Si terrà nella serata di venerdì 9 giugno a Porto Valtravaglia l’incontro dal titolo “Quale energia per il nostro futuro?”. Una serata finalizzata a tornare a discutere del ruolo delle comunità locali in merito alla scelta del sistema energetico da adottare. La scelta in questione riguarda la possibilità di un passaggio da un sistema basato su fonti fossili ad un sistema energetico basato su fonti rinnovabili. L’appuntamento per conoscere le realtà già attive nel nostro paese, le difficoltà che incontrano e i programmi per il futuro, è per sabato alle ore 20.45 presso piazza Imbarcadero.
Domani sera a Porto Valtravaglia l’incontro “Quale energia per il nostro futuro?”. Una serata per tornare a parlare del ruolo che le comunità locali possono avere sulla scelta indirizzata ad un sistema energetico basato su fonti rinnovabili, quella che avrà luogo nella serata di sabato 9 giugno a Porto Valtravaglia: “Quale energia per il nostro futuro?”. Un momento quello in programma per tornare a discutere e a riflettere sulle potenzialità a disposizione del territorio. L’incontro, organizzato da diverse associazioni tra cui “Associazione Solaris”, ACLI Castelveccana, GIM, Terre di Lago e la Banca del tempo, vedrà la partecipazione di relatori che affronteranno la questione ponendo l’accento sulle differenti declinazioni che una progettualità che muove in questa direzione può avere. Tra le relazioni che saranno presentate “La transazione energetica: dall’era del petrolio all’era delle rinnovabili” di Fulvio Fagiani, direttore di Utopia21, “Le comunità energetiche diffuse” di Gianluca Ruggeri, docente dell’Università dell’Insubria, “Un esempio di democrazia energetica: la riattivazione della centrale idroelettrica di Rancio Valcuvia” di Gianfranco Malagola, coordinatore del progetto Terre di lago, e “Un esempio di innovazione energetica: Skypull” curata da Aldo Cattaneo, progettista Skypull.
Le comunità locali possono tornare a essere protagoniste del mercato elettrico, contribuendo alla transizione verso un sistema energetico basato su fonti rinnovabili. “All’inizio dell’elettrificazione del nostro paese, numerose comunità dell’arco alpino si attrezzarono in autonomia. Attraverso lo strumento della cooperativa, spesso promosse direttamente dai comuni, realizzarono impianti idroelettrici e una rete locale dedicata per le utenze elettriche – spiega Gianluca Ruggeri, docente dell’Università dell’Insubria -. A più di un secolo di distanza, in uno scenario profondamente mutato, le comunità locali possono tornare a essere protagoniste del mercato elettrico, contribuendo alla transizione da un sistema energetico basato su fonti fossili a un sistema energetico basato su fonti rinnovabili. Lo prevede uno studio dell’istituto di ricerca CE-Delft -‘ The Potential for Energy Citizens in the European Union’. Per l’Italia il potenziale è enorme: due italiani su cinque potrebbero contribuire alla produzione di energia, arrivando a fornire il 34% del totale dell’elettricità utilizzata nel nostro paese. In particolare i singoli cittadini contribuirebbero per quasi il 13% e le cooperative per un ulteriore 13%. Il resto verrebbe prodotto da piccole e medie imprese ed enti pubblici. Ma, ciò che più conta, la Commissione Europea nel cosiddetto Winter Package, ovvero il ‘Pacchetto Invernale per l’Energia ed il Clima’, pubblicato a fine 2016, considera esplicitamente le Comunità Energetiche come uno dei capisaldi del futuro energetico nel nostro continente. Per questo motivo è importante conoscere le realtà già attive nel nostro paese, le difficoltà che incontrano e i programmi per il futuro”.
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