Luino | 28 Settembre 2017

“Troppi rifiuti ed inquinamento sul territorio luinese. Dal lago alla montagna, necessari interventi”

Ancora una denuncia quella del gruppo dei pentastellati di "Luino 5 Stelle", che continuano a portare all'attenzione di tutti situazioni riguardanti l'inquinamento

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Il tema dell’ambiente e dell’inquinamento anche nelle nostre zone non è esente da situazioni spiacevoli e gli attivisti “Luino 5 Stelle”, che sono molto attenti alla problematica, continuano a denunciare tutte dinamiche che destano preoccupazione tra la cittadinanza. Ecco oggi una loro lunga nota stampa, firmata da Giorgio Bosoni e Donato Filippo Palumbo, che analizza e approfondisce, partendo da dati oggettivi e da chiare fotografie, il nostro territorio, troppo spesso “dimenticato”, non solo nelle zone boschive, ma anche nelle acque lacustri, nella rete fognaria e nei rifiuti che i cittadini abbandonano in aree pubbliche.

Nelle foto si vedono acque grigie nei pressi del lago, rifiuti di qualsiasi tipo, tra cui plastica, vetro, carta e copertoni di automobili, spiagge sporche e boschi abbandonati. Una segnalazione che arriva a qualche giorno dalla vicenda riguardante una discarica a cielo aperto presente in località “Le Campagnette” a Dumenza.

La Goletta Azzurra navigava un lago tratteggiato da creste di schiuma, le correnti spinte dal Favonio e trascinate dal richiamo del mare, consolidavano nel loro percorso, barriere detritiche alle foci dei fiumi, mentre l’equipaggio operoso, raccoglieva i riflessi del sole lavorando in plancia. Quel giorno il mondo gli era amico: la “piatta” del lago era lacerata dagli scafi e dai capricci del vento. Il verde dei monti della Valtravaglia, sembrava più scuro col sole di fronte a chi stava osservando il mattino da Ponente. Ma brutti incontri si nascondevano quasi in ogni golfo, ovunque la chiglia si fosse bagnata, ma non di acqua.

“Goletta dei laghi”: sulla sponda lombarda del Lago Maggiore 5 punti su 7 sono fortemente inquinati (I campionamenti sono stati effettuati il 8/07/2017 e il 9/07/2017). “Il dettaglio delle analisi di Goletta dei Laghi
 sulla sponda lombarda: sono risultati fortemente inquinati i campioni prelevati a Germignaga alla foce del canale adiacente il Lido Comunale, a Laveno Mombello presso la foce del torrente Boesio, a Brebbia alla foce del torrente Bardello e a Ispra alla foce del torrente Acqua Negra, confermando i dati rilevati anche nelle passate edizioni di Goletta dei Laghi. Ad Angera il torrente presso l’Oasi Bruschera sono state riscontrate cariche batteriche tali da emettere un giudizio di ‘inquinato’, contrariamente agli ultimi due anni di monitoraggi che avevano attestato una condizione entro i limiti di legge. Rientrano, invece, nei parametri della normativa i campioni prelevati a Laveno Mombello sul lungo lago presso lo scarico Parabò all’altezza della spiaggia di Cerro, a Monvalle presso la foce del torrente Monvallina”. 

A quanto emerge dall’analisi dei dati espressi da Legambiente, Germignaga sembra aver dimenticato di non godere di un impianto di depurazione. Nessuno ne ha mai notato i benefici. ARPA Lombardia, dal canto suo, certifica con gli ultimi dati disponibili (rapporto 2015 delle acque del Ticino e del Verbano relativo al 2009/2014), sullo stato ecologico-chimico del bacino, un peggioramento campionato nel 2014 (sufficiente) rispetto agli anni precedenti (buono). A chi dare più credito se ambedue le campane rintoccano lo stesso inno?

