Alto Varesotto | 6 Febbraio 2026

“Latitudini” entra nella stagione estiva e porta il teatro tra natura, borghi e comunità

Da marzo a luglio una rassegna diffusa attraversa il territorio, dalla Valcuvia alla Val Veddasca, con spettacoli che intrecciano arte, ambiente, poesia e relazione umana

Tempo medio di lettura: 12 minuti

(Foto di Domenico Semeraro) La prima parte di “Latitudini” è giunta al termine ed è ora di partire alla volta della seconda parte, la stagione “estiva” (da marzo a luglio), quella che si configura come una stagione diffusa su un ampio territorio e che, quest’anno, da Cassano Valcuvia si irradierà fino alla Val Veddasca. La presentazione è avvenuto stamane, nella sede della Provincia di Varese, alla presenza di numerosi sindaci del territorio.

Ne avremo un anticipo il 21 febbraio con lo spettacolo del giornalista, scrittore e regista Gabriele Del Grande sul tema delle migrazioni, ospitato presso la ex colonia elioterapica di Germignaga.

La seconda parte coinvolgerà i Comuni di Castello Cabiaglio, Luino, Masciago Primo, Montegrino Valtravaglia e, per la prima volta, Cuveglio e Orino. Gli spettacoli programmati copriranno i generi del teatro di narrazione, della clownerie e del teatro di strada, del teatro di figura e dei burattini. Affronteranno storie molto diverse tra loro ma, in qualche modo, tratteranno tutti del rapporto intimo con la natura e la biodiversità, con la vita, con l’essere umano e con l’anima del mondo, in bilico fra profondità e leggerezza.

Quanto alla Val Veddasca, in occasione di Linfa, un weekend interamente dedicato alla natura, il borgo di Monteviasco ospiterà un incontro sulle erbe e piante curative e uno spettacolo sul patrimonio naturalistico e culturale di tutti i popoli della Terra. Il giorno dopo, un biologo e drag queen ci condurrà alla scoperta dell’affascinante mondo delle piante, attraverso una performance itinerante a metà fra spettacolo e scienza, mentre gli allievi del Corso Adulti di Cassano Valcuvia affronteranno il mondo naturale dal punto di vista della poesia e del mito.

Possiamo dunque rinnovare il nostro slogan di quest’anno: “un teatro che muove e che si muove”. Il progetto è stato finanziato da da due progetti della Fondazione del Varesotto, https://www.fondazionevaresotto.it/grants/2025-01-artecultura/https://www.fondazionevaresotto.it/i-progetti/lo-spettacolo-in-movimento/.

SINOSSI SPETTACOLI

MONTEGRINO VALTRAVAGLIA | Teatro Sociale, via Vittorio Veneto 17
Sabato 21/03/2026, h21.00
IN CAPO AL MONDO – in viaggio con Walter Bonatti

di Federico Bario e Luca Radaelli
con Luca Radaelli e Maurizio Aliffi alla chitarra
immagini a cura di Paola Nessi
tecnica Graziano Venturuzzo e Matteo Binda
produzione Teatro Invito
sostenuto dal progetto NEXT di Regione Lombardia

Lo scopo dell’avventura è trovare l’uomo, così avrebbe detto Walter Bonatti. Uno dei più grandi alpinisti di sempre, l’ultimo grande esploratore. Noi vogliamo raccontare la sua vita ma soprattutto la filosofia di un personaggio unico e speciale, che ha cercato di superare i propri limiti come non solo il campione, ma ogni uomo dovrebbe fare.

In capo al mondo è uno spettacolo che regala il fascino dell’avventura e delle conquiste, le esplorazioni nella natura selvaggia ed è soprattutto un omaggio alla montagna, che noi, vissuti ai piedi del Resegone e della Grigna, non possiamo non amare. La narrazione si accompagna alla musica dal vivo, proiezioni di immagini spettacolari ci immergono nelle imprese di Bonatti.
Un attore e un musicista ci guidano nella più coraggiosa delle spedizioni: la realizzazione dei sogni di un uomo libero.

