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Luino | 22 Marzo 2019

I comitati “pro ospedale” si incontrano per il bene del territorio. Ma Cittiglio non si presenta

Assente uno dei tre gruppi invitati ieri a Luino presso palazzo Serbelloni. Dialogo costruttivo promosso dal Piano di Zona. Passera: "Continuità a queste occasioni"

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Pur non avendo competenze specifiche sul tema della sanità, il Piano di Zona del Luinese si è fatto promotore di un’iniziativa che dopo settimane di grande dibattito e polemiche ha una chiara finalità strategica: tenere vivo e costante il confronto tra amministratori e cittadini sul futuro dei presidi ospedalieri del territorio.

Un proposito che nasce da un precedente, come ha sottolineato ieri sera il presidente del distretto Fabio Passera, presso l’aula consiliare di palazzo Serbelloni che ha ospitato l’incontro: un tavolo dello scorso novembre tra i sindaci e il comitato pro ospedale della città lacustre. In quella sede era emersa la volontà di estendere l’invito al dialogo anche agli altri due comitati locali, quelli sorti in difesa degli ospedali di Cuasso al Monte e Cittiglio.

Ecco dunque spiegate le ragioni della seduta iniziata ieri sera alle 21. Dopo pochi minuti, prima ancora di dare il via agli interventi, una perplessità estranea ai punti interrogativi sulla sanità locale ha però preso il posto tra le priorità dei partecipanti: l’assenza di esponenti del comitato di Cittiglio. Uno scenario inatteso per i promotori della serata, ma tolto l’imbarazzo iniziale, l’incontro non ha mancato di rivelarsi redditizio per molteplici ragioni.

La prima sta nel focus di carattere tecnico su carenze, potenzialità e prospettive che riguardano i presidi di Cuasso al Monte e Luino, utile a tutti gli amministratori presenti per vedere in modo più chiaro oltre la nebbia dei battibecchi a sfondo politico che spesso offusca la visuale quando l’argomento degli ospedali locali prende piede. Su questo fronte è stato dunque Gianbattista Seresini, portavoce del comitato di Cuasso, a prendere la parola per primo e a riassumere le vicissitudini della struttura dai primi anni Duemila ad oggi, sostanzialmente da quando il comitato stesso ha visto la luce. Dalle rosee previsioni sulla ristrutturazione del padiglione centrale, ha spiegato Seresini, si è passati progressivamente al blocco dei lavori, ai contenziosi, ai risarcimenti e quindi in conclusione ad un effetto completamente opposto: la riduzione dei posti letto da 120 a 40: la situazione attuale. “Tutto è fermo – ha spiegato Seresini – e la sensazione è che ASST con il passare del tempo abbia iniziato a disconoscere il nostro ospedale, che non ricopre più evidentemente la stessa importanza nei piani aziendali. L’unico risultato degno di nota, ad oggi, è che purtroppo i posti persi non sono più tornati per mancanza di spazio, ma sono stati aggiudicati nel frattempo ad altre strutture”.

Tralasciando le premesse di carattere storico, il presidente del comitato luinese, Sergio Moalli, è andato invece dritto alle problematiche da risolvere: superamento del numero chiuso, potenziamento degli ambulatori, nuovo coinvolgimento delle università per l’inserimento più efficace di giovani medici anche lontano dai grandi ospedali, investimenti nelle assunzioni (di ieri la notizia dell’accordo, raggiunto tra regioni e governo, sui nuovi tetti di spesa per il personale del servizio sanitario, che entrerà in funzione dal 2020). “Bisogna smettere di pensare ad ogni unità ospedaliera come ad una fabbrica, con l’unico obiettivo del pareggio di bilancio. E’ una teoria malsana – ha affermato Moalli – che conduce proprio all’emergenza in cui ci troviamo”. Sulla gestione delle urgenze il cuore del ragionamento: “Varese non può più permettersi di gestire ogni tipologia di urgenza senza andare in tilt. Giusto è il ruolo di riferimento per le super specialità, ma per il resto il presidio di Varese non può fare tutto da solo, basta soffermarsi sui tempi di attesa del pronto soccorso per avere un’idea. Le urgenze devono poter essere gestite anche altrove – ha sottolineato ancora Moalli in conclusione – e noi vediamo il nosocomio di Luino come sostituto ideale. E’ la posizione della struttura a suggerircelo e per questo chiediamo che venga dichiarato ospedale di montagna. E’ importante che chi abita qui abbia la stessa qualità e rapidità di intervento offerta a chi abita a Cittiglio e a Varese”.

