6 Aprile 2017

“Caso Torrisi”, caos al Senato. Alfano: “Se Pd cerca pretesti per elezioni lo dica”

Continua la bagarre in Senato, scoppiata ieri pomeriggio, che delinea lo spettro di una crisi di governo. A scatenare le polemiche nella maggioranza è stata l’elezione alla presidenza della commissione Affari costituzionali Salvatore Torrisi, di Ap, invece del candidato Pd Giorgio Pagliari. In Senato non ha retto il patto di maggioranza a causa del con voto segreto.

(Foto © Alternativa Popolare)

“Caso Torrisi”, caos al Senato. Alfano: “Se Pd cerca pretesti per elezioni lo dica”. Angelino Alfano “scomunica” Salvatore Torrisi dopo la vicenda di ieri della sua elezione a presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato. “Prendo atto della scelta del senatore Torrisi – ha detto il presidente di Alternativa popolare Angelino Alfano -. Amen. Ha scelto la sua strada. La nostra è diversa: il senatore Torrisi non rappresenta Ap al vertice della commissione Affari costituzionali”. “Torrisi, che è persona stimata – aveva detto in mattinata Alfano, parlando nella sede di Ap – mi ha chiesto 24 ore per rifletterci. Ma visto che si tratta di una questione di principio è chiaro che una sua permanenza alla presidenza è incompatibile con Ap“. “Noi – ha puntualizzato Alfano – abbiamo votato a favore del candidato del Pd perché quella presidenza toccava al Pd: noi rispettiamo i patti, siamo leali“. “Il massimo che potevamo fare era quello che abbiamo fatto, chiedere a Torrisi di rinunciare alla Presidenza. Ogni volta che facciamo battaglia politica – conclude Alfano – andiamo avanti a viso aperto, in chiaro”.

Mi sembra inconcepibile, assolutamente irrituale. Sono preoccupato per Alfano“: aveva risposto il neo presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Salvatore Torrisi commentando la richiesta di dimissioni che gli ha rivolto Alfano. “Manco il partito comunista sovietico faceva queste cose – aggiunge – Se mi fossi dimesso ieri, oggi non saremmo riusciti a chiudere la discussione generale sul decreto sicurezza e a fissare il termine per gli emendamenti. Io lavoro per le istituzioni”. Poi da Alfano l’attacco al Pd e al presidente che ieri ha chiesto un incontro al capo dello Stato dopo la vicenda: “Da Orfini – aveva detto Alfano – ho sentito parole surreali. Siccome non siamo nati ieri e abbiamo capito il giochino dico che non ci stiamo. Se qualcuno cerca pretesti per far cadere il governo e andare al voto anticipato lo dica chiaro”.

E Matteo Renzi lancia la sfida: “Il fronte del no al referendum, al Mattarellum, all’Italicum, quello che ha votato Torrisi e ora è maggioranza, adesso ci faccia qualche proposta”. Poi Renzi, incontrando i parlamentari della sua mozione, spiega: “Un episodio grave e profondamente antipatico, non si può tornare al linguaggio della prima repubblica. La parola crisi di governo non la vogliamo sentire pronunciare. Questi sono giochini da prima repubblica”. (ANSA)

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