Luino | 10 Febbraio 2019

La Chiesa del Carmine di Luino, una storia che dura da oltre cinque secoli

A fondare la chiesa e il convento, ora presenti sul lungolago di Luino, fu Iacopo da Luino nel 1477. Un viaggio all'interno del santuario tra storia e arte

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La chiesa e il convento del Carmine furono fondati nel 1477 da Iacopo da Luino, laico carmelitano. Egli morì poco dopo l’inizio dei lavori, in fama di santità, e il popolo subito lo proclamò beato. Fu sepolto nella chiesa di S. Pietro. Superate varie difficoltà la chiesa potè essere consacrata nel 1487.

Salì presto in fuma di santuario; si ricorda ad esempio che nel 1725 una giovanetta di Castelrotto nel Malcantone, devota alla Madonna del Carmine, ebbe salva la vita perché le pallottole, sfuggite a un’arma da fuoco incautamente maneggiata, si fermarono contro l’“abitino della Madonna” che recava indosso.

Il convento carmelitano fu soppresso nel 1778. Perdurò fino ai nostri giorni una confraternita laicale che aveva la sua cappella a lato del presbiterio; una bella tela ivi conservata si trova oggi nella chiesa di S. Pietro. Navata e abside sono ancora quelle originarie: l’arco mediano a sesto acuto dimostra l’impostazione goticheggiante dell’edificio (le volte sembrano di aggiunta posteriore).

Il bel portale in arenaria rossastra, sormontato dal rilievo della Madonna, manifesta modi rinascimentali: stemmi e insegne del conte Giovanni Rusca dimostrano il favore, a fine ‘400, dei feudatari di Luino e Valtravaglia (nonché conti di Locarno): nome e stemma del podestà Gritti sono incisi sullo stipite. L’elegante portico d’ingresso fu aggiunto nel ‘600: nel pavimento curiose lapidi tombali. Di poco posteriore alla chiesa è la cappella subito a sinistra dell’entrata.

Gli affreschi sembrano denotare due mani: pregevoli le figure di S. Caterina e dei Profeti nell’intradosso dell’arcone: particolarmente interessante l’antico strumento ad arco (una viella o viola da braccio) nelle mani di Davide. Sulle pareti laterali la Natività e l’Annunciazione (con la data 1544), non sono di gran qualità, nell’ambito di una generica maniera luinesca. L’affresco di fondo è stato in parte distrutto dal vano di una porta nella quale è ora posta una Crocifissione del XV-XVI sec. qui trasportata dal vicino edificio conventuale e dubitativamente attribuita a Guglielmo da Montegrino, pittore locale attivo al passaggio di secolo.

Navata: sulla parete destra sono stati riportati in luce alcuni affreschi: la Madonna di Loreto e santi (entro una nicchia semicircolare), un S. Antonio Abate e, oltre la cappella della Madonna, una Sacra famiglia c la figura di un Vescovo Enrico: sulla parete sinistra lo splendido pulpito in legno intagliato, datato 1687, è da ricondurre alla maniera dell’intagliatore varesino Bernardino Castelli; della stessa bottega i due confessionali.Le cappelle laterali furono aggiunte intorno al 1655: quella di sinistra è dedicata alla Passione di Cristo; oltre alla statua dell’Addolorata forse ottocentesca, in due nicchie sono conservate le statue lignee seicentesche dei santi carmelitani Simone Stock e Giovanni della Croce.

Sulle pareti laterali vi sono due affreschi riportati, l’uno popolaresco con l’Adorazione dei Magi, l’altro con la Madonna della Misericordia, più raffinato, di modi ancora quattrocenteschi, qui riportato dall’altare attualmente del Sacro Cuore sulla destra dell’arco trionfale (e forse anche quella posizione non era l’originale). Nella parete di sinistra è murata una lapide tombale dei Luini Confalonieri, con lo stemma Luini. Sotto l’altare un Cristo in legno (si tratta d’un pregevole crocifisso cui furono tagliate le braccia e i piedi per ottenere, con maldestre integrazioni attualmente rimosse, una Deposizione).

La cappella di destra, dedicata alla Madonna del Carmine, il cui simulacro con ricco corredo di veste e gioielli si porta ogni anno in processione, la terza domenica di luglio, è ricca di stucchi. Si notino le belle figure di angeli e, nell’arco, riquadri con inconsuete litanie della Madonna. Sui lati due statue in cotto rappresentanti S. Antonio da Padova e il S. Alberto della devozione carmelitana; nella volta tre tele con scene della vita di Maria. Sull’arco trionfale sono venuti in luce figure di santi della devozione carmelitana.

A lato i due altari, a sinistra di S. Teresa d’Avila con bella statua seicentesca e a destra del Sacro Cuore con statua moderna di Sergio Tapia Radic. Nell’abside il sontuoso altar maggiore marmoreo, certo opera di scalpellini viggiutesi, è stato riportato indietro per far posto al nuovo, rivolto al popolo, che incorpora nelle base un bel paliotto in scagliola, già nell’altare della Madonna del Carmine; la sistemazione del presbiterio si deve all’arch. Fabrizio Ramponi.

La volta reca ariosi affreschi settecenteschi: sulla parete di fondo una tela con la Madonna del Carmine e S. Simone Stock. Nel pavimento gli stemmi di Papa Giovanni Paolo II, e dei vescovi Citterio, ausiliare varesino e Pedroni, luinese. L’organo (1850) è opera, recentemente restaurata, del valente organaro luinese Francesco Carnisi.

(fonte Eco del Varesotto)

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