Germignaga | 13 Gennaio 2019

Immigrazione e accoglienza, “Se verranno violati diritti umani, accoglieremo chi rischierà di perderli”

Il cuore dell'Alto Verbano batte forte all'unisono: nati i presupposti per creare una comunità attiva e operosa, sullo stile laico dell'associazione "Laudato Sì"

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L’ex Colonia elioterapica è stata letteralmente presa d’assalto, venerdì 11 gennaio scorso, in occasione dell’incontro “L’Europa ha un cuore? – Immigrazione e accoglienza nell’alto Verbano”, promosso dalle associazioni del territorio per “fare comunità attiva”.

No, non si è trattato di una “presa della Bastiglia”, ma del concretizzarsi del desiderio della gente di ascoltare, dialogare, ritrovarsi per condividere esperienze, raccontarsi e soprattutto raccontare un territorio che in questi ultimi anni, in cui l’emergenza è diventata tragicamente “fatto quotidiano”, sta dimostrando di avere un cuore pulsante, in grado di resistere alle avversità, alle facili etichettature e ai pregiudizi.

Gianfranco Malagola, coordinatore del progetto “Terre di Lago” per uno sviluppo sostenibile nel territorio dell’Altro Verbano, con la scrittrice e giornalista Daniela Padoan, che da anni si occupa di razzismo e dei totalitarismi del Novecento, con particolare attenzione alla testimonianza delle dittature e alle pratiche di resistenza femminile ai regimi, ha fatto gli onori di casa al tavolo dei relatori, al quale erano seduti i rappresentanti di alcune delle molte associazioni che hanno promosso l’iniziativa: Osservatorio “Felice Cavallotti”, Decanato di Luino, Chiesa Valdese, Costruttori di Pace, Agrisol Servizi, Asilo Mariuccia, Banca del Tempo, ACLI, AISU, Associazione Solaris, Associazione Donna Sicura, Associazione Genitori della Valtravaglia, Ceppaie, Gruppo Scout Luino, Liceo Scientifico “V. Sereni” di Luino, Croce Rossa, GIM, Terre di Lago, Comune di Germignaga e Caritas Ambrosiana.

La dottoressa Padoan, che è anche Presidente dell’Associazione “Laudato si”, ha brevemente disegnato il quadro della situazione europea negli ultimi anni, fino al decreto Salvini recentemente approvato. Ecco così ritornare alla memoria le operazioni “Mare Nostrum” e “Triton”; il regolamento di Dublino e i meccanismi di ridistribuzione dei migranti; i tragici naufragi e il progressivo ritrarsi delle istituzioni europee, con l’accentuarsi degli abbandoni in mare; le accuse verso l’Italia, con i suoi interventi, di aver attivato un “push factor”, un fattore di attrazione per tutti quei disperati che tentavano di raggiungere le coste europee.

Campagna denigratoria di cui fu prima vittima proprio la nostra Guardia Costiera. Furono le ONG a salvare la faccia all’Europa, ma ora “siamo di fronte ad un processo di criminalizzazione per cui chi aiuta i migranti è un traditore. Ma il cuore d’Europa è quello solidale, che cerca di accogliere e disobbedire. La rete della solidarietà milanese sta costituendo un gruppo di obbedienza costituzionale, in opposizione al decreto di Salvini, che sta creando una sorta di apartheid ”.

Sono seguiti gli interventi delle varie associazioni che operano sul nostro territorio, a partire dalla Cooperativa Agrisol, braccio operativo della Caritas Diocesana di Como, che con Paolo Biella e Matteo Ivetti ha illustrato i progetti di accoglienza e assistenza all’inserimento nel nostro territorio, in particolare nel comune di Dumenza, dove si assiste alla rinascita di un’attività agricola grazie al lavoro di alcuni ragazzi e volontari. Occasione anche di formazione, con l’accompagnamento dell’agronomo, e integrazione vera con il territorio grazie all’inserimento, nei pacchi distribuiti alle persone da aiutare, di verdure coltivate da questo gruppo. Ora, nei bandi di gestione dell’accoglienza, si è scelto di “abbattere i costi”, eliminando il mediatore culturale, lo psicologo, la scuola di italiano: “La sfida che ci aspetta è quella di trovare il modo di garantire un livello di accoglienza che favorisca l’integrazione senza abbandonare queste persone”.

