7 Maggio 2017

Colmegna, la nobile esperienza di Marta con i migranti tra insegnamento ed integrazione

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(Marta Marzorati) E’ ormai un anno che Colmegna, una frazione di Luino, ospita in una casa affacciata sul lago, gestita da Agrisol Servizi, il braccio operativo della Caritas Comasca, diciotto ragazzi migranti, in cammino come tanti altri loro amici verso una speranza di vita. Molti sentono forte il desiderio di un’integrazione sociale matura e consapevole.

La conoscenza della lingua e della cultura italiana sono, dunque, mezzi essenziali per comprendere il paese in cui devono inserirsi e per esprimere e comunicare la loro storia personale. Per questo a Colmegna la scuola è pensata come strumento indispensabile per l’affermazione di buone pratiche di incontro e di relazione interculturale. Per migliorare la comunicazione e favorire l’integrazione, infatti, non basta studiare la grammatica, ma occorre ogni giorno insegnare l’Italiano come lingua della vita quotidiana nel territorio di accoglienza. Le ore di lezione non sono, dunque, più frontali, ma l’insegnante promuove lezioni interattive sui principali elementi dell’universo culturale al quale apparteniamo (“la cultura italiana”), l’educazione civica o tematiche di attualità.

Momenti di condivisione e conoscenza interculturale sono molto frequenti. “Maestra, ma anche noi facciamo il pic-nic lunedì dell’Angelo?”: è una delle tante domande che durante il periodo pasquale echeggiavano nell’aula scolastica. Anche l’8 marzo è stato occasione per confrontarsi sui ruoli di genere nelle diverse culture, al fine di imparare assieme a riconoscere gli stereotipi che spesso limitano la libertà della donna.

Gli educatori, insieme all’insegnante, hanno organizzato, inoltre, una serie di attività volte a conoscere i principali servizi alla persona e risorse socio-culturali del luinese, con il doppio obiettivo di favorire l’apprendimento esperienziale della lingua e accrescere l’autonomia degli ospiti. Potrà capitarvi, quindi, di averci incontrati in Biblioteca o al mercato, e che qualcuno vi abbia avvicinati timidamente per chiedervi quanto costi un barattolo di miele. L’idea, infatti, è quella di calare i nostri ragazzi, per cui le occasioni di incontro con l’esterno non sono mai abbastanza, in situazioni reali ma protette, grazie alle quali imparare l’italiano facendo, compilando, per esempio, un bollettino postale, o spiegando i sintomi del raffreddore al farmacista, o chiedendo come navigare in Internet in biblioteca o, appunto, facendo finta di comprare del miele.

Accogliere significa andare oltre il discorso emergenziale e assistenzialista promosso dalla politica e dai media, operando per l’integrazione intesa non come appiattimento della differenza, ma messa in dialogo, mutuo scambio. La buona accoglienza promuove il protagonismo sociale dei migranti, la loro autonomia, costruendo ponti, in un’ottica di sviluppo della comunità. Questo passa anche per l’insegnamento della lingua, che si fa veicolo di messa in comunicazione di universi di senso all’apparenza tanto distanti. Questo è quanto cerchiamo di fare ogni giorno nella nostra scuola di italiano a Colmegna.

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