Il rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente ha registrato una crescita dei pendolari dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Le persone che quotidianamente si servono del trasporto pubblico su rotaia oggi infatti sarebbero 712mila. A fronte di questo aumento la Regione Lombardia a restare preponderante è l’investimento riguardante il traffico su gomma.

Pendolari lombardi in aumento, a rivelarlo il rapporto di Legambiente: Pandolaria 2016. I pendolari lombardi nel 2016 hanno toccato quota 712mila, registrando una crescita dell’1,3% rispetto all’anno precedente e del 20% in 10 anni. A rivelarlo è il rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente. In Lombardia il gap rispetto a linee suburbane e metropolitane resta ancora molto alto, mentre l’offerta di autostrade, inclusi i numerosi nuovi tratti in fase di realizzazione o in progetto, rimane preponderante, come in parallelo il tasso di motorizzazione, che nella Provincia di Milano è oltre le 582 automobili per 1.000 abitanti. Un dato che pone la Lombardia in contrasto con altre realtà europee: la popolazione della regione può essere confrontata con quella di Londra o con quella della Catalogna, dove si registrano tassi di motorizzazione rispettivamente di 328 e 480 automobili per mille abitanti. Mentre resta relativamente basso l’investimento della Regione Lombardia per le infrastrutture. Ad essere stanziati per il servizio sono stati infatti 129,1 mln di euro, per il materiale rotabile 68 mln di euro. Sul bilancio regionale tali stanziamenti hanno pesato nella misura dello 0,77%
“Gli investimenti attuati dalla Regione nel comparto ferroviario si sono concentrati sulle direttrici che convergono su Milano, lasciando ai margini tutte le aree periferiche – sottolinea Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Inoltre i pendolari in 7 anni si sono visti aumentare i costi dei biglietti del 30,3%, un adeguamento tariffario a cui non sempre corrisponde un miglioramento del servizio. Purtroppo l’attuale strumento di programmazione della mobilità (PRMT) continua a considerare una priorità i finanziamenti che favoriscono il trasporto stradale su gomma, mentre la crescita degli utenti del trasporto ferroviario dovrebbe far scegliere la direzione opposta”.
Diverse le criticità riscontrabili sulle linee ferroviarie lombarde. In Lombardia si muovono ogni giorno 2300 corse su 1920 km di rete ferroviaria, con un’età media del parco treni di 18,6 anni. Dei 461 treni presenti sul territorio, 336 sono elettrici, mentre 125 rientrano nella fascia più inquinante dei treni a diesel. La regione, inoltre, si posiziona tra quelle dove sono state applicate le più alte penali per non aver rispettato gli standard (puntualità, pulizia, numero di carrozze dei convogli ecc.) previste dai Contratti di Servizio, nei confronti dei gestori del servizio ferroviario: 10 milioni nel 2015, per un totale di 116 milioni in 15 anni. In particolare ad essere state rilevate sono state le criticità presenti sulle linee Cremona – Codogno – Milano (87 km, 6 stazioni e una velocità media di 84 kmh), Cremona – Brescia (51 km, 8 stazioni e una velocità media di 52 kmh), Varese – Milano Porta Venezia (63 km, 20 stazioni e una velocità media di 57 kmh), Milano – Bergamo (56 km, 5 stazioni e una velocità media di 60 kmh) e Rho – Chiasso (60 km, 18 stazioni e una velocità media di 40 kmh). Tra esse si riscontrano criticità di natura differente, per esempio ad interessare la linea Cremona – Codogno – Milano sono ritardi e soppressioni, mentre la linea Cremona – Brescia risulta lenta e dotata di treni datati. Sovraffollamento, soppressioni e ritardi sono invece le problematiche che attanagliano la linea Milano – Bergamo, mentre troviamo nuovamente soppressioni e ritardi a caratterizzare la linea Varese- Milano Porta Venezia. Infine i ritardi e la lentezza dei treni rappresentano le criticità riscontrabili sulla linea Rho – Chiasso.
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