Luino | 28 Luglio 2017

“Osservare la realtà”. Un osservatorio a Luino, il manifesto e i firmatari

Una quarantina i luinesi firmatari del manifesto: l'obiettivo è quello di dare un contributo alla politica senza interessi, per arricchire un proficuo confronto

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Una proposta che arriva direttamente dalla società civile è quella che vi presentiamo oggi, alla quale hanno aderito una quarantina di persone del nostro territorio, ex amministratori, rappresentanti di associazioni e liberi cittadini, firmando il manifesto condiviso che va a costituire un nuovo strumento di democrazia, un osservatorio per incontrarsi, confrontarsi e parlare sul fatto che, anche dalla provincia, “un cambiamento è sempre possibile“. L’obiettivo è quello di dare “un contributo alla politica generale e istituzionale, offrendosi, come uno dei nodi della complessa rete sociale dove si sperimenta un confronto senza speciali ambizioni di accasamento politico, di ricerca di rappresentanza e senza nessun tipo d’interesse”.

Ben trentanove, per il momento, i nomi dei firmatari, per un manifesto che ha tutto l’intenzione di coinvolgere quanti più cittadini i possibili. L’adesione potrà avvenire anche segnalandolo alla nostra redazione su Facebook.

Hanno aderito al manifesto: Albino Gatta, Alessia Zaccari, Alfredo Salvi, Amedeo Dordi, Angelo Aschei, Angelo Grassi, Antonino Baratta, Antonio Azzarito, Antonio Monteggia, Diego Intraina, Elena Brocchieri, Emilio Rossi, Franco Minetti, Franco Sai, Germano Mandelli, Gianfranco Malagola, Giorgio Bosoni, Giorgio Ferri, Ivan Martinelli, Ivan Rovetta, Marilena Passera, Marina Pirovano, Mario Mandelli, Mariolina Fais, Marta Alfarano, Massimo Brizzio, Massimo Vanoli, Nino Mele, Piero Tosi, Renato Marmino, Rosanna Mineo, Rosaria Torri, Ruggero Fariello, Salvatore Forte, Silvano Premoselli, Uta Wagner, Verena Merli, Vincenzo Liardo, Vittoria Lanella.

Ecco il testo integrale del manifesto.

L’Osservatorio è relazione, incontro delle idee, possibilità della conoscenza e probabilità della condivisione: capitale immateriale che arricchisce il quotidiano. Questa difficoltà relazionale delle idee e dei comportamenti politici è, molto spesso, nella società moderna, riconducibile all’assenza di ambiti di osservazione collettivi che smaterializzano gli strumenti della democrazia.

La fisica quantistica e ancor prima il filosofo Berkeley ci dicono che è l’atto dell’osservazione a rendere reale la realtà di un oggetto.

Trattandosi di realtà sensibili il loro esistere consiste sempre nell’essere percepiti, pensati o immaginati da qualcuno, e che il “vedere è già una forma di pensare” e che dunque l’essenza della realtà fisica è l’informazione condivisa. La qualità dell’osservazione e l’educazione dell’osservatore risultano dunque essere la prima condizione necessaria per avvicinarsi e riuscire ad individuare i beni comuni e la loro conseguente preservazione sotto forma d’invarianti territoriali (componenti naturali o antropici da custodire e da curare perché patrimoni caratterizzanti il luogo e come tali irrinunciabili).

L’individuazione dei beni comuni e delle invarianti risultano essere fondamentali alla lettura degli organismi territoriali e alla percezione della qualità della vita. Serve dunque una necessaria intuizione/conoscenza e una consapevolezza della loro presenza e del loro valore, nel qual caso si sia deciso d’affrontare processi di trasformazione territoriale che vogliono relazionarsi con il mondo delle possibili probabilità. Nelle trasformazioni non ci si può limitare a chiedere cosa vorranno gli imprenditori che investono nel nostro territorio, ma cosa la società civile e di conseguenza la politica è disposta a concedergli. Questo comportamento è percorribile solamente se si ha una concreta e collettiva consapevolezza sui valori che richiedono azioni di custodia.

All’attuale cassetta degli attrezzi della politica amministrativa mancano i luoghi dell’osservatore. Le domande allora che possiamo porre sono queste: la politica Amministrativa, indipendentemente dal colore a dall’area di appartenenza, può contribuire in modo esauriente a questo compito dell’osservazione? Gli attuali strumenti disponibili, l’attuale cassetta degli attrezzi con le ricorrenti preoccupazioni elettorali, possono riuscire a tessere un necessario e indispensabile rapporto empatico con l’intera società al fine di mappare l’elenco dei beni comuni?

