamentale però sono l’autonomia e la filosofia calcistica, senza nessuna cassa di risonanza, se non in provincia. Sarebbe troppo facile parlare di me e della mia vita dopo la carriera da calciatore. Ho il patentino Master Uefa Pro, dopo una marea di corsi impegnativi, anche a Coverciano. Avrei potuto allenare in Serie A, ma ho preferito lavorare sui giovani e fondare una scuola che mi rappresentasse appieno. Questo sono io dopo quindici anni di intenso lavoro. Abbiamo duecento ragazzi, mi è sempre piaciuto collaborare con le persone, sono sempre stato abituato così. Qua nel Luinese non è stato possibile, e dopo aver provato a coinvolgere tutte le associazioni presenti qua, invano, ora mi godo l’isola felice della FranceSport.

Cosa ne pensi della possibilità di creare una polisportiva che possa coinvolgere società di sport diversi?

A Maccagno ci stiamo lavorando, anche se non stiamo portando avanti nessun progetto. Sicuramente non sarebbe facile, perchè ci sono tante persone coinvolte. Sono convinto, però, che con al timone una guida e una decina di consiglieri che gestiscono le varie realtà questa strada sarebbe percorribile, ma a gestire la polisportiva da un punto di vista organizzativo dovrebbe solo essere una figura professionale.

Cosa ti è rimasto della carriera da calciatore professionista?

È un’esperienza unica. Non troverò mai nulla di più appagante di fare il calciatore di Serie A. Sono stato uno tra i 22mila fortunati a giocare in Serie A. Ho realizzato un sogno che avevo da bambino e inconsapevolmente, quando sono diventato professionista, mi sono reso conto di fare quel mestiere. Non avrei mai pensato di essere in grado di fare il calciatore professionista, ho acquisito autostima. Dopo 500 partite da professionista, la maggior parte in Serie A, posso dirmi soddisfatto.

Ti porti dietro qualche rammarico?

L’unico è legato alla Nazionale, che ho sempre sfiorato. Ero stato convocato per un match in Portogallo, quando giocavo alla Sampdoria, che è stato rinviato quindici giorni dopo a causa di una forte nevicata. In quel lasso di tempo mi sono infortunato alla caviglia e così Sacchi ha convocato Di Biagio. Ci giocavamo lo Scudetto con la Juventus allora, e il ct non faceva giocare gli italiani doriani. L’allora presidente Mantovani, così, ha litigato con lo staff azzurro, e aveva proprio detto loro che non avrebbe più mandato giocatori della Samp in Nazionale. Ai tempi giocavo con Mancini, Lombardo, Vialli e Mannini, tutti calciatori di un certo livello. Ricordo che il primo giocatore della Samp tornato ad indossare la maglia della Nazionale, qualche anno più tardi, è stato Enrico Chiesa.

Con chi sei rimasto in contatto dei compagni di squadra che avevi allora?

Sento spesso Roberto (Mancini, ndr), quando finisce le partite della nazionale, tramite un messaggio o un vocale su WhatsApp. Con Attilio Lombardo si è instaurato un bellissimo rapporto, al di là del calcio, ma anche con tanti altri giocatori, come Gianni Invernizzi, Moreno Mannini, Enrico Chiesa e Walter Zenga. Ma ho giocato con tantissimi campioni come un giovane Clarence Seedorf, Christian Karembou, Juan Sebastián Verón, Jurgen Klinsmann.

Cosa ricordi di quei momenti?

In un gruppo come il nostro ci sono tantissimi episodi da ricordare, ma il vivere la giornata tra spogliatoio e allenamenti è la cosa che manca di più. Le partite, le trasferte, gli stadi gremiti di tifosi. Erano emozioni grandissime. I momenti più divertenti, però, erano quelli senza la tensione del campionato, quando facevamo tour estivi all’estero e disputavamo amichevoli. Ho visto tantissimi bei posti come la Cina e il Giappone. Quelli penso siano i momenti più belli.

Cosa significa per te tramandare il calcio ai giovani d’oggi?

Cerco semplicemente di insegnare loro quello che ho imparato io. Se uno è un talento deve scoprirlo, ma non è detto che lo percepisca, che percepisca le qualità. Fondamentale è l’ambiente in cui si trova. Il settore giovanile della FranceSport rappresenta questo, con persone competenti e con esperienza che hanno studiato per fare gli allenatori, che devono essere anche buoni educatori e con una grande formazione alle spalle. L’ambiente deve esser sano e deve permettere ai giovani di crescere all’insegna del più alto valore di sport, calcio e divertimento. I provini e le opportunità arriveranno in un secondo momento, anche se la nostra zona in questo senso non è proprio agevolata. In ogni caso, insieme al mio staff, continueremo a fare del nostro meglio per sviluppare una società sempre più ambiziosa.

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