Riduzione: Lo scopo dell’avventura è trovare l’uomo, diceva Walter Bonatti, tra i più grandi alpinisti ed esploratori di sempre. Questo spettacolo racconta la sua vita e soprattutto la sua filosofia: la ricerca dei propri limiti come percorso umano, non solo sportivo. In capo al mondo è un omaggio all’avventura, alla natura selvaggia e alla montagna, amata e vissuta intensamente. Narrazione, musica dal vivo e immagini spettacolari accompagnano il pubblico nelle imprese di Bonatti. Un attore e un musicista guidano lo spettatore in un viaggio fatto di coraggio, libertà e sogni realizzati.

CUVEGLIO | Sala Civica Comunale, Piazza G. Marconi 1
Domenica 29/03/2026, h16.30
ODI ET AMO

di Elena Lolli
regia Elena Lolli e Manuel Ferreira
con Annabella Di Costanzo
scene Stefano Zullo
musica dal vivo Camilla Barbarito e Fabio Marconi
luci Stefano Colonna
produzione Alma Rosé

“Odi et amo” è uno degli spettacoli della Trilogia della Genitorialità su cui la Compagnia lavora dal 2015 per indagare sul ruolo dei genitori e le trasformazioni della famiglia.

Con questo spettacolo la Compagnia torna a parlare di maternità, quella di una madre non più giovane e del suo rapporto con un figlio cresciuto e in piena adolescenza. Nuove acque in cui navigare, tempeste emotive e ormonali difficili da affrontare. I giorni dell’infanzia del figlio sono finiti e per la madre sono arrivate le provocazioni, le sfide, gli abbracci contati, la distanza e la fatica di trovare un punto comune.

La madre si racconta e si interroga in un dialogo costante con se stessa. La sua voce, i suoi pensieri, si intrecciano tra loro in una tessitura di parole, suoni e canto grazie alla musica dal vivo di Camilla Barbarito e Fabio Marconi.

Piano piano una strada si apre: capire la differenza tra proteggere e controllare, cercare di sintonizzarsi sul mondo del figlio, mettere fine a quella stagione che è l’infanzia, a quel bambino a cui guarda ancora con nostalgia per aprirne una nuova in cui il figlio è un altro da sé, e anche l’amore si è trasformato in qualcosa di diverso.

Premio ETI Scenario (1996/1997)
Premio Enriquez (2005)
Premio Hystrio – Provincia di Milano (2008)
Premio L’Italia dei visionari (2022)
Premio Tragos (2024)

Riduzione: Odi et amo è uno spettacolo della Trilogia della Genitorialità, progetto con cui la Compagnia indaga dal 2015 il ruolo dei genitori e le trasformazioni della famiglia. Al centro c’è la maternità di una donna non più giovane e il complesso rapporto con un figlio adolescente. Finita l’infanzia, emergono distanza, provocazioni, sfide emotive e la fatica di ritrovarsi. La madre si racconta in un dialogo interiore fatto di parole, suoni e canto, accompagnato dalla musica dal vivo. Un percorso che porta ad accettare il cambiamento, distinguere tra proteggere e controllare e riconoscere un amore che si trasforma.

CASTELLO CABIAGLIO | Sala Polivalente, via Asilo 13
Sabato 11/04/2026, h21.00
IL VANGELO RACCONTATO DA UN ASINO PATENTATO

di e con Antonio Catalano
produzione Casa degli Alfieri / Universi sensibili

Dall’Annunciazione a Maria al “risveglio” di Gesù dopo la morte in croce, Antonio Catalano ripercorre il racconto evangelico rivisitandolo con gli occhi del meravigliato: la paternità di San Giuseppe, la nascita, l’infanzia e il battesimo di Gesù, le parabole, i miracoli, il discorso della montagna, gli incontri, l’ultima cena, Ponzio Pilato… Una sequenza di spaccati di vita semplice, quotidiana, proposti con la spontaneità di un “asino” che, tra espressioni ingenue e sgrammaticate, dà voce ad una narrazione profondamente poetica.

La storia della Salvezza è strettamente legata al rapporto dell’uomo con la terra: vivere con speranza l’attesa del frutto, vedendo il seme morire nella terra e poi rinascere… e soprattutto guardare al mondo con fragilità, tenerezza e con gli occhi pieni di meraviglia.