Non molto distante dall’esperienza di Agrisol è quella della Fondazione Asilo Mariuccia, comunità di accoglienza per adolescenti e preadolescenti che promuove progetti per affiancarli nel percorso di autonomia. Il relatore Roberto Marlavicino ha illustrato le attività del laboratorio che, dal 2000, dà ai ragazzi la possibilità di sperimentarsi nel mondo del lavoro. “I migranti chiedono di poter lavorare: allora cerchiamo di trasformare l’eccezionalità in una regola”.

Innumerevoli le attività, sia in Italia che all’estero, di GIM (Gruppo Impegno Missionario) e AISU (Associazione interculturale per lo Sviluppo Umano), rappresentati da Matteo Mantovani e Laura Franzetti. Da 40 anni il GIM gestisce donazioni e progetti nel sud del mondo, promuove il sostegno a distanza, il microcredito, la realizzazione di impianti, aiuti attraverso la scuola. “La causa della povertà sono il neocolonialismo, il globalismo, lo sfruttamento delle persone: la povertà di molti dipende dalla ricchezza di pochi. Ecco allora la nascita del commercio equo solidale, che ci impegna e ci appassiona, e promuove l’ecologia umana, esatto contrario della cultura dello spreco”. La cooperazione è il filo conduttore anche di AISU, che fa dell’accoglienza il cardine importante delle sue attività. Infatti, favorire il confronto e la circolazione delle idee, senza giudizio né pregiudizio, rispettando le persone e l’ambiente, è l’occasione per imparare la fiducia e la tolleranza, attraverso l’ascolto e l’empatia tra le persone.

Ma che ne pensano i giovani? Hanno le idee chiare, i nostri ragazzi del Liceo Scientifico Sereni Christian Ferrari, Damiano Todato, Giulia di Marco e Ilaria Notari, che, con la loro insegnante Mariella Martorana, hanno recentemente vissuto un’esperienza indimenticabile in Uganda, dove, nel percorso di dalternanza scuola-lavoro, hanno scelto di andare a “toccare con le nostre mani e vedere con i nostri occhi ciò che avviene laggiù, per superare la falsità di ciò che si legge e di ciò che si dice”. Così hanno imparato che la diversa concezione del tempo, tra noi occidentali e quelle popolazioni, può avere aspetti positivi e negativi, ma ogni villaggio ugandese possiede una capanna destinata ad ospitare i viaggiatori occasionali, dimostrando grande capacità di accoglienza e generosità.

Ma per sconfiggere la paura e la diffidenza verso l’altro, quali modelli di accoglienza privilegiare? Luciano Tuccio propone i “corridoi umanitari” dalla Chiesa Valdese Metodista, alternativa sicura e legale per il trasferimento e l’integrazione di persone con grande vulnerabilità. Questo progetto, nato nel 2015 e finanziato dall’8 per mille alla chiesa valdese e con le donazioni alla comunità di S. Egidio, è stato “una fiammella che ha acceso una goccia nel mare”. Di fronte a tutti questi esempi di buone pratiche incombono però il disorientamento e le incertezze che il recente decreto Salvini ha provocato nel mondo del volontariato e della solidarietà.

A farsene portavoce è la CRI luinese, attraverso le parole del suo presidente Pierfrancesco Buchi: “Sentiamo sulla pelle il clima avvelenato, come se fosse una colpa essere operatori umanitari. Anche all’interno del nostro numeroso gruppo, siamo persone con idee diverse, ma che restano personali. Dobbiamo dunque abbracciare una sfida, che la comunità tutta deve affrontare: la regola triage, cioè dare priorità a chi ha più bisogno. Solo così saremo sicuri che l’Europa troverà davvero un cuore, in modo che il nostro territorio diventi una comunità che aiuta”.

