“Ieri, mercoledì 11 luglio, è stata una data davvero brutta per tutta la comunità luinese e non solo. Infatti, ha terminato il suo percorso terreno Gabriele Galante, che per noi amici era semplicemente Lele”. Con queste parole il luinese Alessandro Franzetti, inizia il suo elogio funebre dedicato all’imprenditore luinese 76enne.
“Conobbi Lele circa vent’anni fa quando frequentavo il Liceo ‘Sereni’ di Luino e veniva, insieme ad altri imprenditori del territorio, a incontrare noi studenti per parlarci d’impresa – confessa Franzetti -. In quegli anni fondò IT (Imprese per il territorio), insieme ad altri illuminati imprenditori del luinese. Lele aveva ereditato l’impresa di famiglia dal padre e l’aveva fatta diventare un vero punto di riferimento a livello internazionale nel campo della fonderia: la IMF, infatti, sua creatura, era proprio questo, un’azienda glocal, con piedi ben piantati a luino ma con braccia in diverse parti del mondo”.
“Lele era un imprenditore davvero illuminato – racconta ancora Franzetti -, e vedeva i suoi numerosi dipendenti come una grande famiglia, la ‘sua’ famiglia. In una mia lettera, anni fa, lo paragonai, con affetto, a certi tratti di Lorenzo il Magnifico per un verso e al ‘cumenda’ Guido Borghi (patron di Ignis) per un altro. Galante non si limitava alla vita aziendale, e infatti aveva una particolare predilezione per la cultura. Insieme a suoi cari amici come Roberto Radice, Franco Ronchi e altri fondò nei primi anni duemila il Centro Culturale Frontiera. Tale centro fece arrivare, grazie ai contatti di Lele e alla sua grande generosità, decine di relatori di livello: come dimenticare le lezioni di Cacciari (che era di casa), Vattimo, Parsi, Vito Mancuso e tanti altri, che permettevano a noi luinesi di imparare sempre cose nuove”.
“Galante aveva anche a cuore la creazione di una classe politica preparata e, infatti, fu promotore di due scuole di formazione politica molto frequentate, a cui anch’io ebbi l’onore di partecipare. E proprio durante una gita prevista alla fine di una di queste scuole parlai a lungo con Gabriele di politica, economia e tanto altro e fu per me occasione di crescita personale”.
“Lele era un autentico liberale, nel doppio senso di persona generosa e di uomo dalle idee laiche, aperte e rispettose di tutti – continua Franzetti -. Non aveva paura di confrontarsi con nessuno, e permetteva a ogni interlocutore di crescere con lui. Ho avuto la fortuna di frequentarlo e di essergli amico, e ogni volta, a ogni occasione, era davvero bello e arricchente stare in sua compagnia. Le figlie Francesca ed Elisabetta, la moglie, i suoi nipoti, la sua carissima Carla, sono stati davvero fortunati ad averlo come padre, marito, nonno e maestro”.
“Sicuramente la fine della ‘sua’ IMF lo ha davvero colpito, quella era la sua vita e vederla morire, per un uomo sensibile e attaccato ai valori del lavoro come lui, non è stato sicuramente facile. Caro Lele, in tanti avremo un bel ricordo di te: ti chiedo dal Cielo di vegliare su di me, sulla tua amata Luino e sui tantissimi che ti hanno amato e voluto. Io di sicuro non ti dimenticherò mai“. Conclude così Franzetti la sua lettera .
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