Altro capitolo: Europa 2017, Italia, Regione Lombardia, area del Verbano Nord Orientale, a ridosso del confine Elvetico. É frustrante dover accertare che nonostante il primo regolamento nazionale riguardo al trattamento dei reflui risalga al 1976 (Legge 319 detta “Legge Merli”), superata dal D.M. 471 del 1999, quindi integrata nel D.Lgs.152/2006 e relativi Decreti Attuativi del 2009, attualmente in revisione (un doveroso grazie per la celerità: solo 3 anni), e nonostante i soldi destinati a creare enti e gestionali preposti -ARPA, ISPRA, ATO, ecc.- e infrastrutture come reti fognarie, collettori e depuratori … , tutt’oggi le condizioni di salute delle nostre acque, versino in condizioni analoghe a quelle dei primi anni ’90. In quel periodo i Comuni iniziavano a tassare i cittadini per la depurazione delle acque reflue e li obbligavano a separare le acque chiare da quelle scure, quando ancora non esistevano nemmeno le condotte per farcele arrivare, all’inesistente depuratore e nel contempo, Mani Pulite “sgorgava le fogne”.

Il turismo balneare è una delle primarie fonti di gettito e occupazione del nostro territorio, indotto compreso. Non siamo aggiornati sul livello di incidenza economica che si contende con l’altra grande industria in crisi: il frontalierato. Ma questo è il nostro Pil e nessuno sembra avere in programma di affrontare il quesito con il chiaro e unico intento di risolverlo. Si parla, si dibatte e si spera. Chissà, magari porsi prima l’obiettivo chiaro, a breve e medio termine, e poi sviluppare tutte le sezioni che dovranno portare a conseguirlo, potrebbe servire. Tecnici competenti e autorevoli negli enti sopra citati ne esistono, e propongono ottime soluzioni e strategie per attuarle, ma la decisione finale compete sempre alla politica, che quotidianamente ci mostra come “investimenti” in Pedemontane, BRE-BE-MI, Expo, fiere e tornei di golf corrispondano esattamente alle esigenze di rilancio dei territori lombardi. Inoltre, nel frattempo, e nell’osservanza dei regolamenti, si potrebbero istituire tutte le procedure adeguate per l’esecuzione di tutte le fasi.

Non abbiamo notizie di piani organici che possano interessare contemporaneamente le numerose criticità osservate nella rete idrica e lacustre della nostra Provincia, a parte numerose dichiarazioni di intenti e inefficaci sforzi legislativi, supportati da perenne scarsità di fondi da destinarsi alle piste ciclabili. Queste ultime senz’altro utili per educare e incentivare alla mobilità sostenibile, se non fossero anch’esse disseminate di rifiuti.

Luino è servita da un impianto di depurazione civile (industria, agricoltura e allevamento, artigianato e abusivi esclusi), con previsione di allacciare le reti di 6 Comuni, da cui sorge spontanea la domanda: “dove scaricano attualmente”? Impossibile accedere a informazioni attraverso il sito web del Comune e della ditta che ha vinto l’appalto fino al 2050, come dal sito di Comunità Montana. L’impianto situato in località Premaggi, confluisce nel torrente Margorabia e il prodotto filtrato raggiunge quindi Germignaga attraverso il flusso del fiume Tresa. Altro aspetto poco rassicurante è caratterizzato dalla qualità delle acque del Tresa, il quale trasporta a Luino i reflui della sponda italiana del Ceresio che presenta tassi di concentrazione batterica e chimica altrettanto allarmanti. Abbiamo appreso con immenso piacere del balzo in avanti che ha compiuto in quei Comuni la soluzione del fenomeno, come abbiamo appreso con piacere, dall’annuncio del sindaco Pellicini che anche Luino si appresta ad affrontare la questione. Chiamiamola sperando: “la volta buona”.

Condividiamo totalmente la richiesta del Consigliere Agostinelli, riteniamo che una città che si auto definisca “europea”, nel 2017, dovrebbe davvero operare per esserlo, questa catastrofe è in preparazione da 41 anni, e il detrito putrido e velenoso non si è volatilizzato o disciolto; si è accumulato. Il lago e i fiumi, i campi e le foreste non ce la fanno più a stare dietro al nostro “bisogno” di sprecare e rimangiarci, respirarci e sorbirci in senso letterale, i nostri rifiuti. Mentre i dirupi, i canaloni, gli argini delle nostre valli soffrono di asfissia da accumulo di materiali inorganici quando non addirittura tossici; ettari di sversamenti di ogni dimensione, sovrapposti in strati non coesi con i suoli ospitanti, che incombono sui corsi di superficie e non solo sui principali, della sottostante rete idrica locale. Per chiarire il nostro punto di vista, consigliamo la visione di questo servizio di RETE 55 web tv.

