“Una legge contro la legge“, questo il responso giunto ieri dal Gran Consiglio ticinese sulla proposta “Prima i nostri“, che legge non sarà. Dopo quattro ore di dibattito il Parlamento ha approvato la relazione di Sabrina Gendotti, sostenuta dalla maggioranza di Partito Liberale Radicale, Partito Socialista, Partito Popolare Democratico e Verdi, affossando così le prospettive dell’UDC (Unione democratica di centro), appoggiate dal popolo ticinese nel settembre 2016. A rimanere in piedi è così solo obbligo di assumere prima i ticinesi nei posti statali, normativa in vigore da anni.
“Prima i nostri” puntava ad incidere in modo determinante sulla delicata questione della preferenza indigena nel settore privato, allo scopo di limitare la presenza di lavoratori frontalieri nelle aziende del Cantone. Come? Introducendo il rilascio o rinnovo di permesso ai frontalieri di paesi UE/Aels, per esercitare un’attività lucrativa come dipendente, solo dopo la dimostrazione, da parte del datore di lavoro, dell’assenza di candidati residenti con le medesime qualifiche professionali. Il disegno di legge inoltre mirava ad estendere il meccanismo anche per i permessi di dimora, destinati a coloro che desiderano trasferirsi in Svizzera a vivere e lavorare.
Il piano in definitiva risulta contrario a quanto stabilito dalla Legge sugli Stranieri, di competenza federale, e rispetto al diritto europeo sulla libera circolazione delle persone: un’anomalia che ha di fatto azzerato le perplessità di UDC e Lega sulla sudditanza di Berna nei confronti dei dettami europei. Nemmeno l’appiglio degli sgravi fiscali, per le nuove aziende che si impegnano ad assumere pochi frontalieri, hanno aiutato la minoranza in sede parlamentare.
Un sollievo per il mondo dei frontalieri, già minacciato dall’ombra della doppia imposizione e dall’ipotesi di perdere i ristorni per i comuni di appartenenza, indispensabili nei bilanci di molte amministrazioni locali. Tali questioni continueranno ad essere oggetto di discussione nei mesi a venire, in coppia con la polemica per lo squilibrio di mercato generato dai salari, diminuiti in diversi settori.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0