Facendoci queste domande non possiamo limitarci a pensare alle relazioni individuali, che normalmente le Amministrazioni hanno con i singoli individui o con le categorie sociali (singole associazioni), pensiamo invece a delle relazioni intrecciate e trasversali predisposte a condividere ed elaborare forme performanti e creative adatte ad interagire e stimolare il mondo articolato della cultura e del quotidiano: relazioni efficaci a unire e caratterizzare metodicamente e sistemicamente (forma di elaborazione che osserva i problemi partendo dalla consapevolezza della loro innata relazione-connessione processuale) i processi conoscitivi e formativi dell’esperienza e del sapere scientifico.

L’osservazione individuale o associativa non è più sufficiente. Di fronte a tale complessità, l’osservazione che generosamente svolgono le singole associazioni presenti nel territorio, molto spesso, risulta essere insufficiente per affrontare ed elaborare l’argomento in modo organico/sistemico, e dunque esaustivo. Questa parzialità relazionale e a sua volta argomentativa è molto spesso la causa che fa implodere le associazioni al loro interno: parlando solo a sé stesse. L’argomento, osservato e sviluppato all’interno della singola associazione, risulta dunque essere difficilmente approfondito, perché acriticamente confrontato e articolato con la complessità degli ambiti sociali di appartenenza e di contatto. Osservazione, “di parte”, che risulta essere fuorviante per la visione mono-prospettica: esternalizzazione da quel contesto generale che riesce a descriverla, giustificarla e di conseguenza farla legittimare attraverso la ripetizione di comportamenti virtuosi di comunità.

Ecco due esempi che vanno per la maggiore sui social network, due condizioni che trattate singolarmente molto spesso risultano fuorvianti: parlare di trasporti e di territorializzazione discutendo della sola ferrovia; di sistema salute, parlando solo dell’ospedale.

Per non intercorrere in questi scompensi argomentativi e comportamentali ecco che diventa prioritaria, nella e da parte della società civile (e forse solo dopo da quella politica istituzionale), l’individuazione di luoghi di osservazione articolati e sistemici (olistici), che sappiano maggiormente coinvolgere e integrare gli ambiti del quotidiano: avvicinare e mettere in relazione il GIM con l’iniziativa Equostop, enti che discutono di mobilità sostenibile, e utenti che esprimono bisogni territoriali; avvicinare le problematiche del Comitato ospedale ad altre Associazioni o volontari: terzo e quarto settore che, strutturati e valorizzati, sono portatori di servizi alla persona e si adoperano a svolgere azioni con consapevolezza e responsabilità civile. Tutte qualità che, qualora venissero messe in relazione-connessione e dunque potenziate, evidentemente cambierebbero la prospettiva, la visione, la considerazione sull’argomento e anche la cultura politica.

Questo metodo relazionale da potenziare, questa osservazione concreta capace d’intrecciare differenti espressioni della realtà sociale, è quello di cui oggi abbiamo bisogno per arrivare a percepire e rappresentare un’immagine concreta del singolo ambito nel quotidiano e anche nella sintesi città/territorio. Dunque, gli ambiti dell’osservazione sono i luoghi di cui la società luinese sente la necessità: processi di condivisione istituzionale, osservatori collettivi, luoghi d’incontro autogestiti dove il mondo dell’associazionismo, periodicamente, si può incontrare per condividere le proprie sensibilità, allargare le proprie visioni e profondità della conoscenza sul tema trattato. Luoghi dove la volontà di relazione permetta di arricchirsi attraverso la elaborazione di una sintesi condivisa che, successivamente, varrà la pena di immettere in una rete più allargata.

Un osservatorio comune dove condividere le idee e i saperi concreti del comportamento del fare. Un osservatorio interassociativo, per essere efficace, non deve avere nelle sue preoccupazioni l’obiettivo o il compito di interfacciarsi con le Amministrazioni o con altre forme d’appartenenza politica, ma deve solo avere una forte volontà di coscienza, un obbligo di dovere, nel limite del possibile, recuperare l’unità del mondo della conoscenza sempre più spacchettata, disorientata (anche per il succedersi della nuova realtà multietnica) e allontanata da quel sapere esperienziale di cui è intriso il quotidiano.

