Varese | 19 Aprile 2019

La Fondazione Ascoli sempre presente in supporto all’Ospedale del Ponte

Un'originale manifestazione al Sacro Monte di Varese, tra degustazioni, suoni e sensazioni tattili, a scopo benefico, per sostenere il reparto di Oncoematologia

Nello stupendo panorama in vetta al Sacro Monte di Varese oltrepassata la 14esima Cappella della Via Sacra, saliamo la scalinata davanti alla statua del Mosè e raggiungiamo la prima sala nel contesto mistico-religioso della location Camponovo del Sacro Monte. Questa sala non è altro che un’ex chiesa sconsacrata mentre al piano superiore vi è quella principale dove si possono celebrare cerimonie immerse in un fascino medievale e raffinato.

Proprio qui, domenica 14 aprile, negli antichi chiostri vicino alla Chiesa di Santa Maria del Monte si è svolta la prima edizione dell’evento “Caos, comporre a senso”. Ad organizzarlo la giovane Elisa Fontana che ci accoglie all’inizio di quello che è un percorso interattivo in cui i visitatori hanno potuto sperimentare un mix di esperienze sensoriali. Il titolo della manifestazione, ovvero “Caos”, è l’acronimo di “comporre a senso” per la necessità di dare un senso al viaggio che il visitatore sarebbe stato chiamato a compiere in quest’occasione, rendendolo protagonista di interpretare a proprio piacimento ciò che è stato esposto.

Promotrice di questo evento Paola Farascaroli che, in accordo con il proprietario del sito, ha dato il via a quest’iniziativa al fine di raccogliere fondi che andranno in beneficenza alla Fondazione Ascoli, sempre attiva negli aiuti al reparto di Oncoematologia dell’Ospedale “Filippo Del Ponte” di Varese.

Per variare ai consueti incontri conviviali, questa nuova strada ha preso piede. L’intento era quello di stimolare il visitatore alle sensazioni di stupore, meraviglia, relax e poi di nuovo stupore, ogniqualvolta fosse entrato in una sala diversa delle tante che compongono l’edificio ubicato a Camponovo.

Non appena scesi nella prima sala del percorso ci ha avvolto lo stupore e lo straniamento: un antro pieno di fasce di tessuto bianco pendenti dal soffitto, rese viola dai led, talmente fitte e numerose da sembrare un bosco labirintico del tatto da attraversare: era l’opera posta in essere da Alessio Ceruti, agli esordi fabbro e poi artista di Varese che ha esposto anche alla Design Week di Milano. Un’opera che si ispira alla sensazione dello smarrirsi e della ricerca di confini nel contrasto luci e ombre.

Nella seconda sala, arroccata nella nostra location di sasso, l’artista si è ispirato al tema centrale della Design Week, cioè il passaggio tra passato, presente e futuro. Proprio per rappresentare ciò, è stato installato un telo a fasce colorate sopra le rocce del muro della stanza, che richiamava le bande multicolor proiettate dagli schermi delle due televisioni a lato, donando così ad un luogo dall’aria austera e medievale un fascino pieno di modernità, originalità, eccentricità e dinamismo.

Nella terza sala spiccavano sui muri due quadri in bianco e nero dallo stile futurista, installazioni di Lorenzo Luini, mentre tutte le altre oggettistiche sono state poste in essere da due attori della scuola di cinema di Busto Arsizio, l’Icma, Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni, che con la loro fantasia inscenassero un circuito di oggetti. Così nella sala hanno allestito un set low budget dove hanno composto e collegato macchine da presa di cartone, un cavalletto-mobile con gli spazi attorno. Sono Simone Lo Buio e Sabrina Stocco e sono giovanissimi.

Mentre proseguiamo, ci ha colpito un’installazione di Francesco Buda e Lorenzo Luini chiamata “Simmetrie” ovvero un tavolo in cristallo sostenuto da un uomo accovacciato in pietra che richiamava molto le pareti del sito.

Ci cullava nel nostro viaggio sensoriale una musica che sembrava provenire da un’altra dimensione cosmica, coinvolgente e paradisiaca, eseguita con l’Hangpan, uno strumento poco conosciuto simile alle percussioni che il musicista Marco Selvaggio sa suonare con grande maestria e nel seguito della nostra visita ci si è trovati immersi nel massaggio sensoriale con il Didgeridoo, uno strumento australiano usato anche dagli aborigeni.

Ha partecipato a questo interessante evento anche un giovanissimo illusionista e videomaker, Matteo Ballarati, e anche lui come gli altri attori fa parte dell’Icma.

Ci spostiamo al piano di sopra dove siamo stati invasi dai sapori del salone del gusto, ovvero la presentazione di vari prodotti del nostro territorio, dal miele ai formaggi, magistralmente cucinati dallo chef Alessandro Onti in due ricette finali una dolce e una salata, degustabili dai visitatori.

“Ci è voluto un bel dispendio di energie per permettere la realizzazione di tutto questo – afferma alla fine Elisa -, ma i consensi ricevuti per questa manifestazione ci hanno ripagati dell’impegno e speriamo si possa ripetere soprattutto per il fine benefico a cui è destinato”.

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