Ad un certo punto arriva il silenzio e la natura fuori e dentro di noi si riprende lo spazio prima chiuso, facendosi aria. È in quel momento che mi sono avventurato nel “vangelo raccontato da un asino patentato”: una sfida raccogliere con tenerezza il racconto dei racconti, il Vangelo, e riflettere su ciò che è divino, sulla bellezza, sulla fragilità degli uomini e sulla meraviglia. E così ho fatto: ho messo al centro di questo vangelo la bellezza fratturata degli ultimi, dei diseredati, scoprendo in quei luoghi di dolorose vite il senso profondo della bellezza e forse il senso di una ricerca spirituale in cui il divino è semplicemente nascosto dentro di noi: non cercare quello che hai già nelle tue mani. “Ora seguitemi, perché io non conosco la strada”: ecco cosa dice il mio Gesù, fragile tra i fragili. (Antonio Catalano)

“Oggi abbiamo bisogno di un altro Gesù, di quel Maestro che precede la Chiesa e il Cristianesimo. Dobbiamo riscoprire un messaggio evangelico pieno di poesia, di fantasia, di giustizia e anche di durezza. E quel messaggio deve esserci proposto con la freschezza e la libertà che Catalano manifesta in questa sorta di Vangelo apocrifo”. (Don Luigi Berzano, sociologo e accademico)

Riduzione: Dall’Annunciazione al “risveglio” dopo la croce, Antonio Catalano attraversa il Vangelo con lo sguardo del meravigliato, affidando il racconto a un asino ingenuo e poetico. Nascita, parabole, miracoli e incontri diventano frammenti di vita quotidiana, legati al rapporto dell’uomo con la terra, al seme che muore e rinasce. Al centro c’è la bellezza fragile degli ultimi e un Gesù vicino ai fragili, che invita a cercare il divino dentro di sé, con tenerezza, stupore e libertà poetica.

ORINO, Centro Civico Padre Pino Moia – Sala Orum, via Garibaldi 15
Sabato 09/05/2026, h21.00
STORIA DI NINA

di Valentina Maselli
regia Valentina Maselli
con Elisa Rossetti e Massimo Zatta
scene Antonio Brugnano e Valentina Maselli
Disegno luci Marco Grisa
produzione Altre Tracce

Nina non riesce a dormire, eppure non è successo un granché. Apparentemente. Sente un nodo nella pancia. Al risveglio, la Polvere Nera viene a farle visita: è una strana creatura che lascia il segno del suo passaggio impolverando qualunque cosa avvicini. Quando la creatura le si avvicina, le piccole cose che rendevano felice Nina sembrano non funzionare più. E Nina comincia a diventare triste. La verità, però, è che lo strano personaggio è comparso proprio perché Nina era già triste e non c’è modo di mandarlo via se non quello di accettare anche la parte di sé più vulnerabile e così ritrovare incanto e meraviglia. A poco a poco Nina comincerà a conoscere la creatura polverosa, a volte penserà che è più facile abbandonarsi ad essa, altre cercherà di mandarla via con tutte le sue forze. Ma la Polvere Nera le svelerà di essere lì per lei, per aiutarla a crescere e ad accettare l’altra faccia della medaglia, quella più fragile e meno performante. Fra le due nasce un’amicizia speciale e Nina imparerà che il vero incanto è tale se condiviso. Grazie a questo incontro, Nina scoprirà che è nel mondo e nell’incontro con gli altri che si può davvero trovare sé stessi.

Premio In-Box Verde (2022)

Riduzione: Nina non riesce a dormire: sente un nodo nella pancia, anche se sembra non sia successo nulla. Al risveglio incontra la Polvere Nera, una strana creatura che offusca tutto ciò che tocca e rende inefficaci le piccole cose che la facevano felice. In realtà la creatura appare perché Nina è già triste e non può essere scacciata, ma accolta. Conoscendola, Nina impara ad accettare la propria vulnerabilità, a crescere e a riconoscere che fragilità e incanto convivono. Dalla loro amicizia nasce la consapevolezza che solo nell’incontro e nella condivisione si può davvero ritrovare sé stessi.