Dal presidente del distretto di Arcisate, il sindaco di Bisuschio Giovanni Resteghini, la testimonianza di un lavoro che da qualche anno viene portato avanti, tramite un’apposita commissione di Comunità Montana del Piambello, per un’alternativa finalizzata al superamento di deficit rilevanti a livello collettivo: un’alleanza tra pubblico e privato di carattere sia sociale che economico, per investire in modo più diretto sulle specificità dei singoli presidi. “Un progetto fino a qui rimasto nell’ombra – ha spiegato Resteghini – nonostante alcuni riconoscimenti iniziali. Da Regione Lombardia, al momento, nessuna risposta reale”.

Dagli interventi degli altri amministratori, due hanno fatto presa con particolare incisività: quello dell’assessore di Cremenaga Maria Sole De Medio, improntato sul recupero del dialogo tra sindaci per il raggiungimento di una visione collettiva estranea alle logiche di partito e ora assente, nonostante problematiche comuni, e quello del sindaco di Brissago Valtravaglia, Giuseppina Giordano, rivolto specificatamente, sotto forma di quesito, al dottor Macchi, presente in aula consiliare come rappresentante dell’ASST: “Come si pone la nuova direzione sull’aspetto relativo al numero di accessi al pronto soccorso luinese, per il rinnovo della copertura h24 del servizio?”. Dall’esponente di ASST nessun cenno specifico ma una conferma: “La questione è sicuramente oggetto di interesse per la nuova direzione, che si è configurata con un segnale di discontinuità rispetto al passato. Poche settimane fa tutto lo staff ha visitato la struttura di Luino in un atteggiamento di ascolto e attenzione per quelle che sono le problematiche messe in luce dagli operatori. Un’iniziativa estremamente apprezzata dai dipendenti che hanno inoltre espresso la volontà di ripetere l’esperienza periodicamente”.

La continuità è un concetto fatto proprio anche dal presidente del Piano, Fabio Passera, al termine dell’incontro: “Confrontarci, ascoltare, conoscerci sono temi importanti. Dobbiamo cominciare a pensare di dare un futuro a queste occasioni, attribuire una cadenza fissa a riunioni di questo tipo, analizzare di volta in volta i progressi rispetto ai ragionamenti messi sul tavolo. Proviamo a fare un passo avanti, facciamo nostro l’appello della dottoressa De Medio: la politica si dimentichi di avere un’appartenenza quando si parla di sanità. Siamo un territorio solo che vuole lavorare per le idee di tutti“.

Nove i rappresentanti assenti, quelli dei comuni di Brezzo di Bedero, Castelveccana, Ferrera, Grantola, Lavena Ponte Tresa, Marzio, Porto Valtravaglia, Tronzano e Valganna. Per Luino, comune ospitante, presente al tavolo degli amministratori la consigliera di maggioranza Simona Ronchi. Ad assistere alla seduta anche il capogruppo de “L’altra Luino”, Franco Compagnoni (autore di un intervento particolarmente sentito sul futuro dell’ospedale, nel corso dell’ultimo consiglio comunale, giovedì scorso), il consigliere di minoranza Pietro Agostinelli e gli attivisti luinesi del Movimento Cinque Stelle.

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