Tronzano Lago Maggiore | 14 Maggio 2018

Tronzano, dalle acque del lago nuovi indizi sul mistero della Torpediniera “Locusta”

La nave scomparve durante una ricognizione nel 1896. Il ricercatore varesino Roberto Mazzara afferma di essere vicino alla soluzione, nuovi rilievi in questi giorni

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Tra le acque del Lago Maggiore è custodita da oltre un secolo la verità sul destino di una nave militare, scomparsa a seguito di una tempesta l’8 gennaio 1896.

La sparizione della regia Torpediniera T19, nome in codice “Locusta”, appartenente alla Guardia di Finanza e costruita in Gran Bretagna solo alcuni anni prima, è un vero giallo attorno al quale si sono concentrate, per tutto il Novecento e oltre, numerose ricerche. Purtroppo prive di risultati concreti.

I tentativi di ricerca, infatti, condotti in alcuni casi da illustri professionisti, non hanno portato luce attorno al buio dell’incrociatore e del suo equipaggio di dodici persone, inghiottito tra le onde durante una ricognizione anti contrabbando, condotta al confine tra Italia e Svizzera.

La Torpediniera, secondo le testimonianze dell’epoca, era stata vista al centro del lago poco prima di affondare. Oggi quel punto sulla mappa potrebbe avere un nome: Punta Cavalla, situata in località Poggio tra il comune di Tronzano Lago Maggiore e Maccagno con Pino e Veddasca. Da questo luogo è ripartito un ingegnere e ricercatore varesino, Roberto Mazzara, convinto di possedere informazioni e materiale sufficiente per affermare, a tre anni circa dalle  ultime indagini sulla “Locusta”, di trovarsi ad un passo da una storica svolta.

Sono in grado di affermare di aver ritrovato l’area dove giace la Locusta – ha comunicato Mazzara attraverso le pagine del quotidiano La Prealpina – e lo dico suffragato da prove scientifiche“. La grande novità, come riporta il quotidiano locale, sta in una prima serie di immagini prodotte dall’ingegnere attraverso un sofisticato apparecchio denominato “side scan sonar“, impiegato sul luogo del mistero al fianco dell’Associazione Sub Verbania. Altre rilevazioni sono poi state recentemente compiute, in collaborazione con l’AVAV di Luino, mediante magnetometro, ottenendo dallo strumento un responso positivo degno di nota.

“Due prove scientifiche – sottolinea ancora Mazzara – che dimostrano che in quella zona c’è l’imbarcazione sul fondo, per la quale tempo fa ho già fatto formale denuncia di ritrovamento”. Poche dichiarazioni al momento, ma che suggeriscono tutti i presupposti per un incredibile recupero dello scafo.

Di certo c’è che le analisi sono in corso, anche in questi giorni, durante i quali l’ingegnere continuerà a lavorare con un nuovo sonar: solo ulteriori sviluppi potranno confermare o meno la reale portata della tanto attesa soluzione. “La mia è una missione – conclude Mazzara -, una promessa fatta all’ammiraglio Gino Galuppini (indimenticabile Capo Ufficio Storico della Marina militare), e la voglio mantenere. Chi ha le capacità e il tempo per effettuare le ricerche ha il dovere morale di farle, soprattutto in memoria delle vittime della scomparsa”.

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