Gli ha fatto eco il Prevosto don Sergio Zambenetti, che ha invitato ad avere uno sguardo aperto alle prospettive future leggendo il presente.“Ciò che ci preme sono i diritti e la dignità della persona, come abbiamo sempre fatto anche con gli italiani. Vogliamo farlo anche con qualunque popolo e a qualunque religione appartenga. In nome della giustizia e della verità ci metteremo in ascolto delle leggi e pregheremo per i governanti, come ha ricordato Papa Francesco citando S. Paolo, il quale sosteneva che fosse un peccato da portare in confessione non pregare per i governanti, perché il loro potere viene dal popolo e da Dio”.

E don Sergio ha proseguito con estrema fermezza: “Saremo pronti anche a dire la nostra, se fossero violati i diritti umani. Ospiteremo senza alcun timore e inviteremo altri a farlo, nei confronti di chi rischierà di perdere questi diritti”. All’ampio dibattito che è seguito hanno contribuito molte voci, tra le quali anche una “fuori dal coro”, che ha manifestato con grande garbo alcune perplessità: Per quanto si possa essere affascinati, non si può pensare di non avere limiti. Qual è la priorità del bisogno? Siamo sempre in grado di individuare queste priorità? In Italia ci sono le risorse per garantirle sempre e dovunque?

La risposta è venuta dal sindaco Fazio, con tre folgoranti riflessioni: “Stamattina ci siamo svegliati pensando a De André (a vent’anni dalla scomparsa) che cantava: ‘dov’è il tuo cuore?’ Il cuore è qua, in questa sala stracolma di persone che hanno voglia di condividere e mettersi in gioco. C’è un grosso travaglio anche da parte di noi sindaci, soprattutto riguardo all’Articolo 10 della nostra Costituzione sul diritto d’asilo. La nostra comunità attiva e operosa deve diventare anche parlante: abbiamo bisogno di parlare di più di certe cose. Ma dove incontrarsi periodicamente? Questo spazio, la Colonia, è diventato la casa di tutti. Allora coinvolgeteci, anche come comunità amministrativa, perché certe esperienze nascono anche dalla condivisione”.

Da qui sono partite le considerazioni di Mario Agostinelli, che da anni opera nel Forum Sociale Mondiale ed è portavoce per il Contratto mondiale per l’energia e il clima: Pesa molto a tutti noi stare in silenzio, manifestarci solo quando siamo tutti vicini e insieme. Vi suggerisco di avere la preveggenza di non rimanere solo entro l’ambio o la motivazione religiosa: c’è bisogno di un grande afflato laico. Noi abbiamo gambe allenate, ma ci stanno togliendo le strade su cui camminare. Siamo tutti in potenza migranti, ma dobbiamo partire dalla centralità del fenomeno migratorio e sulla necessità che la società si attrezzi a non difendere i propri privilegi dopo averli tanto difficilmente conquistati. Le costituzioni sono il lascito dei grandi sforzi a cui hanno partecipato intere generazioni”.

A Daniela Padoan il compito delle riflessioni finali su una serata che si è rivelata straordinariamente feconda di nuove prospettive e nuovi propositi: “Noi corriamo il rischio di essere autoreferenziali, in una nicchia che non ha nemmeno visibilità mediatica. C’è un faro su una retorica che continua a martellare e c’è il buio di coloro che cercano di ragionare. Non dobbiamo cadere in questa trappola che ci vuole schierati tra i buonisti o i razzisti e che ci fa richiudere nelle nostre stanze. La nostra buona volontà e la fratellanza restano nella dimensione individuale, se non riusciamo a farla diventare politica. La dimensione della collettività ha bisogno di controllo sulle istituzioni e la democrazia è la possibilità che i regimi non schiaccino le minoranze, come accadde in Argentina con i desaparecidos. La nostra Costituzione arriva dopo la Shoah, perciò darsi delle regole politiche è stata una conquista che va assolutamente difesa. Il diritto di asilo è nato nella seconda guerra mondiale quando la gente scappava e nessuno dava ospitalità. Il diritto di asilo permette di dare una protezione senza la quale siamo in balia di qualunque sopraffazione e questo è un segno molto preoccupante. Ecco perché abbiamo il compito di resistenza culturale, rivendicando diritti per tutti e non per combattere una guerra fra poveri”.

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