E’ il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, nella cerimonia del Ventaglio, ha ricordato la violenza degli ultimi giorni invitando a non farsene vincere e a rispondere la cultura e i valori. Il capo dello Stato ha parato anche del referendum bollando come “surreale” la discussione sulla data. (Foto copertina © Twitter Quirinale)
“Certi dibattiti su data e spacchettamento del referendum costituzionale sono talmente surreali da sembrare la caccia ai Pokemon”. Sergio Mattarella riceve la stampa al Quirinale e liquida certe pressioni come se fossero opera di Pikachu. “La data del referendum non è stabilita per il semplice fatto che non è ancora possibile farlo”, ha detto, e riguardo lo spacchettamento “a fronte di una richiesta, laddove vi fosse stata, solo la Cassazione avrebbe potuto decidere, e rigorosamente non in base a considerazioni politiche”. In occasione del referendum costituzionale “il confronto si svolga sul merito della riforma perchè l’elettorato si esprima con piena consapevolezza”, ha quindi esortato il capo dello Stato.
Mattarella ha parlato anche dell’emergenza terrorismo. “Quello che dobbiamo impedire è che la paura ci vinca. Non possiamo consentire che il nostro Paese entri nell’età dell’ansia”. Il presidente della Repubblica ha ricordato “l’enormità del crimine” contro padre Jacques Hamel, il prete sgozzato a Rouen, come anche le vittime dei fatti di Dacca, Nizza, Kabul, Istanbul e “la barbara uccisione di Giulio Regeni”. “Non vi è soltanto l’assalto feroce del terrorismo”, ha detto il capo dello Stato, “questa stagione sembra dare spazio ad ogni tipo di violenza, sembra davvero che il demone della violenza si sia nuovamente diffuso in Europa”. Certo, “l’allarme più alto è per la violenza che nasce dalla propaganda terroristica di ispirazione islamista”, ma “non vi è solo questa violenza, occorre capire da dove scaturiscono tante manifestazioni di violenza” e occorre “la collaborazione attiva delle comunità religiose d’Europa , particolarmente di quelle islamiche”.
“Talvolta i media cedono alla tentazione di voler spiegare in tempo reale gli avvenimenti invece di narrarli, cercando nello smarrimento della gente, nei frammenti di immagine, in testimonianze rese talvolta sotto choc, conclusioni destinate sovente a rivelarsi fallaci alla luce dei fatti”, è stata la tirata di orecchie del Presidente della Repubblica al giornalismo frettoloso e un po’ arruffone che domina spesso le cronache. “Non si tratta di spettacolo, bensì della vita e del futuro delle persone – ha aggiunto – sarebbe forse opportuno ricercare un punto di equilibrio con l’esigenza di evitare che la ripetitività fuori di misura di immagini di violenza possa provocare comportamenti emulativi”.
L’attuale clima di incertezza “si riflette anche nel linguaggio della politica, dei media e dei social. Un linguaggio talvolta caratterizzato da toni aspri”, ha proseguito Mattarella, ricevendo la stampa al Quirinale, stigmatizzando le asprezze verbali troppo ricorrenti nell’agorà telematica. “Dovremmo stare molto attenti, tutti, a partire da chi ha responsabilità politiche, ad evitare espressioni violente, oltraggiose, aggressive”, ha sottolineato, “non è accettabile insultare ripetutamente un avversario politico, farne bersaglio di una vera e propria campagna di denigrazione o di livore”. (AGI)
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