Brissago Valtravaglia | 29 Agosto 2017

Giancarlo Galli scende in politica in difesa degli animali e per il “Rifugio Animali Felici”

"La speranza è quella che i centri di rifugio per animali feriti, abbandonati o maltrattati, possano continuare la loro esistenza"

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Chiedere la nazionalità italiana per poter scendere in politica, aderendo al movimento animalista di Michela Brambilla. E’ quanto ha intenzione di fare il ticinese ex funzionario doganale Giancarlo Galli, che 15 anni fa fondò il Rifugio Animali Felici di Brissago Valtravaglia (ndr, due mesi fa colpito dal maltempo) e che oggi conta ben 450 animali, anche selvatici. “Mi interessa il progetto politico, ma devo diventare italiano per buttarmi in questa avventura. Premetto che non mi sono mai interessato del tema, tanto più in Italia, ma la speranza che il rifugio di Brissago possa avere un futuro, così come tanti altri sparsi per l’Italia, credo sia un buon punto di partenza. E poi a me interessa poco la destra o la sinistra”.

Lo scopo di Giancarlo – come ha raccontato un articolo di Prealpina, firmato da Simone Della Ripa – è quello di creare una base di elettori in Provincia, che, come lui, sostengano alle prossime elezioni (già certo che si presenteranno) il gruppo animalista dell’ex ministro Brambilla. “Mi piacerebbe che si creasse finalmente un centro per la protezione degli animali selvatici, ve lo dice chi spesso viene chiamato per andare a prendere, o mi portano qui, animali investiti, caduti, feriti, perché sono venuti a mancare una serie di filtri di Stato, con poche persone in organico o addirittura uffici chiusi”.

La speranza è quella di cominciare da fatti concreti e precisi. “Mi piacerebbe che si potesse fare una mappatura (uno studio simile a quello fatto in Svizzera) sulla radioattività dei cinghiali, contaminati da Cesio 137 a causa dell’onda lunga lasciata dal disastro di Chernobyl”.

“Insomma – conclude Galli – la speranza è quella che i centri di rifugio per animali feriti, abbandonati o maltrattati, possano continuare la loro esistenza, magari inserendo proprio una sorta di garante per i diritti degli animali e stabilendo sgravi fiscali per chi fa fatica a mantenere anche i propri animali domestici”.

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