1 Giugno 2016

Compagnoni: “Ma sull’Ospedale di Luino a che gioco stiamo giocando?”

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Dopo la denuncia del sindaco di Luino, Andrea Pellicini, in merito alla richiesta di intervento del presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, per non privare l’ospedale di Luino dell’urgenza notturna in Chirurgia, interviene con considerazioni di slancio il capogruppo de “L’altra Luino” e medico, Franco Compagnoni. Ecco l’analisi del consigliere comunale, che nel dettaglio racconta la situazione del nosocomio luinese partendo da quello che è stato, quello che è e quello che potrebbe accadere con una seria condotta definitiva da attuare.

L'ex vicesindaco di Luino, Franco Compagnoni

Il dottore e capogruppo de “L’altra Luino”, Franco Compagnoni

Compagnoni: “Ma sull’Ospedale di Luino a che gioco stiamo giocando?”. “Chi governa un giorno dovrà annunciare prima o poi che l’Ospedale di Luino chiuderà?  È’ un processo ormai irreversibile? L’annuncio di ieri, ufficializzato dallo strenuo tentativo del sindaco riguardante le strumentiste di sala operatoria, è una sorta di preparazione ambientale? Magari intervenendo il presidente Bobo Maroni ce le lascia ma poi per il futuro cosa accadrà? Quante volte dovrà essere scomodato per intervenire in un continuo stillicidio? Che cosa combinerà in futuro di non cambiato fino ad ora? Chi potrà rassicurare, rassicurandosi realmente?”, a domandarselo è il dottore e capogruppo de “L’altra Luino”, Franco Compagnoni.

Il quadro storico. “L’iniziale lontana dirigenza Lucchina – continua Compagnoni -, nel proporre la costruzione di un unico ospedale baricentrico Luino-Cittiglio, probabilmente già vedeva e conosceva ben chiaro destini e mission aziendali. Queste, avvenute con modalità ed in un contesto allora impreparato e non ancora preventivabile, hanno portato le direzioni generali via via susseguitesi negli anni ad interpretare la questione ospedaliera di Luino come annosa problematica gestionale, senza prodursi mai serenamente in logica di concreto mantenimento e di motivazione di sviluppo. Parecchi incontri istituzionali tra le parti, mai spontanei e sempre motivati da impellenze di criticità e progressivi segnali di riduzione, ridimensionamento o privazione. Mai una collegialità operativa, sempre azioni quasi difensive e non in concorrenza ai problemi. D’altro canto il nostro territorio è ben famoso nel non saper creare sistema, soprattutto sulle grandi tematiche, e le varie sfilacciature lo fanno sempre apparire come un coacervo litigioso irredentista con cui è impossibile discutere e rapportarsi, se non in modo cosmetico e non sostanziale. L’oggi, infatti, non è che il figlio dell’ieri con la pericolosità, rispetto ad alcune tematiche, di poter essere perpetrato nel domani”.

“Non si può che ripartire nell’interesse comune della salute più ampio possibile, con un riconoscimento dei dati di fatto, spesso ipocritamente un po’ negati, e la volontà di concorrere ad un dialogo serio, consapevole e competente; non strumentale per l’ambito di missioni gestionali che dovrebbero sostanzialmente possedere requisiti di successo e di soddisfazione sociale comuni. Era necessario sedersi ad un tavolo, in passato, non perché inesorabilmente costretti dai fatti, e neanche farlo con atteggiamento di difesa reciproca, ma ricercando con apprezzamento ed onestà intellettuale le possibilità di incontro e di risoluzione, che spesso in una minimalità ormai costantemente rosicchiata sono tutt’altro che praticamente ed economicamente impossibili. Il territorio di Cittiglio, Luino e Cuasso dovrebbe costituire responsabilmente una rete sinergica, condividendo esigenze e bisogni dialetticamente con le direzioni generali”.

Ma è mai possibile, inoltre, senza pensare a scelte di contenuti, non riuscire politicamente tra istituti pretendere di mantenere l’indispensabilità indiscutibile del nostro nosocomio? Ogni anno nel periodo estivo la solita sottrazione di posti letto in medicina, contro ogni logica che proprio in estate richiederebbe per ovvi motivi un incremento. Una ormai atavica situazione della dialisi, con la sola presenza nefrologica di alcune ore settimanali, ed anch’essa invece pensata come elemento trainante, addirittura per una dialisi attrattiva anche di tipo turistico. In aggiunta a queste ormai litanie annuali, in continua progressione privativa da ormai alcuni mesi, si aggiunge il consolidamento della assenza del medico radiologo dal venerdì sera al lunedì mattina ed in ogni festivo, millantandone la sostituzione con l’immagine radiologica teletrasmessa che non può invece che essere integrativa. Per non parlare del totale azzeramento della presenza medica in laboratorio analisi, della continua depauperazione ambulatoriale di consulenza senza urologo, pediatra e praticamente ginecologo. La situazione dell’area chirurgica è più patetica ed iniziata con la contrazione operatoria con la formula week-surgery con interventi dapprima ortopedici contratti solo fino al giovedì e poi con ogni urgenza-emergenza praticamente dirottata a Cittiglio. Qui si tratta solo di una sopravvivenza minimale dei servizi, che è già progressivamente mancante. A questo, ulteriormente, si aggiungono anche le inesorabili ombre plumbee sul pronto soccorso ad un passo dalla chiusura notturna, frutto della contrazione chirurgica”.

Il paradosso è che le alte cariche dirigenziali generali, che attuano tali progettualità, siano regionalmente premiate come ottemperanti pienamente alla mission aziendale. Non basta il sindaco Pellicini, il comune avrebbe potuto fare molto di più in un ruolo istituzionale dialettico continuo con la direzione generale, cercando con opposizione costruttiva di mantenere e riavere il tolto, avvalendosi di un gruppo di lavoro competente e poi politicamente distrutto probabilmente ad hoc, demolendone e mettendone a tacere la presidenza della commissione targata Piero Rossi. Vi è anche un’inconsapevole complicità di una classe medica operante, appiattita sul timore di ripercussioni personali o di interazione di conflitto di interesse”.

“Infine – conclude Compagnoni -, sarebbe utile che il sindaco di Luino ed il comune, insieme al Comitato, trovino l’orientamento e l’operatività, proprio pretendendo il mantenimento della struttura ospedaliera di per sé, che già, come evidenziato in queste ultime settimane, è precaria e continuerà ad esserlo in futuro”.

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