24 Aprile 2017

Germignaga, dai combustibili fossili all’energia rinnovabile: le dimensioni di una sfida

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(emmepi) Alla vigilia della Giornata Mondiale per la Terra, all’ex Colonia Elioterapica di Germignaga, nella serata di venerdì una interessante riflessione di Fulvio Fagiani che, partendo dalle riflessioni sull’enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, giunge a tracciare un quadro su quella che è la situazione ambientale a livello globale, passando in rassegna le strategie messe in atto dai vari paesi finalizzate a preservare l’ambiente nel quale viviamo. Una sfida impegnativa, anche a livello economico, ciò che ne emerge, nella quale a fare la differenza sono i piccoli gesti del quotidiano.

Germignaga, dai combustibili fossili all’energia rinnovabile: le dimensioni di una sfida. Fulvio Fagiani, presidente di UniversAuser, e Stefano Camerini, docente di “Mitigazione dei cambiamenti climatici” al Politecnico di Milano, con Maria Vittoria Lanella presidente del GIM, sono stati i protagonisti della serata di venerdì 21 aprile scorso presso l’ex Colonia Elioterapica, in cui si è fatto il punto della situazione sul clima e l’ambiente, alla vigilia della Giornata Mondiale per la Terra, giunta quest’anno alla 47ª edizione. “Earth Day”, la più grande manifestazione ambientale per la conservazione delle risorse naturali del nostro pianeta, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo. La data del 22 aprile indicata dalle Nazioni Unite non è stata scelta a caso: la Giornata per la Terra si celebra infatti un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera. Che cosa c’è di nuovo, dunque, nel panorama del dibattito scientifico/culturale, ma soprattutto sulle relazioni tra la sostenibilità ambientale e quella sociale ed economica?

Dalle riflessioni sull’enciclica di Papa Francesco ad un’analisi delle strategie messe in atto dai vari paesi. Fulvio Fagiani, è partito dalle riflessioni sull’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, sottolineando la profondità della cultura di tipo ambientale e la ricchezza di analisi di tipo sociologico contenute nel documento. Tuttavia è rimasto “deluso del fatto che, nonostante le grandi aspettative, non ci sia stato sufficiente dibattito all’interno del mondo cattolico. Entusiasti invece i non credenti e gli atei, perché hanno trovato un leader internazionale di riferimento, che non si limita a ragionare sull’immediatezza della cronaca, ma riflette su tempi lunghi”. La Conferenza di Parigi del 12 dicembre 2015 rappresentò un momento importante per il clima, perché “in un mondo dilaniato da conflitti e con il rischio di guerre nucleari, i paesi partecipanti trovarono un accordo a livello quali planetario sulle questioni ambientali”. Ma, dai rapporti pubblicati a fine 2016, il divario tra la percentuale di emissioni su cui si sono impegnati gli stati e quanto sarebbe necessario per contenere il riscaldamento globale non è ancora sufficientemente rassicurante: le concentrazioni di CO2 sono aumentate, con una crescita di emissioni di gas serra dagli anni ’90 in poi pari al 63%. Benché, negli ultimi 3 anni e per la prima volta, la curva sia rimasta stazionaria, è necessario contenere le temperature al di sotto dei 2°. Si tratta, dunque, di una sfida impegnativa, anche per i suoi risvolti economici. La Cina, che è responsabile del 28% delle emissioni globali di CO2, sta dimostrando delle attenzioni e dei propositi da tenere in considerazione: a partire dal gennaio 2016 e nel giro di tre anni ha puntato a chiudere 4.300 piccole miniere di carbone, inoltre non concederà autorizzazioni all’apertura di nuove centrali alimentate a combustibile fossile. Contemporaneamente costruirà 800 mila stazioni di ricarica, perché in Cina la politica di sostegno alla diffusione di auto elettriche e ibride sta procedendo in maniera decisa. Non tutti sanno che, che tra i quattro maggiori detentori di brevetti al mondo per le batterie di accumulo, due sono giapponesi e due, appunto, cinesi. La stessa India non costruirà più centrali a carbone a partire dal 2022. E nei paesi occidentali, in particolare negli USA, che cosa sta accadendo? Lo scorso anno i governatori di 17 stati USA hanno siglato un accordo trasversale per promuovere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica, affinché si acceleri la transizione degli Stati Uniti verso la Green Economy. Coalizione alla quale hanno aderito anche un migliaio di imprese e che coinvolge un territorio in cui vive il 40% della popolazione statunitense. “La leadership tecnologica non si cambia e non la si consegna nelle mani della Cina”. Ha concluso Fulvio Fagiani.

Ma quanto tempo abbiamo per cambiare rotta? “Il tempo non è dalla nostra parte – ha esordito Stefano Caserini parafrasando una canzone dei Rolling Stones – perché questo gas che cresce nell’atmosfera non è prodotto dai vulcani, ma siamo noi a crearlo. Nel Nord del mondo avvengono le emissioni maggiori, anche se, fortunatamente, verso maggio/giugno le foreste, per fotosintesi, assorbono CO2 grazie alla fotosintesi”. Purtroppo gli effetti dei cambiamenti climatici si vedranno nel tempo profondo e i posteri subiranno le conseguenze di ciò che abbiamo prodotto nel 20° secolo. Ecco allora quali sono le dimensioni della sfida: “mandare a zero le emissioni di gas serra entro pochi decenni”. Non ci sarà una conversione interiore, come si dice nella “Laudato si”, perché rimane un grande divario tra l’ambizione e l’azione, quindi starà a noi convincere i governanti a “rottamare il sistema energetico basato sui combustibili fossili e costruirne un altro” pensando a un mondo che vuole muoversi in un modo diverso, anche solo riducendo il fattore di emissione dei veicoli. Le tecnologie rinnovabili diventeranno allora non più alternative, ma dominanti.

Fondamentali i piccoli gesti del quotidiano a partire dalle strategie messe in atto in piccole realtà territoriali, tra esse Germignaga. Ma in questo panorama, che appare assai complesso, tra catastrofismo e negazionismo, esistono spiragli di speranza, soprattutto per incoraggiare i giovani nel proseguire il cammino verso un mondo più pulito? Certamente sì, ha sostenuto Caserini, citando, per esempio, il primato mondiale per l’offerta più bassa di energia da fotovoltaico conquistato dal Messico. Molti prestigiosi studi inoltre ritengono fattibile un sistema di energia rinnovabile al 100%. Perfino la Commissione Europea considera la necessità di cambiamento delle abitudini personali. Allora diventano importanti anche i piccoli gesti, come come ha fatto il comune di Germignaga dallo scorso novembre, rivolgendosi ad un nuovo fornitore di energia che utilizza solo fonti rinnovabili. Anche EquoStop, il progetto di mobilità sostenibile promosso da Des-Va, G.I.M. e TerrediLago , illustrato da Maria Vittoria Lanella e che in queste ultime settimane ha raccolto, oltre all’adesione di un numero sempre maggiore di associazioni, anche il patrocinio di molti comuni, aggiunge un prezioso tassello all’impegno per la salvaguardia del nostro pianeta. Durante la serata è incominciata infatti la raccolta di adesioni delle singole persone al progetto EquoStop, grazie a Ilaria Arlotta, Greta Congiusti, Giorgia Cremonesi, Alice Lapesa e Vittoria Milanese, le studentesse del Liceo Scientifico Sereni di Luino, alle quali è stato affidato il compito dell’accoglienza del pubblico in apertura di serata.

Per la galleria fotografica dell’evento, pubblicata da “Eventi Lago Maggiore” sulla propria Pagina Facebook, cliccare qui.

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