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14 Marzo 2017

Luino e AlpTransit: tra costi e urbanistica, domande e perplessità sul sottopasso ferroviario

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Sono tante le domande che i cittadini continuano a porsi sulla situazione e sul futuro riguardante la linea ferroviaria, che interessa Luino e tutto il territorio dell’Alto Varesotto. Non solo i costi, ma anche le opportunità, i progetti urbanistici e i rapporti istituzionali che si stanno configurando. Non da ultima la lettera del sindaco Andrea Pellicini ai ministri Delrio e Galletti, e al Governatore Maroni. Qui un’analisi con molte perplessità al riguardo, elaborata da Diego Intraina.

Un treno merce sulla linea Gallarate-Luino-Bellinzona

Luino e AlpTransit: tra costi e urbanistica, domande e perplessità sul sottopasso ferroviario. Dopo aver espresso delle considerazioni concernente la ricostruzione del sottopasso ferroviario e sull’incerto comportamento che potrebbe condizionare la futura qualità urbanistica di Luino, non possiamo evitare di porci delle ulteriori domande, questa volta di più facile comprensione, sulla quantità economica predisposta dalla triplice alleanza: Regione, Provincia e RFI (Rete Ferrovie Italia). Stiamo parlando di predisposizione finanziarie causali, opere necessarie per soddisfare decisioni sovralocali in vista di potenziamenti del transito dei treni merci.

Predisposizione che, voglio ricordare, serve esclusivamente per “risolvere e compensare” la conseguente chiusura (si potrebbe dire totale) del passaggio a livello: asse stradale importante che collega piazza Risorgimento, l’ospedale e la frazione di Voldomino/quartiere Fanfani. Predisposizione finanziaria che sembra lasciare a desiderare nella sua quantificazione perché, evidentemente, è risultata viziata dalla mancanza di quell’indispensabile percorso o visione progettuale che ho cercato di spiegare nell’articolo precedente da parte dell’Amministrazione Comunale. Errore di percorso che al “tavolo mobilità” ha più volte costretto l’assessore Alessandra Miglio e i tecnici comunali, a trasferire la responsabilità sulla stanziata cifra d’investimento. Cifra che appare chiaramente, a detta dell’ingegnere progettista delle ferrovie, fuori scala al tal punto d’essere già, di per sé, insufficiente per la sola costruzione del sottopasso.

A questo punto sorge d’obbligo farsi delle domande:
– chi pagherà in mancanza di un’adeguata copertura finanziaria i conseguenti e necessari lavori di raccordo resisi obbligatori dalla chiusura del passaggio a livello: raccordo e svincolo (possibile rotonda) su via XXV aprile e dal lato opposto il raccordo all’esistente ovale dell’ospedale?
– Chi pagherà i complessi lavori che si renderanno necessari per garantire l’accesso e l’uscita dalle proprietà presenti a destra scendendo dall’ex area Visnova e indennizzerà i probabili espropri o le eventuali demolizioni se i fondi stanziati sono insufficienti?

Il cronoprogramma e i lavori consegnato giovedì all’Amministrazione Comunale da parte di RFI prevede di iniziare la progettazione esecutiva il mese d’aprile 2017 per poter consegnare i lavori finiti (quali lavori?) nel 2019.

E qui si pone una seconda serie di domande:
– nel gennaio 2018, quando i lavori ferroviari saranno completati (e si abbasseranno le sbarre del passaggio a livello), l’Amministrazione Comunale sarà pronta a finanziare tutti i lavori d’affiancamento necessari per rendere fruibile e sicura la viabilità di Luino che ho elencato sopra?
– Dovranno essere ritoccate voci del bilancio per garantire questi straordinari investimenti che dovranno essere finanziati “dopo domani” (2017/2019) visto che la compensazione monetaria stabilita dalla “triplice alleanza” è di una povertà estrema?
– È giusto che sia la comunità luinese, pur riconoscendo l’interesse strategico del trasporto su ferro, ad accollarsi queste spese al fine di ottimizzare le esigenze funzionali delle ferrovie?

A queste domande sicuramente verranno date delle risposte, ma confermo che sino a l’altro ieri, giovedì, i nostri politici annaspavano in un preoccupante buio e abitavano in una profonda e imbarazzante incertezza visto l’avvicinarsi del mese di aprile.

Allora, la domanda finale da farsi può risultare retorica: è corretto ritenere normale questa prassi amministrativa incentrata sullo stato d’incertezza comportamentale, o, questa imposta e subita incertezza nel governare la città è da ritenere inammissibile, pensando che si sta governando una realtà urbana che dovrebbe fare da riferimento per tutto l’intero territorio dell’alto Verbano. Cosa c’è che non funziona in queste necessarie relazioni politiche che costringono a continue ri-interpretazioni sul valore delle Autonomie locali? Questo è un importante argomento urgente su cui la politica dovrebbe fare delle serie riflessioni.

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