È andato in scena ieri sera, lo show “That’s life – Questa è la vita” del noto Riccardo Rossi, che prima di salire sul palco ha accolto il proprio pubblico all’ingresso del Cinema Teatro Sociale. Una sorpresa e un gesto apprezzato da tutti i presenti, ben felici di vedere davanti a sé l’attore in scena qualche minuto più tardi per foto ricordo, rigorose strette di mano e in bocca al lupo. Meno bella forse l’accoglienza riservata al comico romano, visto i pochi intervenuti, un fatto sul quale lo stesso Rossi ha scherzato, invitando tutti a “farsi stretti stretti, così ci teniamo caldo. Ora ho tutta Luino ai miei piedi”.
Un’ora e tre quarti di spettacolo in cui è stata ripercorsa la vita per fasce d’età (partendo da una lapide mortuaria, con un sorridente Riccardo Rossi e la scritta “È fatta!”), per poi soffermarsi su alcuni elementi comuni capitati a tutti. Dal più ricco e fortunato della classe, che con i suoi blue jeans e le scarpe da tennis ai piedi figurava nella foto di classe a discapito dei calzettoni fino al ginocchio e le scarpe “che avevano fatto la Grande Guerra, da quanto erano antiche”, al grossolano travestimento da Zorro per carnevale, il tutto nell’età dell’innocenza, quella che ci ha accompagnato dalla nascita fino ai 15 anni. Poi si è passati per l’età dell’incoscienza, fatta di interminabili viaggi Roma-Latina sul mitico Ciao e del tradizionale viaggio post-maturità in Grecia, rigorosamente in traghetto. Nella fascia temporale più ampia, quella tra i 19 e i 35 anni, l’età della giovinezza, vengono poste le basi per il futuro, per poi, nei dieci anni successivi, arrivare all’età del dovere, in cui invece si tende a recuperare il tempo perso e mettere su famiglia.
Nel mezzo un salto anche agli 80 anni, l’età dello stato d’animo, quando “si tende a fare tutto con calma perché non si ha più fretta” e ci si alza presto, alle cinque del mattino, con il rituale del caffè, per proseguire con la palestra rigenerativa e i relativi pettegolezzi, la fila alle poste e il pomeriggio televisivo, tra Barbara d’Urso, “La vita in diretta” e “Geo&Geo”. L’abbiocco serale sul divano conclude la giornata.
Poi il giro di boa: i fatidici 50 anni, l’ultimo valzer li definisce Rossi, con l’immancabile festa e 200 invitati, la metà dei quali non si riconoscono più tanti sono gli anni che non si incontravano, quando si comincia a fare jogging e quando la visita dall’oculista per presbiopia si fa obbligatoria.
Uno spettacolo in cui un brillante ed ironico Riccardo Rossi, con il suo inconfondibile timbro vocalico, ha saputo accompagnare i presenti in sala alla riflessione finale: “Non sarebbe meglio fare la vita di Benjamin Button: nascere vecchi e morire tra le braccia della propria madre per non commettere alcun errore nella propria vita?”.
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