Milano | 16 maggio 2018

Da Cunardo al Senato, Alfieri: “La politica? Una passione per migliorare la vita dei cittadini”

L'intervista al senatore lombardo Alessandro Alfieri. "Non vedo l'ora di iniziare a lavorare, mi occuperò della Commissione Esteri. M5S e Lega? Populismo evidente"

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Lo scorso 4 marzo Alessandro Alfieri, segretario lombardo Pd, è stato eletto Senatore della Repubblica, dopo una lunga esperienza politica tra la provincia di Varese, come consigliere comunale (dopo la candidatura a sindaco di Varese nel 2002, ndr), e Regione Lombardia, dove ha ricoperto per cinque anni il ruolo di Capogruppo del Partito Democratico. In provincia di Milano, inoltre, è stato responsabile per le Relazioni internazionali, seguendo la promozione all’estero della candidatura di Milano ad Expo 2015.

Il senatore 46enne originario di Cunardo, dove è cresciuto insieme ai fratelli e ai genitori, oggi è tornato a Roma, dopo i quattro anni passati nella diplomazia, lavorando per quattro anni al Ministero degli Affari Esteri. Siamo andati ad intervistarlo, per farci raccontare come sta vivendo questi primi “difficili” settanta giorni da senatore della Repubblica, chiedendogli anche il suo parere su tante questioni legate alla politica e al futuro del nostro paese.

Dopo una lunga militanza politica, le esperienze a Varese come consigliere, in Regione Lombardia come consigliere regionale, ora è stato eletto a Roma. Come sta vivendo queste prime settimane da senatore?

Roma la conosco bene. Nella mia precedente vita professionale, quando ero in carriera diplomatica, ero al Ministero degli Esteri. Era un’epoca diversa. Era una Roma diversa, una Roma più bella, effervescente, più pulita. Ora l’ho trovata più sporca. Ha sempre il suo fascino, ma un po’ più decadente. In queste prime settimane stiamo prendendo le misure, cercando di capire come si sta dentro un’istituzione diversa da Regione Lombardia. Finché non parte il Governo, però, non si comincia a lavorare. Sono impaziente di poterlo fare, mettendo insieme contatti e relazioni che ho sempre avuto, soprattutto sugli esteri, sul commercio internazionale… legarlo anche agli interessi del nostro territorio.

Ha qualche preferenza o ha avanzato qualche richiesta rispetto al ruolo che andrà ad assumere in Senato?

La mia scelta è caduta sulla Commissione Esteri, anche in relazione a quanto fatto in provincia di Varese. L’accordo Italia-Svizzera, il fisco, i ristorni, il voluntary, il tema delle grandi infrastrutture che attraversano la Svizzera e la Lombardia,e che preoccupano molto i nostri sindaci e le nostre comunità locali. Il tema di Malpensa come grande hub strategico, come porta verso il mondo per investimenti, turismo, persone che viaggiano per lavoro, che hanno bisogno di accordi bilaterali con altri paesi. C’è il tema di Leonardo, le due grandi aziende legate al distretto del volo, importantissime per la nostra provincia, AgustaWestland, il top degli elicotteri a livello mondiale, e l’AermacchiC’è tanto da fare.

Sta citando temi molto concreti, che in un momento politico come quello che stiamo vivendo, fatto di consultazioni, giochi di potere e assegnazioni di poltrone, sembra anticipare i tempi. Che idea si è fatto di questa fase post elettorale?

Da una parte vedo il dilettantismo del Movimento 5 Stelle e della Lega, che ormai è più di settanta giorni che stanno provando a trovare una soluzione, ma non riescono. Il problema sono le poltrone, i posti. Tante sceneggiate sulle idee, contatti, riunioni, e poi litigano sulle poltrone. Dall’altra parte, invece, vedo una difficoltà più generale: è come se avessimo una testa che pensa maggioritario ed un corpo che si muove proporzionale. Non si è ancora accettato il cambio politico, la legge elettorale è cambiata profondamente. I governi vengono scelti in Parlamento, le alleanze dopo. La Lega e 5 Stelle hanno criticato il PD per aver cambiato cinque volte il presidente del Consiglio… beh adesso sono in difficoltà. Spero che i vincitori, Salvini e Di Maio, dimostrino di saper mantenere le promesse fatte. Certo sono promesse mirabolanti, e sarà complicato mantenerle, però è giusto che tocchi a loro. Siamo in democrazia.

Secondo lei come fanno a convivere e a convergere le posizioni leghiste e grilline?

Su molti aspetti sono simili: hanno tratti anti-europeisti, contestando in maniera molto netta e radicale, e si richiamano ad un’idea più sovranista, quella degli Stati-Nazione, che a mio avviso non vanno da nessuna parte da soli. Le grandi sfide non le affronti solo con misure nazionali. La lotta alla criminalità organizzata, i flussi migratori, l’uscita dalla crisi economica, i cambiamenti climatici… tutto questo è da continuare a fare a livello europeo. C’è una vicinanza sul tema del reddito della cittadinanza, poi, sul trovare un compromesso per la flat tax, oppure sulla legge Fornero. Su tutti i temi citati ci vogliono dei correttivi, ma il programma su questi tre livelli prevede un piano da 70 miliardi di euro. Significherebbe default per il paese, significherebbe non pagare più le pensioni. C’è un tasso di populismo evidente.

Quali differenze vi sono secondo lei tra Lega e M5s?