MONTEVIASCO
Sabato 06/06/2026 17.30-19.00

Incontro sulle erbe e piante curative  con la naturopata e guida ambientale Sonia Gallazzi

Sabato 06/06/2026, h21.00
SEMI

di Francesca Marchegiano
regia Stefano Panzeri
con Stefano Panzeri
scene Stefano Panzeri
musiche di Francesco Andreotti

SEMI racconta la storia di Nikolaj Ivanovič Vavilov, agronomo russo nato a Mosca nel 1887, e morto a Saratov nel 1943. Più di questo, SEMI è il racconto di un visionario, un eccezionale scienziato il cui valore, riconosciuto a livello mondiale già cento anni fa, è oggi sconosciuto al grande pubblico.

Vavilov era un genio, un uomo che ha impegnato tutta la sua vita nel cercare di trovare una soluzione al problema della fame in Russia e nel resto mondo, attribuendo al cibo i significati di giustizia, uguaglianza e futuro.

Vavilov è stato il pioniere degli studi sulla biodiversità e sul patrimonio naturalistico e culturale di tutti i popoli della Terra. Nel corso della sua carriera, ha esplorato più di 60 Paesi, riscrivendo spesso la mappa geografica di territori fino ad allora inesplorati da parte degli europei.

SEMI racconta anche del progetto grandioso di Vavilov, la prima Banca di Semi e Piante commestibili al mondo, difesa eroicamente dai suoi ricercatori, durante l’assedio di Leningrado, ed esistente ancora oggi.

SEMI ha la voce narrante di Yuri, il secondo figlio di Vavilov, che descrive la vita del padre, la sua ascesa e il suo drammatico declino, causato dalla politica dittatoriale di Stalin.

SEMI invita a riflettere sull’importanza delle piante come fonte di vita per l’Umanità, sui sogni che si scontrano con l’ignoranza che a volte sale al potere, e sulla consapevolezza che dobbiamo avere, anche e soprattutto oggi, di fronte ad ogni scelta di acquisto e alimentazione che compiamo.

Miglior attore protagonista per il film “7 Hours”, Luminous Festival, Tbilisi -Georgia- e Milan Short Film Festival (2023)

Riduzione: Semi racconta la vita di Nikolaj Ivanovič Vavilov (1887–1943), agronomo russo e visionario scienziato che dedicò la propria esistenza alla lotta contro la fame, attribuendo al cibo valori di giustizia e futuro. Pioniere degli studi sulla biodiversità, esplorò oltre 60 Paesi e fondò la prima Banca mondiale dei semi, difesa eroicamente durante l’assedio di Leningrado. La storia, narrata dal figlio Yuri, attraversa la sua grandezza e il tragico declino sotto Stalin, invitando a riflettere sul rapporto tra potere, conoscenza e responsabilità alimentare.

LUOGO DA DEFINIRE
Domenica 07/06/2026, h17.30
BOTANICA QUEER – percorso nel lato drag della Natura

di e con Ulisse Romanò
costumi Rosa Mariotti
sarta Antonella Vino
copricapo Martina Lenci
illustrazioni Maddalena Oppici
produzione Nina’s Drag Queens
con il sostegno di Fondazione Cariplo, Comune di Milano, Sorellanza

Guidato da una Drag Queen il pubblico si muove nella natura: nove tappe e molte piante attraverso cui indagare, con ironia e qualche canzone in playback, la complessità del reale. Un happening di teatro drag sulla radice del pregiudizio. Una lezione di botanica sui tacchi alla scoperta dell’essenza queer dell’universo vegetale.

Una riflessione camminata sul rapporto Essere umano-Natura.

Cosa significa essere queer? Cosa c’entra la botanica con la cultura queer? È possibile che una biologa e una drag queen arrivino alle stesse conclusioni? A queste e ad altre domande, proveremo a dare risposta e lo faremo a partire da un fiore. Le piante sono “l’altro da noi” per antonomasia: organismi complessi, hanno trovato risposte adattative raffinatissime che non siamo in grado di apprezzare perché fuori dai nostri schemi mentali animali. Sono diverse per evoluzione e, a dispetto del fatto che senza di loro non potremmo sopravvivere, vengono considerate esseri inferiori, poco più che inanimati, di cui disporre liberamente.