La politica amministrativa sta rischiando di prevaricare l’ambito del quotidiano assegnandolo all’economia. Questo triplice momento – relazioni quotidiane creative, comprensione del pensiero e azione politica – sembra oggi essersi inceppato o perlomeno confuso nei ruoli e nei tempi. La politica in generale, ma soprattutto quella Amministrativa, sembra avere diverse responsabilità nel malfunzionamento di questo processo. La politica sembra prevaricare la società civile escludendola dalla forma propositiva e deliberativa. Sembra volerla emarginare e svuotare nell’importante ruolo creativo d’individuazione di quei “luoghi collettivi” di relazione sociale (lasciandola schiacciare nel solo ambito dell’opinione singola dei social network).

La presenza di questi luoghi di osservazione, ambienti culturali capaci di sintesi e di contrapposizione dialettica, sono l’energia che può bilanciare, armonizzare ed elaborare il consenso nei riguardi dell’operato istituzionale e determinarne l’equilibrio attraverso una creatività sociale mediata, progetto società, di cui oggi se ne sente una profonda mancanza ed esigenza. La carenza di sensibilità, di riconoscimento e del coinvolgimento da parte della politica verso queste forme strutturate di relazione sta ingessando e omologando la necessaria creazione di forme attive e innovative: rallenta l’innovazione verso stili di vita e di produzione legati alle qualità territoriali e di conseguenza pregiudica la nascita di espressioni quotidiane alternative al modello consumistico emergente.

La società civile, indotta ad abdicare al suo ruolo di efficace forza dialogante e strutturante, sembra voler essere “educata” e limitata al solo compito della delega. Con questo modo di “operare” non si può fare altro che autorizzare comportamenti prevaricanti della politica sulla società civile, finendo per assegnare alla sola politica (sempre più di frequente solo quella Amministrativa) la facoltà dell’intuizione e della sintesi dei bisogni.

Questa tendenza dissimmetrica tra i due ambiti, provocato dall’allontanamento dei bisogni dal tempo delle relazioni quotidiane e dalle sue forme cooperativistiche in sé sostenibili, sta inevitabilmente per inciampare, definitivamente, in soluzioni di “economia del profitto” (sempre più) insostenibili finanziariamente, socialmente e culturalmente. Le soluzioni, economicamente individualizzate, sono separate e slegate dal fenomeno relazionale del “dono” e della solidarietà (su cui sarebbe stato necessario una convinta politica d’investimento) mettendo così in fibrillazione il patto sociale: introduzione critica di zone d’ombra che impongono radicali ripensamenti riguardanti l’intero modello ridistributivo dell’offerta dei servizi e dell’applicazione della democrazia.

Il compito dell’Osservatorio è cercare di individuare nuovi comportamenti e nuovi stili di vita. Il lavoro dell’osservatorio sarà proprio questo: la volontà di conoscere in che modo e se esistono possibili e concrete forme comportamentali e stili di vita alternativi. Esperienze alternative che possano, a loro volta, iniziare ad interagire come funzione correttiva sull’anomala tendenza descritta. Aiutare, in una prima fase, a rafforzare gli ambiti quotidiani e le modalità d’elaborazione e concretizzazione delle relazioni e delle idee. Nella fase successiva rendersi consapevoli che queste conoscenze necessitano, per un loro adeguato sviluppo, di particolari processi di relazione e di condivisione non riducibili alla sola fase tecnica conclusiva e deliberativa delle decisioni amministrative. Questo modo di procedere, non potrà fare altro che aiutare a chiarire la necessità di riequilibrare la presenza e i ruoli tra la società civile e la politica amministrativa, riportando alla giusta e corretta distinzione di ruolo i due soggetti: interpretando diversamente il significato della rappresentanza politica.

Il compito dell’osservatorio sarà quello di far osservare che un cambiamento è sempre possibile, e lo si potrà attuare trasformando l’attuale pensiero da una visione delle cose come oggetti ad una visione delle cose come eventi, dunque assegnando al “processo evento” la centralità della relazione. L’osservatorio, nonostante la sua dichiarata autonomia, darà dunque indirettamente un contributo (propositivo o conflittuale) alla politica generale e istituzionale, ma lo farà “presentandosi in chiaro” (permettendone dunque una lettura e un ascolto trasparente e non unidirezionale), offrendosi, come uno dei nodi della complessa rete sociale dove si sperimenta un confronto senza speciali ambizioni di accasamento politico, di ricerca di rappresentanza e senza nessun tipo d’interesse.

Il tema sull’osservazione e del bisogno di un Osservatorio di Comunità e delle sue modalità organizzative alla Colonia Elioterapica di Germignaga sarà approfondito giovedì 31 agosto 2017 alle ore 20.45. All’incontro verrà proiettato e commentato, insieme a Fulvio Fagiani, il documentario “domani” dei registi francesi Cyril Dion e Mélanie Laurent.

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