Germignaga | 26 Aprile 2019

Germignaga, “Ricordi dal passato”: la resilienza della comunità nel primo dopoguerra

Dal gruppo Facebook dedicato alla storia del paese, il ricordo di come la regimentazione della acque del Margorabbia, nel 1919, servì come reazione alla crisi

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Cento anni fa, alla fine di aprile del 1919, Germignaga salì agli onori della cronaca, anche fuori dai confini territoriali, per una notevole prova di resilienza collettiva alla fame e alla grave crisi economica, fattori che non tardarono a manifestarsi con l’avvenuta disillusione rispetto alla vittoria bellica, non solo per quanto concerne la spartizione dei territori al confine.

A pesare tra i ceti popolari era infatti soprattutto lo stravolgimento della vita lavorativa, tradotto da un punto di vista industriale nel crollo degli ordini, con la conseguente mancanza di capitali e il ricorso ai licenziamenti. Difficoltà enormi che colpirono anche le aziende tessili locali, ma nel paese lacustre il senso di comunità, unito all’ingegno, aiutò la popolazione a non soccombere e a trovare la via di una possibile svolta, seguita con interesse, come detto, anche lontano dalle sponde del lago Maggiore.

A riprendere la vicenda oggi è la pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato“, con un post che ripercorre il senso di intraprendenza contenuto nella proposta del farmacista dell’epoca di avviare i lavori di regimentazione delle acque del Margorabbia. 

Un fatto forse unico in Italia” e “un esperimento bolscevico“: così commentò “Il lavoratore comasco”, foglio socialista, sottolineando il desiderio di riscatto e rinascita connesso all’episodio, che proprio il socialismo italiano, soprattutto quello di matrice rivoluzionaria, aveva cercato, più sul piano teorico e dialettico che pratico, già prima della guerra. Quello che riportiamo di seguito è il testo integrale del post.

Esattamente cento anni fa, alla fine di aprile del 1919, a Germignaga avvenne una vicenda che fece parecchio scalpore per diverse settimane, interessando le cronache giornalistiche dell’epoca anche al di fuori del nostro circondario: le questioni belliche della prima guerra mondiale erano ormai archiviate ma la tanto conclamata vittoria non aveva portato alcun beneficio alla maggior parte della popolazione italiana, anzi per territori come il nostro la conclusione delle ostilità aveva provocato una pesante perdita di commesse per le molte aziende tessili presenti, che durante gli anni del conflitto avevano fortemente incrementato gli ordinativi per soddisfare la domanda che arrivava dall’esercito.

Questo provocò pesanti ristrutturazioni e numerosi licenziamenti contribuendo così a rendere molto pesante il clima sociale di quel periodo. Gli amministratori locali cercarono di sollecitare gli organi politici di più alto livello per trovare delle soluzioni ma gli sforzi non servirono a molto, fino a che il farmacista di Germignaga, Giovanni Battista Reggiori, lanciò la proposta di intraprendere i lavori di regimentazione delle acque del Margorabbia, un progetto nei cassetti da molte decine di anni ma mai incominciato, con lo scopo di consentire ai molti disoccupati di poter avere un lavoro. Piccolo problema: la mancanza dei soldi necessari.

Questo però inizialmente non fu determinante, e in molti cominciarono a proporre soluzioni per reperirli, ma quello che fu più stupefacente fu l’avvio dei lavori da parte di oltre cento muratori guidati dal germignaghese socialista Giuseppe Quadri, che autonomamente e senza autorizzazioni ne progetto approvato, incominciarono volontariamente a lavorare all’alba del 17 aprile 1919, pur in assenza di concrete certezze economiche.

Poche settimane dopo sul giornale socialista “Il lavoratore comasco” si leggeva: “Qui a Germignaga è accaduto un fatto nuovo e finora forse unico in Italia. Si tratta di un esperimento bolscevico. I Lavoratori sono autogestiti dai disoccupati e vi lavorano giovani, mutilati e persino pensionati. Tutto si svolge in un clima di ‘ordine’, disciplina, lavoro e solidarietà“.

In realtà le cose non andarono così bene per molti mesi: il numero delle maestranze continuò a crescere fino a superare le mille unità, ma le promesse di aiuto economico non ebbero altrettanto incremento. Il malcontento ben presto degenerò: ci furono manifestazioni di piazza e accese contestazioni e si dovette faticare non poco per trovare delle soluzioni di compromesso e riuscire a calmierare la situazione.

Questa storica vicenda è stata dettagliatamente descritta dal professor Giovanni Petrotta sul primo numero del Rondò, almanacco di Luino e dintorni, pubblicato nel 1989.

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