Eppure le piante hanno tanto da insegnare. Sono intelligenti, dotate di sensi a noi sconosciuti, non gerarchiche, per lo più cooperative. Le piante sono queer: organismi variopinti, multiformi, dal genere fluido, difficili da inquadrare in poche categorie. Sono un inno alla varietà. Conoscerle è uno strumento per cambiare punto di vista, mettere in dubbio certezze, scoprire vie alternative. Un modo per iniziare a mettere in discussione il mito della supremazia dell’uomo sulla Natura.

Il percorso si svilupperà fra odi alla fisiologia vegetale, canti per stimolare lo sviluppo dell’apparato radicale degli alberi, affondi ecofemministi e coreografie collettive. Guida di un rito pagano molto pop, la Drag Queen: maschera ambivalente, in bilico fra mondi. Così come in bilico, fra leggerezza e profondità, fra spettacolo e scienza, vuole procedere la performance.

Debutto Biennale Teatro Festival di Venezia con “Le Gattoparde” (2020)

Riduzione: Guidato da una Drag Queen, il pubblico attraversa la natura in un percorso a tappe tra piante, ironia e canzoni in playback. Un happening di teatro drag che unisce botanica e cultura queer per riflettere sul rapporto tra essere umano e Natura e sulla radice del pregiudizio. Le piante, diverse e spesso considerate inferiori, rivelano invece intelligenza, cooperazione e fluidità: un vero inno alla varietà. Tra rituali pop, ecofemminismo e coreografie collettive, la performance invita a cambiare sguardo e a mettere in discussione la supremazia dell’uomo sul vivente.

CASSANO VALCUVIA, luogo da definire
Domenica 07/06/2026, h20.00 [biglietto unico: 5€]
SAGGIO TEATRALE

a cura di Dario Villa
con gli allievi del Corso Adulti

Il percorso annuale di recitazione del corso di teatro per adulti di Teatro Periferico si concluderà con una performance all’aperto sul tema della natura, vista attraverso il filtro del mito e della poesia.

MASCIAGO PRIMO, nuovo anfiteatro, via Maurilio Gianoli
Sabato 20/06/2026, h21.00
PIRÙ, DEMONI E DENARI

creazione, allestimento e animazione Walter Broggini
burattini Walter Broggini
costumi Elide Bolognini
scene ed accessori Attilio Broggini

Spettacolo di burattini “a guanto” in baracca, una ricerca che coniuga le più autentiche radici popolari del teatro delle “teste di legno” con una profonda innovazione dei canoni drammaturgici. Lo spettacolo propone una progressione narrativa dai ritmi serrati e incalzanti, con tempi comici dettati dalla gestualità “simbolica” e “povera” dei burattini sui quali improvvisare a soggetto, inserendo nel testo battute e lazzi secondo le situazioni, in un dialogo continuo col pubblico coinvolto nel dipanarsi della storia.

L’intricata vicenda altro non è che una libera reinterpretazione del celebre “mito d’Orfeo”. Catapultato suo malgrado al centro della storia, Pirù è costretto controvoglia a discendere più volte all’Inferno per tentare di liberare la bella e ricca contessa Euridice, spedita laggiù dalle maledizioni del perfido consorte, il conte Orfeo. Pirù, aiutato da Osvaldo, fedele servitore della contessa, dovrà guardarsi non solo dalle minacce del diavolo Belzebù e del suo buffo aiutante Ezechiele, ma anche dalle trappole tesegli dal subdolo Orfeo. Dopo innumerevoli tranelli e peripezie, vicissitudini e accese lotte, la storia si conclude naturalmente con la vittoria dell’eroe e il trionfo del Bene.

Premio Nazionale Fauno d’Oro (1992)
Premio Marionetta d’Oro, Mittelfest Burattini e Marionette (1998)

Riduzione: Spettacolo di burattini a guanto in baracca che unisce la tradizione popolare del teatro delle “teste di legno” a una drammaturgia innovativa, basata su ritmo serrato, comicità fisica e improvvisazione a contatto diretto con il pubblico. La storia è una libera rilettura del mito di Orfeo: Pirù, suo malgrado, scende più volte all’Inferno per salvare la contessa Euridice, vittima delle maledizioni del perfido Orfeo. Tra diavoli, tranelli e alleati improbabili, l’eroe affronta prove e peripezie fino al trionfo finale del Bene.

