3 Ottobre 2016

Colombia: nessun accordo tra il governo e le FARC, al referendum vincono i “no”

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Non c’è pace per la Colombia. Con una differenza di circa 65 mila voti, il ‘no’ all’accordo firmato una settimana fa tra il governo e le FARC ha prevalso sui ‘sì’ nel referendum relativo all’intesa per la riconciliazione. Il risultato del voto ha scosso in profondità, e sorpreso, il Paese.

Colombia, nessun accordo tra il governo e le FARC

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Il plebiscito sulla pace con le FARC è la Brexit colombiana. A sorpresa in Colombia i cittadini hanno rifiutato nel referendum popolare l’accordo di pace firmato con le FARC dopo quattro anni di negoziato. Una decisione che apre grandi interrogativi sul futuro del Paese. Il ‘no’ si è imposto di un soffio, con il 50,21% contro il 49,78%, in Juan Maun votazione che ha fatto segnare un’enorme astensione, il 62,57%. Come nel caso britannico, i sondaggi prevedevano una vittoria netta dei sostenitori dell’accordo di pace e, come nel caso di Londra, anche in Colombia la pioggia è stata la protagonista di una giornata elettorale che apre una nuova fase di instabilità per l’intero paese, che non riesce a trovare la strada giusta per chiudere definitivamente 52 anni di conflitto armato. Il voto ha dimostrato che la Colombia è un paese spaccato tra chi era pronto all’intesa e chi invece considera che l’accordo sia troppo favorevole agli ex guerriglieri FARC e al loro reinserimento, dopo anni di sangue e attacchi armati, nella società.

Il grande sconfitto è il presidente Juan Manuel Santos, che si era giocato il suo capitale politico per la pace, il quale ha già detto che la tenuta del governo non dovrà essere influenzata dalla sconfitta referendaria. “Come capo di Stato, sono il garante della stabilità della nazione, e questa decisione democratica non deve pregiudicare questa stabilità, che voglio garantire”.
Il presidente colombiano, che aveva invitato la popolazione a ispirarsi al pacifismo del Mahatma Gandhi, ha anche sottolineato che non vuole gettare la spugna e che invierà subito un’equipe di negoziatori all’Avana, grande sponsor (insieme al Vaticano) e sede del dialogo, per continuare i negoziati di pace con i capi guerriglieri. L’interrogativo è come continueranno i negoziati dopo il ‘no’ frontale mostrato dalla società nel referendum, che era stato una scommessa personale di Santos rispetto al suo predecessore, Alvaro Uribe, principale oppositori del processo di pace e grande vincitore della nottata.

In sintonia con Santos, anche le FARC hanno detto di voler mantenere la propria “volontà di pace” ribadendo di essere disponibili “a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro”. In questo modo, le FARC confermano che il loro addio alle armi è definitivo, ma è il Paese intero a entrare, dopo il voto della domenica, in una nuova tappa inattesa, confusa e piena di incognite. Nessuna delle due parti può dimenticare di non essere stata in grado di mobilitare intorno al progetto di pace una società come la Colombia che ha sofferto più di mezzo secolo di conflitto. Il punto che ha generato più attrito è stata la questione della giustizia transitoria accordata ai guerriglieri: un progetto di legge di amnistia che prevede il perdono per tutti quei guerriglieri che non hanno commesso reati riconosciuti dallo Statuto di Roma come crimini contro l’umanità, tortura, sequestro o reclutamento di bambini. (AGI)

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