Dopo la prima intervista pubblicata, quella a Marco Pucci, torna la nostra rubrica “I nostri frontalieri”, che periodicamente racconterà le vite e la quotidianità degli oltre 50mila frontalieri presenti sul nostro territorio.
La nostra volontà, appunto, sarà quella di chiedere a tutti come vivono quotidianamente il rapporto con il loro lavoro tra gli aspetti positivi e quelli negativi, esprimendo il loro parere sulle difficoltà, come il traffico o i potenziali effetti dell’accordo Roma-Berna, e sui punti di forza, come lo stipendio ed una maggior stabilità lavorativo-economica rispetto all’Italia. come vivono quotidianamente il rapporto con il loro lavoro tra gli aspetti positivi e quelli negativi, esprimendo il loro parere sulle difficoltà, come il traffico o i potenziali effetti dell’accordo Roma-Berna, e sui punti di forza, come lo stipendio ed una maggior stabilità lavorativo-economica rispetto all’Italia.
Oggi siamo andati a trovare Alessandro Lucca, analista chimico in una ditta di Locarno. Da quanto lavori in Svizzera?
A maggio saranno 10 anni esatti.
Che lavoro fai?
Sono analista chimico in una ditta di Locarno. Lavoro in laboratorio e controllo la qualità dei farmaci.
Perché la scelta di andare a lavorare in Ticino?
Per i soldi e la maggior possibilità di trovare un lavoro a tempo indeterminato. Ho fatto l’università a Milano e avrei voluto rimanere li ma ad un certo punto mi son trovato a dover scegliere tra uno stipendio svizzero da una parte e 6 mesi di stage a 600 euro al mese dall’altra. Diciamo che pur amando Milano non ci ho messo molto a scegliere.
In che modo sei stato assunto?
Ho fatto il giro del Ticino lasciando il curriculum a mano a tutte le aziende che avevo trovato su internet. Altri li ho mandati via mail. Poi dopo un po’ di mesi finalmente è arrivata una risposta!
Come si svolgono le tue giornate lavorative?
Mi sveglio presto, ho l’orario flessibile quindi cerco di arrivare prima per uscire prima ed evitare sia la colonna a Locarno al mattino che quella a Luino al pomeriggio, anche se non sempre ci riesco. Arrivato al lavoro ho il mio programma da seguire, generalmente un certo numero di farmaci sui quali devo fare determinati test. Pausa veloce a mezzogiorno e solitamente entro le 16/17 riesco a La giornata tipo dura mediamente 8 ore anche se quasi mai ne faccio 8 esatte, a volte di più altre di meno.
Quale rapporto con i colleghi?
Con i più stretti direi quasi di amicizia, siamo nella stessa barca e quindi ci sosteniamo l’un l’altro, con qualcuno, anche ex colleghi, ci si vede anche al di fuori del lavoro. Con altri, come in tutti i lavori, il rapporto è strettamente professionale.
Quali difficoltà riscontri quotidianamente?
Potrei star qui a parlare per ore ma diciamo che il mio lavoro è fatto da un 20% di scienza, un 30% di fatica e un restante 50% di quelle che chiamo scherzosamente “seghe mentali”, ovvero tonnellate di regole, burocrazia e controlli su controlli che servono per garantire al 200% che il farmaco che prendete sia davvero, qualitativamente parlando, perfetto. Diciamo che questa è la parte meno piacevole e più difficile del mio lavoro.
Quali le preoccupazioni rispetto l’accordo Roma-Berna per la doppia imposizione fiscale?
Bhe chiaramente di natura economica, quando l’accordo entrerà in vigore aumenteranno le trattenute e io personalmente porterò a casa meno soldi. Ma è un problema che non toccherà solo le famiglie dei frontalieri come me, verrà coinvolta tutta l’economia dei paesi di confine. I comuni avranno meno entrate dirette e dovranno aumentare le tasse, i frontalieri spenderanno meno e quindi indirettamente saranno coinvolti in molti. Tolta la Svizzera e un po’ di turismo, nella nostra zona non c’è nulla e quindi sarà un bel problema. Confido nei templi biblici nel far avvenire le cose della burocrazia italiana.
Quali soluzioni dovrebbero esser trovate per migliorare le condizioni dei frontalieri?
Penso che i problemi maggiori riguardino gli spostamenti. Da Luino per andare sia nel sopra che nel Sottoceneri i mezzi di trasporto sono a dir poco imbarazzanti confrontati alla massa di persone che si spostano. Potenziare i mezzi pubblici migliorerebbe notevolmente sia la nostra vita che quella degli svizzeri che si ritrovano le strade sempre intasate.
Quali le speranze per il futuro?
Che rimanga l’attuale sistema di tassazione.
E infine, come ti vedi tra dieci anni?
Libero professionista in un campo completamente diverso da quello in cui lavoro ora. Chiaramente ancora in Svizzera per evitare quel suicidio economico che è la partita IVA italiana.
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