Cunardo | 17 luglio 2018

Bertocchi si dimette dalla Segreteria Pd, “Necessario smuovere le acque per ripartire”

L'assessore di Cunardo e capogruppo in provincia di "Civici e democratici" lascia il ruolo in Segreteria: "La decisione non è legata ai risultati delle Regionali"

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Che per il Pd non fosse un bel momento è ormai evidentemente da tempo, soprattutto dal 4 marzo, quando è stato sconfitto, con risultati peggiori oltre aspettative, dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle.

Se la situazione a livello nazionale non è facile, con l’elezione di Maurizio Martina a segretario nazionale, dopo diversi mesi dalla batosta delle scorse politiche, anche i territori a cascata risentono di queste difficoltà socio-politiche, tra cui l’incapacità di un partito nel riuscire ad esser efficace nelle realtà locali come vorrebbe.

In questo quadro, così, anche in provincia di Varese la situazione non è idilliaca ed è degli scorsi giorni la notizia delle dimissioni dalla Segreteria Pd di Paolo Bertocchi, assessore a Cunardo e capogruppo in consiglio provinciale di “Civici e democratici”. Alle scorse elezioni regionali Bertocchi, classe 1981, era candidato al fianco di Giorgio Gori nella lista del Pd, ma non è riuscito a farsi eleggere al Pirellone perchè battuto dall’attuale consigliere regionale Samuele Astuti, nonostante sia stato il quarto più votato in tutta la provincia.

Bertocchi, che era incaricato di seguire tutti gli enti locali in provincia, uno dei ruoli più importanti e delicati per un territorio, ha annunciato che non si candiderà come segretario provinciale. Così, proprio per questa ragione, siamo andati ad intervistarlo ed ecco quello che ci ha raccontato.

La tua è una decisione clamorosa, un gesto che sta facendo clamore. Perché ti sei dimesso?

Con l’assemblea nazionale della scorsa settimana si è avviato il tanto agognato processo di rinnovamento, ancora il partito non si è ripreso dopo le elezioni. Abbiamo perso molto tempo dopo le elezioni di marzo e Martina è stato eletto solo a luglio. Ora siamo di nuovo fermi nei tatticismi e questo ha un riverbero anche nel territorio provinciale. Come ha detto Calenda, però, credo ci vogliano dei gesti simbolici per smuovere le acque. Spero che arrivi ai militanti un segnale forte, importante. Per ripartire e tornare a costruire qualcosa di serio. Se la mia decisione fosse stata legata alla Regionali, mi sarei dimesso il 5 marzo.

Attribuisci a qualcuno le colpe per le tue dimissioni?

Nessuno in particolare, è stata una mia scelta personale. La base mi ha chiesto alcune risposte, io penso che era necessario fare qualcosa. Spero che si velocizzi il processo che porterà ai congressi territoriali.

E il lavoro fatto dalla Segreteria? Sei entrato in contrasto con qualcuno?

Assolutamente no, la segreteria provinciale ha fatto buon lavoro nel suo mandato di quattro anni. Il problema è stata la proroga infinita del congresso, un blocco politicamente molto pericoloso. Noi, nell’Alto Varesotto, siamo davvero in una terra di trincea, quindi il ruolo del Pd sui territori nella nostra provincia è importante: dobbiamo discutere, confrontarci, continuamente. Il nemico non è più il “Trota” o i meetup sparsi nei comuni, ma è la saldatura forte tra il Movimento 5 Stelle e la Lega, virus pericolosi che stanno attecchendo nella popolazione. Se aspettiamo che arrivi il salvatore delle patria da Roma mi pare molto complicato ricostruire qualcosa.

Com’è la situazione del Pd a livello provinciale oggi?

È fondamentale che ora il Pd, dopo il risultato elettorale, in provincia di Varese inizi a lavorare per creare una valida alternativa a Lega, Cinque Stelle e Forza Italia. Abbiamo pagato un prezzo altissimo strizzando l’occhiolino a Forza Italia, che invece dopo si è dimostrata essere il cagnolino della Lega. Dobbiamo ripartire dalla base, paese per paese, ascoltando i bisogni dei cittadini e lasciando da parte gli interessi personali.

E quale sarà ora il tuo ruolo nel Pd?

Rimango capogruppo in provincia, con l’impegno di chiudere questo mandato, e un militante appassionato, che non farà mancare il contributo al partito.

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