La partita più lunga dell’estate quest’anno non si giocherà. E’ una brutta notizia, per tutti gli appassionati di basket, quella comunicata dallo staff del tradizionale weekend della “24 ore“, che dopo dodici anni di sacrifici e passione, per garantire il noto spazio di sport e divertimento, apprezzato dentro e fuori i confini della città, hanno deciso di optare per una pausa.
Troppi e troppo insidiosi gli ostacoli sorti lungo il percorso di avvicinamento alla Luino Summer League, che saluta pubblico e affezionati per la prima volta. Impedimenti di varia natura hanno spinto gli organizzatori ad uno stop, la cui entità è al momento ancora da valutare, tra l’amarezza per quello che suona come un triste arrivederci e il dubbio che possa tramutarsi in un doloroso e definitivo distacco.
Incognite che si dissolvono però per quanto riguarda le cause alla base di questa scelta, distribuite con cura all’interno di un lungo messaggio pubblicato nelle scorse ore dall’associazione sul suo profilo Facebook. Un comunicato preciso, destinato a generare dibattito e confronto all’interno di una comunità cestistica costantemente in espansione, con cui provare a coprire il silenzio pronto a sostituirsi ai tiri a canestro in riva al lago, simbolo della notte più lunga dell’estate luinese.
“E’ una sensazione strana – scrive lo staff -. E’ il giovedì prima del weekend della 24 ore. Ieri non ci siamo trovati per preparare i pacchi gara e farci una birretta. Oggi non abbiamo consultato ogni dieci minuti qualsiasi app di previsioni meteo. Non ci siamo scambiati messaggi e telefonate per gli ultimi aggiustamenti necessari a preparare l’evento cestistico più bello dell’estate. E’ una sensazione strana, senza stress e senza ansia, perché quest’anno non ci sarà la 24 ore di basket. Non ci sarà nemmeno il torneo dei nostri amici in carrozzina, neppure quello dei ragazzi di Special Olympics“.
Per i seguaci di una disciplina che per mentalità e cultura non si ferma mai, come raccontano puntualmente le immagini di un’altra Summer League, quella d’oltreoceano, al via proprio in questi giorni tra centinaia di giovani talenti, è qualcosa di davvero anomalo.
“I fatti di Torino del 3 giugno 2017 (con più di mille feriti a seguito del falso allarme bomba in piazza San Carlo, durante la proiezione della finale di Champions League, ndr), hanno segnato indelebilmente lo svolgimento di sagre e manifestazioni pubbliche in Italia. E lo scorso anno – specificano ancora gli organizzatori -, la “Direttiva Gabrielli” in materia di sicurezza ci è piombata letteralmente addosso a dieci giorni dalla 24 ore, costringendoci ad investire energie e tanto denaro per ottemperare a quanto richiesto dalle autorità, e non dover annullare la manifestazione”.
Per far fronte a quel rischio improvviso, anche la Polizia locale e il comune giocarono un ruolo importante, ma ad un anno di distanza il gruppo si è nuovamente trovato al punto di partenza, con una lunga e complessa scalata da gestire, tra risorse economiche sempre più limitate e troppi punti critici fuori portata.
“Questa primavera ci siamo accorti che non c’era più l’energia ed il tempo per organizzare un evento all’altezza di quello che abbiamo costruito in questi anni – ha confermato il presidente Marco Malavasi -. Purtroppo, nella nostra decisione, ha finito per pesare anche il fatto che, a seguito dei lavori di riqualifica del lungolago, ci siamo dovuti spostare da una zona centralissima, come l’area di fianco a palazzo Verbania, ad una zona più decentrata, come il posteggio del Lido”.
Fattore quest’ultimo che ha influito sulle entrate dell’associazione, tra bar, griglia e merchandising, e che ha contribuito ad azionare i primi campanelli d’allarme, raggiunti in parallelo dalle vicissitudini legate alla sfera privata e al lavoro di ognuno dei protagonisti del grande “basket village” di luglio, come sottolineato dal consigliere Matteo Minetti, determinato nel lanciare il tema cruciale per il futuro della manifestazione: “Come dicono gli americani, è il momento di passare la torcia. Noi ragazzi, ormai più ‘maturi’ di quando abbiamo cominciato, siamo pronti a passarla a chi, come noi dodici anni fa, vuole tenere viva una festa che ha nel cuore. Con il tempo e la voglia per farlo”.
Un appello diretto alle nuove generazioni di sportivi, codificato con i toni della fiducia e della speranza, affinché i numerosi traguardi del passato non rimangano soltanto un prezioso ricordo. “Molti ragazzi di Luino mi hanno scritto intristiti per la notizia – rivela l’ex presidente e consigliere Andrea Turconi -. Sembra siano pronti a scendere in campo al nostro fianco per riaccendere il motore di questa macchina e guidarla verso nuovi orizzonti”.
Sarà il tempo a confermare o meno le impressioni di chi si prende cura dell’humus cestistico lacustre, l’elemento che, conclude Turconi, “Sta veramente rendendo Luino una ‘Basket City‘ nella quale è auspicabile si possano trovare risorse, prima di tutto umane e poi economiche, per far crescere e prosperare iniziative come questa”.
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