Bedero Valcuvia | 11 luglio 2018

Riaperto a Bedero Valcuvia il centro di accoglienza “Albergo Sacro Cuore”

L'edificio è costituito da quattro alloggi in grado di ospitare famiglie o singoli, residenti italiani, che si trovano a vivere situazioni di difficoltà

Riaperto a Bedero Valcuvia il centro di accoglienza “Albergo Sacro Cuore”
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(articolo di Marco Rigamonti)

In un momento in cui il nostro mondo sta purtroppo sollevando muri verso i “piccoli” del Vangelo, dimenticando che Gesù ha detto che “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40) e in cui è sempre più faticosa la collaborazione e la comunione di intenti per il bene comune, possiamo prendere atto di una costruttiva storia nel nostro territorio delle “Valli Varesine”, nata nell’ambito della Caritas. Protagonisti sono, infatti, la Comunità Pastorale di Bedero-Masciago, la “Cooperativa Agrisol servizi”, espressione operativa della “Caritas Diocesana di Como”, e la “Fondazione Caritas”.

Dopo un periodo di inattività causa alcuni lavori di ampliamento e di ristrutturazione, eseguiti in collaborazione tra le parti, è stato riaperto a Bedero Valcuvia il centro di accoglienza “Albergo Sacro Cuore”. E’ costituito da quattro alloggi in grado di ospitare famiglie o singoli, residenti italiani, che si trovano a vivere situazioni di difficoltà, sia materiali che spirituali, e necessitano di un’abitazione per un periodo limitato (alcuni mesi) sufficiente, ove possibile, a realizzare un progetto tale da consentire agli ospiti di superare le difficoltà contingenti e accompagnarli lungo un percorso finalizzato al loro reinserimento nella società.

In questo cammino la gestione per la sua conduzione è stata assunta da Agrisol, che ha messo a disposizione operatori specializzati, educatori e professionisti, affiancati da volontari. Responsabile è il dott. Georges Mavinga Banyangumuka, di origine congolese, che lavora in stretta collaborazione con don Stefano, parroco di Bedero-Masciago, e i “Centri di Ascolto” di Cuveglio e di Cunardo”. Il Centro è aperto in senso lato al territorio, non ponendosi confini diocesani, operando anche in collaborazione con le Amministrazioni locali.

Contestualmente, don Stefano, che ha in corso un importante Grest (circa centoquaranta ragazzi giornalieri), ha voluto affiancarsi come aiutante un richiedente asilo (migrante) appartenente al gruppo curato da Agrisol, Edward Okoumaraye, un giovane nigeriano di trentacinque anni.

Ne sono nate una collaborazione soprattutto umana e una reciproca conoscenza di grande valore. Si sono incontrati due mondi di differente cultura e apparentemente lontani, spinti, però, dal desiderio di conoscersi e comprendersi, rappresentati da questo giovane uomo africano, reduce da due anni di permanenza in un centro di accoglienza, e il parroco di un piccolo paese, un po’ conservatore, ma uomo di grande apertura umana.

Si sono così confrontati Edward, che in base alla sua cultura ha un concetto di “lavoro” impegnato, ordinato e comandato, e il parroco, desideroso di condividere con lui una libera esperienza di vita tra ragazzi e giovani in concomitanza al Grest, che stanno facendo in oratorio una bella esperienza di convivenza, di formazione-preghiera e servizio ai più piccoli. I bambini e i ragazzi, da parte loro, hanno accolto senza problemi una persona differente da loro nell’aspetto, ma che vive la loro quotidianità come un vero amico.

Si è così realizzata una reale accoglienza da parte della comunità, proiettata verso l’apertura al diverso, alle fragilità del nostro mondo e al superamento di quelle paure nascoste nel nostro intimo, che creano muri e incomprensioni.

Ciò grazie anche a una Caritas concreta, che opera mettendo in prima linea il suo pensiero pastorale, le sue componenti, i suoi strumenti e la sua organizzazione professionale: una reale esemplificazione come pensiero e efficienza operativa e soprattutto complementarietà di capacità possano camminare insieme verso la reale testimonianza del pensiero cristiano, che ci accumuna nel superare i singoli egoismi.

In ultima analisi il valore della chiesa è di collaborare fra le sue varie componenti non solo a parole, ma di operare effettivamente e concretamente in comunione: separatamente poco si costruisce, tutti insieme da fratelli in Cristo si può cooperare verso la ricerca del cambiamento e grande diventa, così, la speranza per un futuro, oggi incerto.

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