23 Febbraio 2017

Pd, Orlando sfida Renzi: “Mi candido alle primarie. ‘No’ alla politica della prepotenza”

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Cresce il numero di candidati per le elezioni primarie del Pd. Dopo l’ufficializzazione scontata di Matteo Renzi e quella sofferta di Michele Emiliano, arriva anche la decisione dell’attuale ministro della Giustizia, Andrea Orlando. La sua candidatura era nell’aria da giorni e verrà formalizzata oggi alle 18 in un circolo romano.

ANSA/ANGELO CARCONI

ANSA/ANGELO CARCONI

Pd, Orlando sfida Renzi: “Mi candido alle primarie. ‘No’ alla politica della prepotenza”. “Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza, perché credo ci voglia responsabilità e perché credo che il Pd debba cambiare profondamente per poter essere davvero utile all’Italia e ai problemi degli italiani, che ora vivono momenti difficili”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, a margine di un’iniziativa a Ostia annunciando la sua candidatura alla segreteria del Pd. “Cinquanta sfumature di rosso? Dobbiamo avere – ha aggiunto – 50 sfumature di Pd non di rosso“. “Dentro il Pd – ha spiegato il ministro – ci deve essere anche il rosso, ma noi dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa e dobbiamo lavorare per evitare che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità, ma torni a essere una grande e bella occasione di vivere insieme e lavorare per la trasformazione dell’Italia”.

Intanto Matteo Renzi continua il suo viaggio negli Stati Uniti. “Chi vuole cambiare il Paese – è il suo messaggio – discuta su popoli e populisti”. “Nei giorni passati avevo auspicato una iniziativa positiva da parte di una generazione di quarantenni e cinquantenni in grado autonomamente di diventare protagonista; di arricchire, irrobustire e unire il PD, nel pluralismo delle culture e delle idee. La decisone di Orlando di candidarsi a segretario del partito va in questa direzione. Renderà il confronto congressuale più vero e articolato. Una necessità per tutti, compreso Renzi. Orlando, pur giovane, ha una lunga esperienza di lavoro nei territori, di direzione politica nazionale, amministrativa e di governo. E’ colto, sobrio ma deciso e coraggioso. Sembra a me la persona più adatta per guidare il Pd”.

Intanto la prossima settimana un’assemblea potrebbe nominare il coordinamento del nuovo soggetto politico della sinistra. Poi a marzo si dovrebbe svolgere un evento pubblico nazionale. Il ‘cantiere’ dei bersaniani lavora infatti a pieno ritmo per dare da subito un segnale e indicare il percorso sia a quanti sui territori sono tentati dall’uscita dal Pd, sia al pezzo di sinistra, da Pisapia a Vendola, che dall’esterno osserva dove porterà la scissione. Ma la scelta non è facile, tanto che all’indomani dello strappo dal Pd, tra i deputati si registrano dubbi e ripensamenti: Andrea Giorgis, che era accreditato come possibile capogruppo, decide per ora di restare nel Pd. Alla fine, sussurrano i Dem, non saranno più di 15 ad andare via. Solo propaganda, ostentano tranquillità i bersaniani: “Adesioni oltre le aspettative”, dice Nico Stumpo.

Tra le fila del nuovo soggetto che mira a “riaggregare il centrosinistra non-renziano” con un’ispirazione ulivista da sinistra di governo, ci sarà Vasco Errani. L’ex presidente dell’Emilia Romagna, da sempre vicino a Bersani, non smentisce le voci che lo danno in avvicinamento al nuovo soggetto ma rinvia alla sede politica: l’appuntamento in programma sabato a Ravenna nel suo circolo Pd. Sui territori, spiegano gli ex Dem, sono più complicate le scelte: il percorso si annuncia più lungo e laborioso. In Toscana, fanno notare i renziani, seguiranno Enrico Rossi solo uno o due consiglieri regionali. Mentre in Emilia Romagna esce dal Pd Silvia Prodi, nipote del Professore.

Quanto a Errani, da Palazzo Chigi già fanno sapere che non verrà meno perciò alla stima e alla collaborazione quotidiana sul tema della ricostruzione post-terremoto, di cui l’ex presidente regionale è commissario. Così come, affermano da entrambe le parti, continuerà la collaborazione in Parlamento e anche sui territori per le amministrative. Ma da subito, soprattutto al Senato, la dialettica tra Pd e sinistra minaccia di farsi accesa: su temi come scuola e voucher i bersaniani, che con la loro pattuglia compatta di 12 senatori saranno determinanti per la maggioranza, annunciano battaglia. E, liberi dal vincolo di appartenenza al Pd, saranno con la Cgil nella campagna referendaria. (ANSA)

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

I commenti sono chiusi.

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com