Germignaga | 14 Gennaio 2019

“L’Europa un cuore ce l’ha!”, lo dimostrano le testimonianze delle tante realtà luinesi

Alcuni approfondimenti e considerazioni sulla serata dell'11 gennaio alla Colonia Elioterapica di Germignaga su immigrazione ed accoglienza nell'Alto Verbano

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Per mesi più di venti associazioni ed organizzazioni del luinese si sono impegnate nella preparazione di una serata per capire e comprendere come i fenomeni migratori e l’accoglienza sono vissuti nel territorio dell’Alto Verbano. E così venerdì 11 Gennaio si è tenuta alla Colonia Elioterapica di Germignaga una serata intitolata “L’Europa ha un cuore? Immigrazione ed accoglienza nell’Alto Verbano”. Obiettivo dichiarato della serata era il mettere in relazione e far conoscere quanto viene fatto nel territorio e verificare la possibilità di creare una rete ovvero una Comunità Attiva ed Operosa che sappia sempre più trovare un agire collettivo basato sulla fiducia nelle relazioni e sui processi di condivisione.

E’ stato il coro LIberevoci ad iniziare la serata: grazie al loro canto ed alle loro musiche si è creato subito un clima di armonia e di partecipazione che ha unito tutti, dai quattordici relatori che sedevano intorno al tavolo fino ad un pubblico vastissimo che ha letteralmente gremito la sala della Colonia Elioterapica, un luogo d’incontro che, come ha ricordato il Sindaco di Germignaga, Marco Fazio, aveva iniziato la sua funzione con la grande Marcia Globale del Clima nel 2015.

Prima relatrice della serata è stata una bravissima Daniela Padoan, scrittrice e giornalista, che ha saputo raccontarci come l’Europa, sul problema dell’immigrazione, abbia svolto un ruolo parziale e poco convinto che alla fine si è trasformato in assenza, andando persino ad ostacolare progetti italiani sull’aiuto dei naufraghi in mare, fondati sul rispetto del diritto umanitario. Tutto ciò ha creato le condizioni per cui morire in mare fosse una possibilità, nell’indifferenza totale sulle violenze, torture e stupri nei luoghi di partenza, creando quel clima di ostilità e paura nei confronti dei migranti. Arrivando alla situazione italiana non ha potuto che evidenziare gli aspetti di criticità del Decreto Sicurezza.

Dopo l’introduzione di Daniela Padoan sono iniziati gli interventi dei relatori appartenenti alle diverse associazioni ed organizzazioni che hanno affrontato, sotto diversi aspetti, il problema delle migrazioni, partendo da chi opera nei paesi del Sud del Mondo fino a chi direttamente si occupa di accoglienza ed integrazione. Agrisol ha evidenziato con chiarezza come il Decreto Sicurezza rende critici i loro progetti che sono ben radicati nel nostro territorio, come il progetto Dumenza, ove i migranti gestiscono orti e si integrano con gli oratori e la popolazione del paese andando a recuperare alcuni paesaggi tanto cari alle tradizioni e che rappresentano il vero patrimonio territoriale e culturale. L’Asilo Mariuccia ha evidenziato come la condizione lavoro, e pertanto la formazione al lavoro, sia una condizione importante per raggiungere livelli di dignità umana e sia lo strumento indispensabile per soddisfare forme d’integrazione possibili. Pertanto la formula scelta, che sembra dare ottimi risultati di integrazione, è stata quella di accompagnare i ragazzi ospiti verso attività operose nel nostro territorio, lavori che troppo spesso vengono ignorati dai locali.

Il GIM ha affrontato il tema della cooperazione con il Sud del Mondo ed i tanti progetti sulle energie rinnovabili che dal 1980 sono stati realizzati grazie ai volontari ed al lavoro di supporto ai missionari in Africa ed in America Latina; altro aspetto importante è il ruolo delle quattro Botteghe del Mondo che il GIM ha aperto nel tempo per creare quel legame tra le cooperative locali del Sud ed i consumatori critici del Nord del Mondo. L’AISU ha evidenziato come l’accoglienza ai migranti sia fondamentale per sviluppare quell’insieme di capacità relazionali e dialogo che si sono perse nella nostra cultura; molte sono le attività messe in campo a partire dall’insegnamento della lingua italiana fino al progetto di sartoria in Tanzania. AISU crede molto nella necessità di creare una comunità partecipata con le altre associazioni.

Molto appassionato e coinvolgente è stato l’intervento della CRI Luino che ha evidenziato come l’aiuto all’altro non debba dipendere dalla provenienza, dalla nazionalità, dall’estrazione sociale, dall’orientamento sessuale o dal credo religioso, ma dal bisogno reale della persona che si ha davanti, ispirandosi a quei principi e valori su cui è nata la Croce Rossa.

