12 Marzo 2017

Luino e AlpTransit, arrivati i progetti di RFI sui passaggi a livelli. “Il comune non deleghi interventi”

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(Diego Intraina) L’idea è stata immolata dalla funzionalità. Sacrificare qualcosa di proprio per un fine importante: i propri interessi alla causa comune, per un ideale.L’altra sera al tavolo tecnico sulla mobilità del Comune di Luino, dopo una sollecitazione abbiamo potuto vedere quella che c’è stata comunicata come la fresca soluzione (sembra arrivata solo giovedì mattina) elaborata dalla Società RFI, (Rete Ferrovia Italia, società controllata dalla FS S.p.A.). Un impianto che ha fatto della sola tecnica stradale la propria legge ideale, dimenticandosi o ignorando millenni di storia dell’architettura e sensibilità urbanistica.

Il passaggio a livello di via Voldomino a Luino

Luino e AlpTransit, arrivati i progetti di RFI sui passaggi a livelli. “Il comune non deleghi interventi”. Prima d’inoltrarci nelle considerazioni, dobbiamo velocemente inquadrare la situazione pianificatoria dell’ex area Visnova e della via XXV Aprile. Queste sono aree inserite all’interno di un perimetro nominato “aree centrali” una vasta area comprendente tutto il centro cittadino di Luino. Il destino pianificatorio di questa immensa area viene posticipato a tempi non prevedibili. Questa procedura d’attuazione rispetto ai pensieri della giunta comunale, come hanno più volte detto, va a ribaltare i contenuti d’indirizzo e di controllo sensibile (visione di dialogo organico con il resto della città e con i bisogni, materiali e immateriali, da questa espressi o probabilmente esprimibili) dell’azione pianificatoria: rimane “congelata” nell’attesa d’adeguarsi alla venuta casuale di richieste di presunti operatori imprenditoriali. Pertanto fino ad oggi, perlomeno istituzionalmente e soprattutto democraticamente (cosa di non poco valore politico), non è mai stata osservata con una possibile e probabilistica visione urbanistica, espressione legata ai reali bisogni esprimibili nel quotidiano da parte del sistema città.

Fatta la premessa passiamo alle motivazioni dell’articolo. L’area viene trasferita per la sua trasformazione ad altri enti. Si accetta in modo arbitrario di consegnare la “progettazione urbanistica” a dei tecnici ferroviari senza poter trasferire a loro nessuna delle indicazioni qualitative che il piano di Governo del territorio ha sospeso, salvo quella di richiedere una pista ciclo-pedonale di mt. 3.00 e l’altezza del ponte di mt. 5.00, che guarda caso comporta un intervento che potrebbe risultare invasivo (in semi-trincea) perché di difficile inserimento, visto l’abbassamento dell’attuale livello di circa mt. 2.50, se questo non e pensato e relazionato ad un possibile impianto architettonico e che oltretutto non precluderebbe, qualora non venisse realizzato, l’accesso dei mezzi di soccorso di una certa dimensione verso il centro città.

Quando si parla di indicazioni qualitative mi riferisco ad una lettura e ad una consapevolezza del valore strategico dell’area. Di fatto stiamo parlando di un nuovo e importante portale d’ingresso all’esistente nucleo commerciale e al balcone della città lacuale. La capacità della sua lettura e concretizzazione urbanistica, come specifica caratterizzazione urbana, la si può solamente ottenere attraverso l’esercizio di una analisi elaborata attraverso un’attenta progettazione che permette l’applicazione di quella necessaria facoltà del giudizio capace di elaborare il percorso partendo dall’intuizione per arrivare all’interpretazione e infine alla concretizzazione dell’idea.

Questa idea non può essere demandata dopo a nessun tipo d’intervento, deve diventare pensiero concreto, essere la visione indispensabile al fine di assegnare i giusti valori a tutti gli elementi caratterizzanti e modificanti: un ponte, in quel momento, potrebbe risultare di non avere solo un valore funzionale ma anche simbolico pertanto varrebbe la pena di trattarlo con un particolare rispetto progettuale, non banalizzato alla funzione. Penso allo sforzo dei portali delle gallerie delle autostrade Svizzere di Tami, al ponte verde di Germignaga di Salvato ecc.. Cosa di questi è l’elemento ridondante che li rende significativi, non è difficile, è la relazione, è l’idea espressa dalla relazione. La relazione tra le espressioni granitiche delle montagne e per caso di Germignaga è la relazione con il parco che viene assimilata, forzandone il livello linguistico, con il progetto ponte.

Dunque anche un asse stradale, quando lo si traccia, non lo si può eludere da una funzione dipendente dal costruito circostante o costruibile, anzi deve diventare non solo elemento d’ordine ma anche espressione dello stesso e assumere così la sua giustificazione da quello che lo circonda. Esempio: se si prevede di realizzare edifici a portico che definiscono la strada, la stessa deve assumere un carattere e una dimensione diversa da una strada che attraversa la campagna. Faccio una esemplificazione per farmi capire: Via Vittorio Veneto non potrà presentarsi con lo stesso linguaggio con cui si qualificherà via XXV aprile perché sono diverse le tipologie presenti e le conseguenti aspettative e l’idea visionaria: presenza puntuali di ville piuttosto che edifici contigui, percorso pedonale o asse di collegamento.

Per non farla lunga, personalmente ritengo che delegare l’intuizione di queste sensibilità a professionisti che hanno ben altri interessi e altri compiti sia un errore irresponsabile che stiamo commettendo. L’Amministrazione, necessariamente, doveva preoccuparsi per tempo di questa problematica e incaricare per tempo un professionista a supportare, qualora l’Ufficio Tecnico non fosse stato nelle condizioni di occuparsene, questa necessità progettuale in modo da poter indirizzare le ferrovie verso un pensiero qualitativo e non solo funzionale. Risulta altrettanto sbagliato insistere che il progetto urbanistico possa essere individuato dopo che le ferrovia abbiano predisposto il tunnel; risulta paradossale che si giustifichi questo denunciando che le decisioni sono state prese senza l’Ente Comunale tra Regione-Provincia-RFI, quando fino a “domani” si continuerà a cavalcare le amicizie maroniane.

Dunque dobbiamo fare di un errore virtù e correre a riparare il danno. Finisco con un esempio di carenza progettuale, che dovrebbe insegnare comportamenti amministrativi da non ripetere: le gallerie di Maccagno dove banalmente non si è riusciti ad indirizzare ANAS nel predisporre la continuità del percorso ciclopedonale della Madonna della Punta e a convincerla, in un altro momento, alla realizzazione di un marciapiede nel ponte/rotonda all’uscita del paese”.

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