Germignaga | 24 Marzo 2019

Roadkill a Germignaga, “Sulle strade una strage ignorata, rischio per tutti”

È stato proiettato a Germignaga il film che racconta il fenomeno degli incidenti causati da fauna selvatica e il progetto della Comunità Montana Valli del Verbano

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Grande successo alla Colonia Elioterapica di Germignaga, nella serata di venerdì 22 marzo, per la proiezione del documentario di Marco Tessaro “Roadkill, la strage ignorata”, durante la quale sono intervenuti anche il sindaco di Germignaga Marco Fazio, l’assessore all’ecologia della Comunità Montana Valli del Verbano, Gianpiero Ballardin, il vicepresidente della Comunità Montana Valli del Verbano, Giuseppe Pietro Galliani, e il coordinatore del Progetto Roadkill Federico Pianezza.

Il documentario di Marco Tessaro racconta il fenomeno del roadkill, che vede in Italia morire ogni anno due milioni di animali mentre si spostano in cerca di cibo o rifugio o dei luoghi di riproduzione e svernamento, attraverso immagini e storie raccolte in quasi due anni di uscite sul nostro territorio e racconta del progetto Roadkill, avviato dalla Comunità Montana Valli del Verbano.

Ogni anno infatti sulle strade della sola Comunità Montana Valli del Verbano si verificano più di cento incidenti pericolosi con animali di grossa taglia, che causano oltre alla morte di innumerevoli selvatici anche danni ingenti e morti e feriti tra le persone: nel 2017 si sono registrati oltre 1 milione di euro di danni refusi da Regione Lombardia per incidenti stradali, di cui oltre 200mila solo in Provincia di Varese.

La provincia di Varese risulta infatti al secondo posto per numero di incidenti nella regione, e vede la maggiore biodiversità nella fauna interessata: gli animali più coinvolti sono in assoluto i cervi, seguiti da caprioli e cinghiali.

Per cambiare le cose, quindi, Comunità Montana Valli del Verbano ha appunto avviato da alcuni anni, in partnership con Istituto Oikos e con il contributo di Fondazione Cariplo, il Progetto Roadkill, con l’installazione di otto impianti anticollisione nei punti del territorio più a rischio di impatto.

Il progetto, oltre a migliorare la sicurezza stradale, vuole contribuire ad una gestione sostenibile del territorio e a frenare l’erosione della biodiversità, e ha visto nella sua prima fase un approfondito studio da parte della Comunità Montana dei luoghi più caldi, dove si verificano più incidenti. A questo periodo di ricerca è seguita l’installazione di un sistema anti-collisione composto di una serie di sensori installati nelle zone più soggette ad attraversamenti, che rilevano, attraverso termocamere, la presenza di animali nei pressi della strada.

Il sistema di avviso si attiva automaticamente quando rileva contemporaneamente un animale in prossimità del tratto stradale e un veicolo in avvicinamento ad una velocità superiore ai 50 km orari: un cartello luminoso avvisa in questo caso il guidatore e lo invita a rallentare. Se la velocità rilevata scende sotto i 50 km orari e consente il passaggio dell’animale, il compito della tecnologia termina qui. Se invece i sensori rilevano una velocità troppo elevata e il conseguente rischio di collisione, il sistema invia un segnale acustico in modo da spaventare l’animale e farlo tornare indietro.

“La colpa non è sempre e solo degli animali”, ha sottolineato l’assessore Ballardin presentando il progetto: “La maggior parte delle volte in cui si verifica un incidente stradale è perché non vengono rispettati i limiti di velocità. Per questo vanno sensibilizzati gli automobilisti sui rischi di collisione con gli animali selvatici, anche sulle strade statali, ed è fondamentale la condizione di rispetto delle parti. Noi uomini dobbiamo rispettare gli spazi degli animali, che vivono qui da prima di noi”.

Anche Federico Pianezza, coordinatore del progetto, ha sottolineato l’importanza fondamentale della consapevolezza degli automobilisti, e della comprensione del funzionamento del sistema anti-collisione, perché la variabile principale e modificabile che causa gli incidenti è proprio l’eccesso di velocità. “Per ridurre gli incidenti deve cambiare la percezione del problema e aumentare la consapevolezza dell’importanza di rispettare sempre la segnaletica. Per noi è fondamentale la comunicazione e la sensibilizzazione sul tema, dedicata sia agli automobilisti del presente, sia alle nuove generazioni”, ha sottolineato Pianezza, presentando così anche l’ultima campagna del progetto che racconta il progetto che vede come testimonial il pilota di rally Andrea Crugnola.

L’ultimo intervento è stato quello di Giuseppe Pietro Galliani, vicepresidente della Comunità Montana Valli del Verbano, che ha sottolineato la necessità del progetto, segnalando che solo negli ultimi 20 giorni ci sono stati quattro incidenti che hanno coinvolto dei cervi sulla sola strada tra Laveno e Cittiglio, e ha dato il via alle domande e gli interventi del pubblico.

Il tema si è dimostrato molto sentito, con i presenti che hanno fatto domande portando alla luce alcune problematiche legate al tema degli incidenti con fauna selvatica, come soprattutto il buco normativo che vede la ristretta disponibilità del servizio del nucleo faunistico della Polizia Provinciale, e come la mancanza di un CRAS, centro di recupero degli animali selvatici, sul nostro territorio.

Per maggiori informazioni sul progetto è possibile visitare il sito ufficiale di Roadkill.

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