Innovativo e di grande interesse è stato l’intervento degli studenti del Liceo Scientifico “Sereni” che nell’ottobre del 2018 sono partiti con la loro docente per un progetto di alternanza scuola-lavoro in una sperduta scuola del Karamoja in Uganda. La loro voglia di conoscere, di capire e di vivere in prima persona i problemi, le sofferenze, le gioie e le culture dei popoli africani è apparsa coinvolgente così come le tante domande che questa esperienza pone alla nostra cultura, così diversa nel concepire il tempo, l’accoglienza e l’amicizia.

Interessante la proposta della Chiesa Valdese: i corridoi umanitari sono un modo sicuro e legale per arrivare in Italia ed aiutare persone in condizioni di vulnerabilità, garantendo loro un percorso di integrazione e di accoglienza diffusa. Attività, importante da ricordare, a costo  zero per lo Stato. Infine, l’ultimo intervento è stato fatto dal Prevosto di Luino, Don Giorgio Zambenetti che, dopo aver illustrato le iniziative per i migranti messe in campo dalle Parrocchie del Decanato, ha invitato tutti a pregare per i governanti, affinché facciano leggi giuste ed umane. Ma, ha anche affermato, qualora le leggi approvate dovessero causare la non accoglienza di migranti e di chi si rifugia nel nostro paese, i sacerdoti del Decanato si faranno carico di accoglierli presso le loro case senza aver paura di andare contro una legge se questa viola il principio umano, cristiano ed anche costituzionale di dare rifugio a chi fugge da paesi in guerra e dalla povertà.

Il pubblico è rimasto impressionato nell’ascoltare la vastità di iniziative messe in campo nel nostro territorio ed ha capito veramente che, se non l’Europa, almeno nel nostro territorio (che pur appartiene all’Europa) esiste veramente un cuore rappresentato dalle tante persone e realtà che lavorano con i migranti. Il moderatore ha quindi fornito una mappatura dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) che operano nell’Alto Verbano, da Maccagno fino a Caravate; nove CAS che ospitano circa 182 migranti, una percentuale bassissima sul totale della popolazione e sulla vastità territoriale (da Zenna a Caravate), che ci fa capire come parlare di emergenza sia assolutamente fuori luogo.

Viviamo quindi in un territorio ove associazioni ed organizzazioni che condividono valori e visioni comuni svolgono singolarmente un importante lavoro di accoglienza ed integrazione, mettendo in pratica quel farsi prossimo all’altro che è la base dell’insegnamento evangelico.

Ma tutto ciò comporta un grande impegno nell’operare e nel comunicare quanto si fa, affinché si mettano in atto quei cambiamenti collettivi degli stili di vita necessari per un crescere comune. E da questa considerazione nasce la proposta della serata: se provassimo a mettere in rete tutte le potenzialità presenti nel territorio, unendo le forze, sicuramente emergerebbero tutte quelle sinergie che danno un elevato valore aggiunto alle singole azioni e che fanno in modo che la forza della rete sia di gran lunga superiore alla forza delle singole azioni; ci si sentirebbe parte di una Comunità Attiva e Operosa, in grado di affrontare le sfide del futuro con un agire comune, trasformando i problemi in opportunità di crescita, di condivisione e di pace. Una comunità attiva ove le criticità diventano stimoli ed energia necessaria per un percorso comunitario, che viceversa si perderebbe in mille rivoli.

Sulla creazione di una comunità attiva si è aperto, nella parte finale della serata, un dibattito che è iniziato con la presentazione delle Comunità “Laudato si'” da parte di Mario Agostinelli; sono seguiti innumerevoli interventi che hanno rafforzato la necessità per il nostro territorio di una comunità capace di affrontare non solo il fenomeno dell’immigrazione (verso l’interno o verso l’esterno) ma anche tutti le sfide future con una visione ampia, fiduciosa e condivisa grazie alla forza della rete.

Una Comunità Attiva che sappia anche comunicare i suoi valori, i suoi principi, le iniziative e le proposte che le associazioni portano avanti nel territorio, stringendo alleanze con le istituzioni e con chi condivide gli stessi fini. Questo impegno è stato assunto dagli organizzatori della serata che nelle prossime settimane inizieranno il percorso per la creazione di una comunità attiva forti dell’entusiasmo, della fiducia e dell’attivismo che la serata dell’11 Gennaio ci ha donato.

(A cura di Gianfranco Malagola, uno degli organizzatori)

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