2 Giugno 2017

Clima, indignazione dall’Europa e dalla Cina per la decisione di Trump. Scoppiano le polemiche

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(ANSA) “Giornata triste”, decisione “funesta”, “gravemente sbagliata”: le reazioni straniere all’annuncio di Donald Trump dell’uscita degli Stati uniti dall’accordo di Parigi sul clima sono unanimemente negative. Dalla Casa Bianca: “L’accordo negoziato da Obama impone target non realistici per gli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni”.

Clima, indignazione dall’Europa e dalla Cina per la decisione di Trump. Scoppiano le polemiche. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato dal prato davanti alla Casa Bianca il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. “Gli Stati Uniti cominceranno a negoziare un nuovo accordo sul clima”, ha detto Trump. “Vogliamo un accordo che sia giusto. Se ci riusciremo benissimo, altrimenti pazienza”, ha aggiunto. “Gli Usa non onoreranno più le parti non vincolanti dell’accordo di Parigi a partire da oggi”. “Gli Stati Uniti si ritireranno dall’accordo di Parigi, ma avvieranno trattative per rientrare nell’accordo o per farne uno interamente nuovo che abbia i termini giusti per gli Stati Uniti, le aziende, i lavoratori e i contribuenti”, ha affermato Trump, definendo l’accordo di Parigi “negativo” per gli americani. “Non posso in buona coscienza sostenere un accordo che punisce gli Stati Uniti, che è quello che l’accordo di Parigi fa”. Gli Usa smetteranno immediatamente di contribuire al ‘Green Climate Fund’ delle Nazioni Unite: lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, definendo quello di Parigi “un accordo che azzoppa gli Stati Uniti e favorisce altri Paesi”. “Sono stato eletto dai cittadini di Pittsburgh, non da Parigi”, ha detto ancora Trump assicurando che gli Stati Uniti saranno amici dell’ambiente, ma senza danneggiare l’occupazione. Trump, impegnandosi a lavorare da subito con i democratici per l’avvio di nuove trattative sul clima, precisa che l’accordo sul clima di Parigi costerebbe agli Stati Uniti posti di lavoro che “non possiamo permetterci di perdere”.

Le critiche a Trump dall’Europa. “L’Accordo di Parigi rimane una pietra angolare della cooperazione tra i nostri paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda del 2030. Crediamo fermamente che l’accordo di Parigi non possa essere rinegoziato, in quanto strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie. Siamo convinti che l’attuazione dell’accordo di Parigi offra grandi opportunità economiche per la prosperità e la crescita nei nostri paesi e su scala globale”. Così la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier italiano Paolo Gentiloni ed il presidente francese Emmanuel Macron in una nota congiunta, in cui hanno “preso atto con rincrescimento della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo sul clima”. La decisione degli Usa di lasciare l’accordo di Parigi – ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel – “non riuscirà a fermare tutti quelli tra noi che si sentono obbligati a proteggere il pianeta”. Secondo il premier Gentilonic’è un accordo, quello di Parigi sul clima, che va mantenuto e noi lo manterremo. E spero che gli Stati Uniti possano rivedere la posizione che hanno preso ieri“. “Oggi è un triste giorno, perché un partner chiave volta le spalle alla lotta contro il cambiamento climatico globale. L’Ue è profondamente dispiaciuta per l’unilaterale decisione dell’amministrazione Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi”. Così il Commissario europeo per l’energia, Miguel Arias Canete, ha dichiarato in una nota dalla Commissione dopo l’annuncio del presidente Usa, aggiungendo che l’annuncio “galvanizza” e che “continueremo con i nostri partner” e aperti a “nuove alleanze”.

“L’amministrazione Trump si sta unendo a una piccola manciata di nazioni che rifiutano il futuro”. E’ il primo commento dell’ex presidente Barack Obama alla decisione, annunciata da Donald Trump, di ritirare gli Usa dall’accordo sul clima di Parigi. “Pacta sunt servanda. E’ una questione di fiducia e leadership. Questa decisione danneggerà gli Stati Uniti e il pianeta”. E’ il commento su Twitter del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani rispetto alla decisione di Donald Trump di dire addio all’accordo di Parigi sul clima.

