Dopo l’analisi preliminare, messa a punto solo alcuni giorni fa durante l’ultima seduta ordinaria della Commissione Territorio di Luino, le azioni di supporto alla proposta di legge “Aree di Confine” sono approdate ieri sera in consiglio comunale, stimolando un’importante reazione positiva da parte degli amministratori ma anche una risposta lontana dalle previsioni all’interno della minoranza.
Era la fine di marzo quando Confartigianato Varese annunciava la messa a punto di un nuovo regime fiscale, in grado secondo i calcoli di contrastare con efficacia il dumping salariale prodotto dal Canton Ticino e dal frontalierato, tema che ormai da tempo genera scompensi per le aziende manifatturiere del Luinese. Più netto in busta per i lavoratori che scelgono di rimanere all’interno della cosiddetta “area dei venti chilometri” dal confine elvetico, ma anche un rinnovato patto di fiducia tra dipendenti, imprenditori e territorio che ha origine dalle normative già in vigore, e con il quale affrontare in chiave ottimistica il futuro anche in termini di formazione e di specializzazione.
Questi in sostanza i punti forti della proposta formulata dall’ente, accolta con favore dal giudizio tecnico del Ministero per la Coesione Territoriale, ma legata ad un altro fondamentale fattore per raggiungere con il passare del tempo una forma sempre più concreta: il supporto delle singole amministrazioni locali.
Gli obiettivi del progetto sono così arrivati sul tavolo dell’aula consiliare di Palazzo Serbelloni, dove il capogruppo di Nuova Frontiera, Simona Ronchi, ha illustrato le linee guida propedeutiche alla formazione di una diversa base imponibile nell’arco di cinque anni, finalizzate dunque, tramite il beneficio fiscale, a rinforzare la presenza di manodopera specializzata nelle imprese dell’Alto Varesotto.
Maggioranza e minoranza hanno così riconosciuto il potenziale del piano, senza però raggiungere l’unanimità. Dagli scranni dei consiglieri dem si è infatti alzato un velo di perplessità in merito all’altra faccia del cambiamento prospettato da Aree di Confine, quella cioè relativa all’attivazione di un Istituto Tecnico Superiore e dunque ad un cambio di passo nella qualità della formazione. “Doveroso portare avanti la causa in tutte le sedi – ha affermato il consigliere Giovanni Petrotta -, ma in quanto alla volontà di attivare nuovi corsi credo sia utile valutare già in partenza un accordo che metta le specializzazioni italiane sulla stesso piano dei diplomi ticinesi“. Riserva che ha prodotto il voto di astensione del professore, condiviso inoltre dalla consigliera Enrica Nogara.
“Mi spiace che il PD di Luino, a differenza della posizione favorevole del partito a livello provinciale, si sia astenuto – ha commentato a margine il sindaco Andrea Pellicini -. Probabilmente non è stata compresa l’importanza dell’iniziativa per lo sviluppo socio-economico del nord della provincia. L’unica via d’uscita alla desertificazione di imprese manifatturiere – ha concluso il primo cittadino – è quella di detassare il costo del lavoro“.
Principio attorno al quale, nelle ultime ore, si sono raccolte anche le certezze degli amministratori di Lavena Ponte Tresa ed Induno Olona, impegnati in consiglio sull’approfondimento della medesima proposta. Immediata la reazione soddisfatta del presidente di Confartigianato Imprese, Davide Galli: “Una convergenza bipartisan e territorialmente composita che interpreto come dimostrazione di un interesse ogni giorno più ampio. Interesse che, a questo punto, impone il progetto di legge Aree di Confine come elemento di coesione territoriale e reale sostegno all’imprenditorialità locale. Non posso che ringraziare i sindaci di Luino, Andrea Pellicini, di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, e di Induno Olona, Marco Cavallin, nonché i rispettivi consigli comunali, per l’appoggio e le scelta di farsi promotori, come il sindaco di Arcisate Angelo Pierobon, dell’istanza di Confartigianato presso il consiglio regionale della Lombardia e i rappresentanti della provincia eletti in Parlamento, affinché il progetto di legge – ha concluso Galli -, possa trasformarsi in una proposta per le Camere e, auspicabilmente, in legge dello Stato“.
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