MASCIAGO PRIMO, nuovo anfiteatro, via Maurilio Gianoli
Domenica 21/06/2026, h17.30
BRICIOLE

di e con Enrico Colombo
produzione Teatro dei burattini di Varese

Lo spettacolo è principalmente costruito sull’arte di “raccontare con i burattini”. È composto da sei brevi storie: alcune comiche e divertenti, altre dolci, poetiche, tenere. Tutte prestano attenzione, nei contenuti, nei ritmi e nelle modalità di racconto alla capacità di ascolto, alla sensibilità e alla capacità percettiva del giovane pubblico:

“C’era una volta”, breve introduzione sull’arte di raccontare (monologo d’attore).
“Luna Park”, ricordi di un pomeriggio al Luna Park raccontati da un pirotecnico teatrino (oggetti, musica, parole).
“I fidanzati”, breve storia d’amore tra due gattini, nata per caso (burattini a guanto).
“Il mare”, avventure e disavventure di un esploratore (narratore, oggetti, burattini, suoni e rumori).
“Il maiale invisibile”, ovvero una storia che puzza. Esempio di come si raccontano le storie con pochi materiali (teatro delle mani).
“Gervas”, svegliarsi è per molti un grosso problema, lo è anche per il gattino protagonista della storia finale (marionetta a stecca).

Riduzione: Lo spettacolo è costruito sull’arte del raccontare con i burattini e propone sei brevi storie, comiche o poetiche, pensate per rispettare i tempi di ascolto e la sensibilità del giovane pubblico. Si va da un’introduzione sul narrare, a ricordi di Luna Park, a una tenera storia d’amore tra gattini, fino alle avventure di un esploratore, a un racconto “puzzolente” fatto con pochi materiali e alla vicenda finale di un gattino che fatica a svegliarsi. Ogni episodio utilizza tecniche diverse – burattini, oggetti, suoni e mani – stimolando immaginazione e percezione.

LUINO, parco Ferrini, via XV Agosto
Sabato 04/07/2026, h21.30 [biglietto unico 8€]
ZITTO, ZITTO

di e con Claudio Cremonesi
Spettacolo comico e circense.

“Zitto, Zitto”, in pista da oltre 25 anni, è lo spettacolo che raccoglie le esperienze di una vita d’artista: mai uguale a sé stesso, capace di rinnovarsi ad ogni replica secondo il contesto e nel gioco di improvvisazione con il pubblico, con uno stile unico.

Che sia in strada o in teatro, Claudio Cremonesi, azzera fin da subito le distanze col suo pubblico e coinvolge tutti, adulti e bambini, in un susseguirsi di fantasiosi numeri comici, di giocolerie inaspettate e pericolosi equilibrismi. Oggetti di uso quotidiano vengono trasformati e resi sorprendenti (una valigia da pedalare, scope danzanti, copertoni che volano…) e nel dialogo che si crea con gli spettatori incalzano riflessioni, commenti, citazioni poetiche, battute, improvvisate e gag.

“Zitto, Zitto” è uno spettacolo che in realtà “parla, parla”, a tutti. Un antidoto a ogni distanziamento sociale, un pretesto per giocare insieme.

Premio Grimaldi d’oro, rassegna nazionale del clown giovane
2° premio al Festival Internazionale di Teatro di Strada di Ancona (2006)
Clown e giocoliere per il Cirque du Soleil nello spettacolo Allavita! (2015)

Riduzione: Zitto, Zitto è uno spettacolo comico e circense in scena da oltre 25 anni, frutto dell’esperienza di una vita d’artista. Sempre diverso, si rinnova a ogni replica grazie all’improvvisazione e al dialogo diretto con il pubblico. Claudio Cremonesi abbatte ogni distanza coinvolgendo adulti e bambini tra numeri comici, giocolerie sorprendenti ed equilibrismi rischiosi. Oggetti quotidiani si trasformano in strumenti poetici e giocosi, dando vita a gag, riflessioni e citazioni. Uno spettacolo che parla a tutti, invito a ritrovarsi e giocare insieme.

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