Luino | 16 Marzo 2019

Luino, la minoranza in consiglio rilancia sul futuro dell’ospedale: “Cosa fa il comune?”

Attacco di Agostinelli al sindaco, un piano di proposte de "L'altra Luino" sui punti critici. Compagnoni: "Più presenza nel dibattito da parte di noi dipendenti"

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La consigliera Enrica Nogara lo aveva anticipato già nella mattinata di lunedì, in occasione della visita luinese del consigliere regionale dem Samuele Astuti e puntualmente, nella serata di giovedì 14 marzo, il tema della tutela e della salvaguardia dell’ospedale cittadino è tornato tra gli argomenti di primo piano di un consiglio comunale già sulla carta carico di significato, data la presenza all’ordine del giorno di diverse tematiche prioritarie per la collettività.

Ed è così che dagli scranni di palazzo Serbelloni, nonostante l’ampio spazio assorbito dal dibattito sull’aumento delle tasse, le istanze della minoranza sul futuro della struttura hanno trovato attenzione per incidere con il giusto peso sul ritmo di una seduta intensa, scandito da interventi netti e da frangenti in cui le divergenze hanno preso il sopravvento.

Già ad inizio settimana, presso la sezione locale del Pd, che ha ospitato la prima tappa del tour di Astuti tra i presidi ospedalieri del territorio, l’esponente de “L’altra Luino”, facendo luce su aspetti condivisi e rilanciati anche dal consigliere Pietro Agostinelli, aveva elencato una dopo l’altra tutte le principali carenze del nosocomio individuate attraverso il confronto con i cittadini. Carenze poi tradotte in una serie di interrogativi sull’efficienza del pronto soccorso, sui limiti in termini di personale, sui tempi impossibili delle liste d’attesa e del punto prelievi, sull’isolamento sommato all’inattività del quinto piano. Sul vuoto lasciato dalla chiusura del Sert, come riferimento per forti problematiche sociali, e poi ancora sulle ombre dei concorsi pubblici e sulla riduzione dei posti letto.

Ma a fianco delle tante prove, fornite a sostegno di uno scenario che almeno per una parte dell’amministrazione presenta i tratti dell’emergenza, si colloca un’ulteriore questione ereditata dall’assemblea: qual è l’entità dell’azione svolta dal comune rispetto alle difficoltà dell’ospedale, così come agli appelli di medici e pazienti? Fino a che punto il ruolo e la capacità d’azione delle istituzioni cittadine possono essere spesi in favore della struttura per affrontare gli attuali deficit?

Ad entrare nel merito è dapprima il consigliere di minoranza Pietro Agostinelli, che ad inizio seduta ha portato l’essenza dei quesiti citati all’attenzione degli altri colleghi, sollecitando gli esponenti della maggioranza a prendere una posizione, e chiedendo conto al sindaco Andrea Pellicini degli impegni assunti in favore del nosocomio durante l’ultima campagna elettorale, dedicando proprio alla struttura alcuni punti del programma che, ha sottolineato il consigliere, dopo il responso delle urne, non hanno invece trovato posto nelle linee guida del suo secondo mandato. Per Pellicini, la cui risposta non si è fatta attendere, “è fondamentale considerare al riguardo la differenza che passa tra la volontà di un impegno politico e gli ambiti in cui si svolge l’attività amministrativa dell’ente, che non includono margini di manovra diretta, a livello decisionale, sulla realtà ospedaliera”.

Ed è su questo passaggio, nelle battute conclusive di un consiglio fiume, iniziato poco dopo le 20.30 e terminato pochi minuti prima della mezzanotte, che si è concentrato interamente il sentito intervento del capogruppo de “L’Altra Luino”, Franco Compagnoni. “Da tempo registro impressioni, provenienti sia dal contesto ospedaliero che dalle sensazioni dei comuni cittadini, circa la distanza su queste problematiche – ha esordito il dottore luinese -. E’ vero che il tema non investe l’attività del comune, ma in tutti i luoghi in cui ci sono ospedali nell’occhio del ciclone, gli amministratori si devono muovere“.

Sono due gli esempi citati da Compagnoni che si legano per affinità territoriale e modello di atteggiamento al caso della città lacustre. C’è la mobilitazione per l’ospedale di Tradate del vice ministro allo Sviluppo Economico Dario Galli e del senatore leghista Stefano Candiani, entrambi ex sindaci della città, ma soprattutto c’è il coinvolgimento in prima persona di Alessandro Molgora, sindaco e medico ortopedico, nelle vicissitudini che riguardano il nosocomio di Angera.

Lontano da qualsiasi dietrologia – ha proseguito il capogruppo de “L’altra Luino” – qui pare invece che si ripeta costantemente qualcosa che va nella direzione opposta, dove gli amministratori si dividono tra coloro che scelgono di mantenere un atteggiamento positivo e gli irredentisti di turno. Investiamo sul ruolo istituzionale che abbiamo, facciamolo fuori da un clima negativo in cui prevale il discredito reciproco”. L’appello è a tutti i colleghi presenti in aula consiliare, ma è rivolto in particolare a chi, per ragioni umane e professionali, pur occupando i banchi della maggioranza, è vicino anche in termini emotivi alla causa dell’ospedale: i consiglieri Giovanna Ballinari e Antonio Palmieri.

Si tratta dunque di capitalizzare il potenziale prezioso del “doppio ruolo“, quello di medico e di infermiere, e di figura istituzionale, per ragionare in termini di oggettività sul presente e sul futuro della struttura ospedaliera di via Forlanini. “Il richiamo forte – ha evidenziato in conclusione Compagnoni – è ad esserci di più ed esercitare in modo oggettivo, sfruttando la nostra esperienza, una potenzialità decisionale che non possiamo scaricare interamente sui nuovi dirigenti quando si tratta di essere ‘criticamente costruttivi’ nei confronti delle carenze”.

Analizzare situazioni, “da anni sotto gli occhi di tutti“, da una posizione vantaggiosa, quella dell’amministratore che conosce le reali condizioni di difficoltà e può dunque spendersi in modo utile senza cadere nella tentazione di strumentalizzarle, è il proposito con il quale si è chiuso l’intervento del capogruppo Compagnoni e contestualmente anche l’assemblea, non prima però di un ultimo accenno che, spostando la riflessione sul piano pratico, conferma la necessità di invertire la rotta anche sul versante istituzionale: il destino dei tre pronti soccorsi locali (Luino, Angera e Cittiglio), in base alle nuove normative regionali sull’accreditamento, sarà uguale per tutti?

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