Varese | 3 Luglio 2018

In crescita il commercio estero varesino: export per 2,8 miliardi, +23% rispetto l’anno scorso

Apertura d’anno positiva, principalmente grazie al comparto aerospaziale. “Performance positiva, ma preoccupati per le ripercussioni dei dazi”

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Gli ultimi dati provvisori disponibili sul commercio estero varesino relativi al primo trimestre 2018 mostrano una crescita dell’export rispetto a quanto registrato nel primo trimestre del 2017. L’export della provincia, infatti, ha sfiorato i 2,8 miliardi di euro, in crescita del 23%. Variazione dovuta principalmente al settore aerospaziale, le cui esportazioni hanno registrato il maggiore incremento in valore tra i settori, recuperando così il calo del primo trimestre dello scorso anno. Depurata “dall’effetto aerospazio”, nel primo trimestre 2018 la variazione tendenziale dell’export varesino risulta essere stata pari a +2%.

Sul lato delle importazioni, Varese ha registrato una crescita dell’8%, risultando pari a 1,6 miliardi di euro. Risultato: un saldo commerciale positivo (+1,2 miliardi di euro), ed in crescita rispetto al primo trimestre del 2017 (+53%). È quanto emerge in estrema sintesi da una rilevazione su dati Istat effettuata dall’Ufficio Studi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.

Riguardo i mercati di riferimento, sono in deciso aumento le esportazioni verso l’UE28 (+29%), che si conferma primo bacino di destinazione dei prodotti varesini, l’Asia Centrale (+32%), gli altri paesi europei non UE (+24%), il Medio Oriente (+25%) e l’Oceania (che ha visto più che triplicare l’export). Tra i paesi, la Polonia ha guadagnato un primo posto nella classifica, prendendo il posto della Germania, registrando un tasso di crescita molto elevato – con un export quintuplicato – determinato in parte da alcune consegne legate al settore aerospaziale. Sebbene fuori dalla classifica delle prime dieci destinazioni, è considerevole anche l’export registrato verso l’Australia (triplicato) e la Russia (+62%). È tornato a crescere anche l’export verso l’Europa del Nord che aveva registrato una battuta d’arresto dovuta anche alle fluttuazioni del prezzo del petrolio: Svezia +17%, Norvegia +171%.

In termini di composizione settoriale, con riferimento ai comparti maggiormente rappresentativi del territorio, si evidenzia che il 63% delle esportazioni ha avuto origine dal settore metalmeccanico, il 9% dal tessile-abbigliamento, l’11% dal chimico-farmaceutico e l’8% dal settore gomma e materie plastiche.

Le vendite all’estero del metalmeccanico hanno registrato la crescita maggiore tra i comparti più rappresentativi dell’economia locale: l’export è infatti aumentato del 35%, mentre le importazioni hanno registrato una crescita del 9%. All’interno del settore si evidenziano però delle profonde differenze di risultato tra i diversi comparti. Le esportazioni aerospaziali trainano la crescita del commercio estero nel settore, risultando infatti più che quadruplicate rispetto al primo trimestre 2017; cresce anche l’export di computer e prodotti di elettronica e ottica (+12%); dei prodotti della metallurgia (+3%), dei prodotti in metallo (+16%), e degli autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (+3%); frenano le apparecchiature elettriche (-5%) ed i macchinari (-8%).

Il settore tessile, abbigliamento e pelletteria ha registrato un aumento delle esportazioni (+6%), a fronte di un’importante riduzione delle importazioni (-9%). In termini di export, crescono tutti i comparti: i prodotti tessili (+4%), gli articoli di abbigliamento (+6%) e gli articoli in pelle (+11%).

Tra i comparti produttivi più rappresentativi dell’economia locale, l’export del settore chimico-farmaceutico ha registrato la seconda maggiore variazione. Il settore ha visto un incremento delle esportazioni pari al 12%, accompagnato anche da un incremento delle importazioni (+12%). Riguardo i comparti che compongono il settore l’export dei prodotti farmaceutici è cresciuto dell’86%, mentre le esportazioni di prodotti chimici sono rimaste stabili (+0,5%). Anche l’import è aumentato in entrambi i comparti (+12%).

Anche il settore gomma e materie plastiche ha registrato una variazione positiva dell’export (+2%) ed un contemporaneo aumento dell’import (+4,2%). Ci sono però delle differenze tra i comparti: mentre gli articoli in gomma registrano un -2%, le materie plastiche segnano un +3%. Le importazioni risultano invece in aumento sia nel comparto gomma (+4%), che in quello delle materie plastiche (+4%).

Tra i comparti più di nicchia, rispetto al primo trimestre del 2017, si è registrata una crescita delle esportazioni nel settore del legno (+17%), ed in quello della carta e stampa (+15%). In rallentamento invece il settore degli alimentari e bevande (-11%).

L’andamento delle esportazioni è sicuramente positivo e riporta Varese sulla strada di una strutturale crescita sui mercati esteri che da sempre contraddistingue la nostra industria negli ultimi anni – le parole del presidente dell’Univa Riccardo Comerio -. Certo, una crescita a doppia cifra così consistente è molto legata alle dinamiche del comparto aerospaziale, in particolare quelle che hanno riguardato la Polonia. Anche al netto di ciò, pur molto limata, la performance della prima parte dell’anno è comunque positiva. Purtroppo, però, è collocata temporalmente in mesi dove la guerra commerciale a suon di dazi era solo un pericolo e non una realtà come oggi. Ora bisogna vedere cosa succederà e quali saranno le ripercussioni sui mercati delle decisioni Usa, a cui hanno fatto seguito le contromisure Ue”.

“Il commento secco è che non ci voleva – ha proseguito Comerio -. Per un’economia come quella varesina una politica di dazi è un danno da evitare. Come potrebbe non esserlo per una provincia che esporta ben il 45% del valore aggiunto prodotto e che ha un avanzo commerciale che solo nei primi tre mesi del 2018 ha superato il miliardo di euro? Bastano questi numeri per capirlo. Ecco perché condividiamo in pieno le preoccupazioni espresse anche dallo stesso Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Vediamo il rischio di un mondo e di nazioni troppo pronte e tentate di richiudersi in se stessi, spingendo l’economia e l’organizzazione delle imprese verso un medioevo che guarda alle dinamiche industriali con lenti ideologiche che poco hanno a che fare con la realtà e che rischiano di frenare un percorso di crescita e sviluppo sul quale eravamo riusciti con fatica a incamminarci. I danni potrebbero essere incalcolabili”.

In allegato un’infografica esplicativa del primo trimestre 2018.

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