 

La Russia non abbandona l’accordo di Parigi sul clima nonostante l’annuncio di Donald Trump che gli Stati Uniti ne usciranno: lo assicura il vice premier russo Arkadi Dvorkovich. “Abbiamo preso la decisione di partecipare” all’accordo “e non credo che la cambieremo”, ha detto Dvorkovich all’agenzia Ria Novosti. “E’ assolutamente evidente che senza la partecipazione degli Usa gli accordi di Parigi saranno inattuabili”, spiega il consigliere del Cremlino, Andrei Belusov, riporta l’agenzia Interfax. Anche la Cina conferma che terrà fede agli impegni presi con l’accordo di Parigi sul clima. “Crediamo che rifletta l’ampia approvazione della comunità internazionale sulla questione dei cambiamenti climatici”, ha ribadito in conferenza stampa la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying. Le parti interessate “dovrebbero custodire questo risultato conquistato a fatica”, ha aggiunto rimarcando l’importanza di assicurare “misure concrete” in risposta al nodo dei cambiamenti climatici.

La Casa Bianca ha informato in anticipo gli alleati che il presidente Donald Trump ritirerà gli Stati Uniti dal patto globale sul clima di Parigi. “L’accordo negoziato da Obama impone target non realistici per gli Stati Uniti nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni”. E’ quanto si legge nel documento riportato da alcuni media americani e distribuito in Congresso dalla Casa Bianca per spiegare la decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo sul clima di Parigi. “Gli Stati Uniti sono gia’ alla guida del mondo per la produzione di energia e non hanno bisogno di un accordo negativo che danneggia i lavoratori americani”. Lo afferma la Casa Bianca illustrando la decisione del presidente Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul clima di Parigi. La spiegazione è contenuta in un documento riportato distribuito ai membri del Congresso e distribuito dai media americani. L’accordo sul clima ”impone dei costi in anticipo sugli americani a danno dell’economia e della crescita del lavoro, mentre strappa impegni insignificanti da altri paesi, come la Cina”. Con il ritiro dall’accordo sul clima di Parigi, il presidente Donald Trump “mantiene una della promesse” della campagna elettorale. Lo afferma la Casa Bianca, in un documento riportato dai media americani e distribuito ai membro del Congresso. Trump nel corso della campagna elettorale aveva assicurato in più di un’occasione che avrebbe ritirato gli Stati Uniti dall’intesa.

La Cina continuerà a lavorare con l’Ue al rafforzamento dell’accordo di Parigi sul clima anche se gli Usa dovessero sfilarsi. Pur non menzionando direttamente gli Usa, la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying ha detto che i cambiamenti climatici sono “una sfida globale” che nessun Paese può ignorare. “Non importa se altri cambiano idea, continueremo a seguire un modello di sviluppo sostenibile”, ha aggiunto Hua, in conferenza stampa quotidiana. “La Russia dà grande importanza” all’accordo sul clima di Parigi, ma “allo stesso tempo va da sé che l’efficacia di questa convenzione sarebbe probabilmente ridotta senza i suoi attori chiave”: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, commentando le indiscrezioni della stampa americana secondo cui il presidente Usa Donald Trump avrebbe deciso il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul clima. Il presidente Donald Trump non “comprende” bene i termini dell’accordo sul clima di Parigi. Lo ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in un incontro a Berlino sottolineando che i leader europei hanno cercato di spiegargli il processo, nel corso del G7 a Taormina, con “frasi semplici”. Il presidente americano pensa di poter ritirarsi “immediatamente” dall’accordo ma ci vorranno “tre o quattro anni anni per uscirne”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15% delle emissioni globali (dati 2015). Il primo produttore è la Cina, con il 29%. Nel 2015 le emissioni cinesi sono calate dello 0,7% e nel 2016 di un altro 0,5%. Nei dieci anni precedenti, la produzione di gas climalteranti del Dragone aumentavano in media del 5% ogni anno. Il calo è dovuto alla chiusura di centrali a carbone e all’apertura di centrali nucleari, rinnovabili e a gas. La Cina, priva di petrolio e avvelenata dal carbone, ha convenienza a puntare su eolico e fotovoltaico e sta investendo in questi settori in modo massiccio. Gli Usa nel 2015 avevano tagliato le emissioni del 2,6% e nel 2016 dell’1,7%, grazie a notevoli investimenti sulle rinnovabili, favoriti dall’amministrazione Obama. Il terzo produttore mondiale di gas serra è l’Unione europea, con il 10%. Negli ultimi vent’anni le sue emissioni sono scese costantemente, grazie al ruolo delle rinnovabili, ma nel 2015 sono salite dell’1,4%. I problemi vengono dall’India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali e nel 2015 ha aumentato la sua produzione di gas serra del 5,2%. La scelta di Trump potrebbe spingere New Delhi a rallentare il suo impegno nella riduzione delle emissioni.

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