Luino | 17 Ottobre 2018

Luino, “Monsignor Comi? Persa un’altra occasione, Cda senza donne è mortificante”

A qualche settimana dall'elezione del Cda della struttura luinese, interviene Alessandro Franzetti, criticando la scelta di scegliere solo componenti uomini

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Lo scorso 29 settembre rinnovato il consiglio di amministrazione della Fondazione Comi. Per il ruolo di presidente è stato eletto l’avvocato Gianluca Vissi, figura nominata dal comune di Luino, mentre il suo vice è Alberto Frigerio, rappresentante della Parrocchia di Luino e indicato dal prevosto di Luino, don Sergio Zambenetti. Gli altri consiglieri sono Edoardo Duratorre, Giovanni Lamantia e Giorgio Ferri.

A poco più di due settimane dall’elezione, però, Alessandro Franzetti, cittadino impegnato politicamente ed ex presidente del consiglio comunale, torna a porre l’attenzione sulla struttura e sulla composizione del Cda: “Sono state sicuramente nominate persone rispettabili e qualificate, ma a mio parere si è trattato di un’occasione persa. Mi spiego meglio: trovo davvero sbagliato che tra i cinque designati non figuri nemmeno una donna, e questo non perché sono fautore del politicamente corretto ma per una serie di motivi. Innanzitutto, tra gli ospiti, i medici e gli operatori della struttura figurano moltissime donne, e il fatto che l’organo che deve decidere sulle loro vite, le loro professioni e il loro ambiente di lavoro non abbia nemmeno una donna è oltremodo mortificante“.

“L’altra metà del cielo ha una sensibilità che gli uomini non hanno e vede spesso ciò che noi maschi non vediamo, quindi la presenza di donne all’interno del CDA avrebbe portato una visione più completa e rappresentativa della realtà. Il secondo motivo è poi giuridico – continua Franzetti -: come infatti afferma la professoressa Michela Giachetti Fantini, in un articolo pubblicato su ‘Amministrazione in Cammino’, che è una rivista di diritto pubblico e scienze dell’amministrazione a cura del Centro di Ricerca sulle amministrazioni pubbliche ‘Vittorio Bachelet’, vi è l’obbligo di presenza femminile nelle società quotate e una forte pressione per le società a controllo pubblico. È consigliata una ‘virtuosa imitazione’ per una fondazione a partecipazione pubblica e interesse collettivo come il Comi. Dunque nessun obbligo giuridico, ma un virtuoso consiglio“.

“Infine vorrei sottolineare un esempio a noi vicino – spiega ancora Franzetti – : le sei donne presenti in amministrazione comunale a Luino (sia in maggioranza che in minoranza) stanno lavorando benissimo, portano avanti con delicata e qualificata professionalità il loro impegno e dunque proprio sul loro esempio si sarebbe dovuto nominare almeno un esponente femminile nel Cda del Comi”.

“Ricordo al sindaco, ai sindaci e al prevosto che la maggioranza dei loro cittadini e fedeli è di sesso femminile – conclude Franzetti -. Ha prevalso quello che chiamerei ‘machismo istituzionale’: peccato, si tratta dell’ennesima occasione persa che mi fa dire che le quote rosa sono un espediente necessario, almeno per il nostro paese”.

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