Dal punto di vista programmatico non ne vedo più di tante, mentre è evidente, invece, per quanto riguarda i posti. C’è una metamorfosi conclamata, anche in consiglio regionale. Nella passata legislatura non gli interessava nulla delle nomine, anche solo dei revisori, per controllare i conti della società. Adesso, invece, vogliono partecipare a tutte le nomine possibili ed inimmaginabili con la retorica del “ci dobbiamo essere perchè cambiamo”. In realtà sono molto attenti ai posti e alle poltrone. Le vere differenze sono qui, ed il fatto di non mettersi d’accordo causa lo stallo del paese.

Ed il Pd in che modo si inserisce in questo particolare momento storico?

Noi abbiamo fatti i nostri errori, anche tanti. Giusto ammetterlo. È il motivo per cui gli elettori non ci hanno premiato e ci hanno messo di fatto all’opposizione. Dobbiamo utilizzare questo periodo per fare la nostra traversata nel deserto. Riflettere su cosa abbiamo sbagliato, capire come la globalizzazione è entrata in casa e ha squassato i nostri territori. Noi abbiamo risposto alla domanda di cambiamento, ma non a quella di protezione. Non siamo riusciti a dare una risposta alle persone più deboli in situazioni più esasperate, colpite a livello sociale dai flussi migratori. E poi bisogna capire anche come riorganizzare il partito, che deve stare all’interno di un mondo cambiato profondamente. Abbiamo bisogno di fare opposizione, anche in modo radicale nei confronti dei 5 Stelle e della Lega, perchè non causino danni ai conti pubblici che noi abbiamo messo in sesto. Abbiamo rimesso in moto anche l’economia, anche se non siamo usciti ancora dalla crisi, è evidente.

E ora il Pd cosa farà? Quale sarà il futuro?

Si aprirà la nuova fase congressuale, individueremo la nuova leadership con i tempi giusti, che non sia solo una conta fra i nomi ma che sia una riflessione anche per quello che ha bisogno il paese, dare un’idea di futuro partendo da programmi alternativi. Renzi ha già detto che non si ricandiderà, mentre Martina dovrà scegliere se fare il segretario di transizione o se candidarsi al Congresso. È chiaro che se si vuole candidare al Congresso, questa fase deve essere gestita da un’altra persona.

Se l’aspettava una sconfitta così pesante sia alle politiche che alle regionali?

A livello nazionale ci aspettavamo un calo rispetto alle ultime elezioni, lo percepivamo, soprattutto al vantaggio dei 5 Stelle, ma non ci aspettavamo di scendere sotto il 20%. Una sconfitta così grande no. Paradossalmente, conviene perdere in maniera così decisa, almeno il messaggio arriva chiaro e permette di ripartire. La sconfitta più cocente è in Lombardia. Tutti i sondaggisti ci davano a 6-7 punti percentuale di distacco, ma perdere di oltre 20 punti è stato pesante, un traino della sconfitta nazionale. Il voto regionale è soprattutto un voto politico, a maggior ragione con l’abbinamento alle elezioni per il Parlamento.

Ed un parere sul presidente Fontana?

Ci conosciamo da tempo, ero in consiglio comunale con lui sindaco a Varese. C’è una stima reciproca. Penso che andrà sul solco di Maroni, non cambierà molto la sua politica. Inciderà molto Salvini, come ha inciso nella formazione della sua squadra. Sarà importante capire, però, come l’alleanza romana Lega-M5S porti ad un assetto diverso qui al Pirellone, un po’ particolare. In giunta c’è Forza Italia e poi in consiglio quando c’è bisogno del M5S arriva. Il Pd così si trova ad essere l’unica opposizione.

Rispetto all’attività politica portata avanti in questi anni da consigliere regionale, quali saranno i temi prioritari che seguirà a Roma?

Oltre a quelli evidenziati, importante sarà senza dubbio quello della Sanità. Ho chiesto di seguire anche la Commissione Sanità in Senato, un tema in continuità con quanto fatto qui a Palazzo Lombardia. Mi riferisco agli ospedali, ai piccoli ospedali, al personale, al modo di riuscire a studiare e produrre modalità di flessibilità per l’inserimento di medici giovani, ad esempio. La carenza di personale è evidente, specialmente in provincia di Varese. Nelle nostre strutture piccole, come nel caso di Angera, è molto evidente.

Ed è proprio questo uno dei problemi più grandi della politica dei nostri tempi. Non riuscir a risolvere i disagi quotidiani riscontrati dalla cittadinanza, a più livelli. Una scarsa efficacia nel trovare soluzioni, infatti, ha condotto sempre più all’allontanamento dalla politica e, in alcuni casi, anche all’antipolitica stessa da parte dei cittadini. Cosa dovrebbe tornare a fare la Politica? 

Penso debba ripartire dalle esperienze e dalle testimonianze personali. Con la crisi delle ideologie, infatti, viene meno anche il senso di appartenenza. Conta molto l’esempio, l’aspetto personale. Io ho sempre interpretato la politica come grande passione per l’impegno pubblico. Dedicare una parte del mio tempo prima, e della mia vita ora, per provare a migliorare la comunità in cui vivo. Una sorte di vocazione. Fin da ragazzo a scuola, impegnandomi concretamente. È un tratto tipico personale, caratteriale. Non riuscirei a farlo senza passione. Mi rendo conto, però, di essere un privilegiato perchè riesco a coniugare la passione all’attività professionale.

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