Ma torniamo a rivolgere i nostri sguardi all’attualità luinese. Qual é il contributo di ciascun luinese a determinare e poi eludere di riconoscere, che il problema esista e che noi ne siamo la fonte (per restare in tema idrico)?

Nella galleria di immagini allegata al presente articolo, sono visibili condizioni di degrado in molti luoghi anche ad alta frequentazione, almeno da parte degli umani, come parcheggi pubblici e privati, parchi, cigli delle strade di tutte le tipologie, foreste, giardini di ville abbandonate, aree industriali dismesse, argini dei corsi d’acqua per rendersi conto, almeno un po’, di quale atto di distruzione stiamo compiendo nei nostri confronti. Ma non siamo determinanti solo e sempre noi: davanti a tutto ciò a cui la natura ha assegnato l’onere di mantenere la vita utile, in tutte le sue accezioni (concetto che nella cultura e tradizione locale si riduce ai limiti delle nostre personali proprietà), noi continuiamo a preferire “volgere il capo e il guardo” e nascondere sotto al tappeto, o a una spolverata di terra, i fattori scatenanti della guerra alla salute che sembra esserci in atto. Assumendo la pretesa che smettano di essere affidati alla nostra responsabilità nel momento in cui abbandoniamo il di più, quello che non ci serve, anzi ci disturba e ci riempie le case: il “rifiuto”.

Sarebbe il caso di iniziare ad educare i bimbi già in tenera età, attraverso mirati programmi didattici in questo senso, applicati dalla scuola per l’infanzia salendo fino alla formazione universitaria, se in famiglia e nel contesto sociale extra scolastico, gli stimoli che assorbono, sono tutti nel senso del “chi se ne frega, tanto io lo separo e poi finisce tutto insieme nel termo-valorizzatore (altro termine ambiguo e oscuro)”, oppure ancora “ma cosa vuoi che faccia un po’ di anti gelo per radiatori giù per il bosco”? Senza pensare che quando miliardi di trogloditi oligofrenici, in tutto il mondo, per decine di anni e ancora oggi, smaltiscono questi materiali direttamente nei fiumi o nei campi, allestendo un cumulo di migliaia di milioni di tonnellate di inquinanti che finiscono nel ciclo dell’acqua e quindi anche nei nostri laghi e nelle falde sotterranee, la visione della soluzione si allontana sempre di più. Non condividiamo la filosofia del “tanto si vive una volta sola”; sarebbe auspicabile che quella sola volta potesse durare 100 anni per tutti e mantenere tutti in buona salute, almeno coloro che scelgono di orientare i propri stili di vita nel senso della qualità del vivere stesso, inclusi gli altri abitanti del pianeta, dal batterio all’elefante, dal plancton alle balene.

Il nostro intento non è quello di “smorzare il dinamismo” dell’Amministrazione di turno al solo scopo propagandistico o elettorale (ultimamente ne siamo stati accusati, ma non era inaspettato), ma quello di partecipare al proporre un serio piano di interventi che vadano a risolvere definitivamente gli effetti di questo indecoroso costume. A proposito, sarebbe davvero arrivato il tempo di spogliarsi di queste vestigia, le solite che negli ultimi trent’anni ci hanno relegato a discarica d’Europa, ambientale e finanziaria.

Quello che riteniamo indispensabile già da ora, è rendere partecipi tutti i cittadini dell’assoluta importanza di condividere in tutte le modalità possibili, le segnalazioni di degrado a loro accessibili per innescare un reale e duraturo cambio di rotta nei confronti del nostro patrimonio comune e nelle degradanti abitudini in auge, vedi l’omertà: Il nostro “Ambiente” è la prima voce della descrizione del “prodotto” che vendiamo ai turisti. Apriremo un gruppo Facebook, pubblico, in cui tutti gli amanti della grande casa, potranno documentare i piccoli e grandi scempi di cui siamo testimoni ogni giorno. Il profilo avrà nome “Rifiuti umani”, inteso oggettivamente e soggettivamente.

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