Ad oltre tre anni dal decesso, arriva l’assoluzione per la dottoressa di guardia al Pronto Soccorso quel fatidico pomeriggio del 5 aprile 2014, quando nel nosocomio luinese arrivò Fatma Jejili, donna tunisina, residente a Cunardo e madre di due figli, che perse la vita mentre aspettava di essere curata per alcuni problemi respiratori che aveva accusato prima di arrivare in Ospedale a Luino.
Nessuna sottovalutazione del caso dal medico, quindi, nessuna colpa per la morte. Fatma, infatti, morì a causa delle sue condizioni di salute talmente gravi da comprometterne la vita. E’ stata una tromboembolia polmonare a causare il decesso. L’intervento medico è stato effettuato correttamente sia dal punto di vista pratico che da quello tempistico.
L’esito del processo, dove il medico luinese difesa dall’avvocato Sergio Puerari era accusata di omicidio colposo, davanti al giudice Orazio Moscato, non ha sorpreso nessuno, dopo che la perizia disposta dagli organi giudiziari aveva già “assolto” l’imputata, accusata di aver atteso troppo tempo prima di intervenire.
Secondo la perizia, infatti, il medico non poteva sospettare di trovarsi di fronte una tromboembolia polmonare prima di analizzare gli esami di laboratorio e strumentali richiesti. La situazione di Fatma era compromessa, e le percentuali di possibilità di salvarle la vita una volta arrivata in Pronto Soccorso erano minime.
Per lei, purtroppo, non vi è stato nulla da fare. La perizia lascia poco spazio alle interpretazioni e alle polemiche.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0