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7 Maggio 2016

Papa Francesco: “Sogno Europa in cui migrare non sia un delitto. Lavoro ai giovani”

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Papa Francesco invoca un nuovo umanesimo per l’Europa basato su tre capacità: “integrare, dialogare, generare”. L’appello arriva durante il conferimento al Papa del Premio Internazionale Carlo Magno 2016 alla presenza di numerose autorità. Nella Sala Regia del Vaticano anche il premier Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

 EPA/L'OSSERVATORE ROMANO

EPA/L’OSSERVATORE ROMANO

Papa Francesco: “Sogno Europa in cui migrare non sia un delitto. Lavoro ai giovani”. “Sogno un’Europa, in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito a un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo”. Nel discorso alla cerimonia di conferimento del Premio Carlo Magno, Papa Francesco ha scelto la formula utilizzata da Martin Luther King “I have a dream” per indicare gli obiettivi che ritiene dignitosi e doverosi per l’Unione Europea L’auspicio di Bergoglio per la UE – pronunciato davanti alla cancelliera tedesca Angela Merkel, al re di Spagna Felipe IV, al premier italiano Matteo Renzi e al governatore della BCE, Mario Draghi oltre che ai tre presidenti europei Schulz, Juncker e Tusk accompagnati dall’alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini – è che “i progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri”.

“Sogno – ha continuato il Papa – un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa in cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima utopia”. “Le radici dei nostri popoli, le radici dell’Europa si andarono consolidando nel corso della sua storia imparando a integrare in sintesi sempre nuove le culture più diverse e senza apparente legame tra loro. L’identità europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale”, ha spiegato il Papa esortando a “promuovere un’integrazione che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo in cui costruire la storia”. “Una solidarietà – ha tenuto a distinguere – che non può mai essere confusa con l’elemosina, ma come generazione di opportunità perchè tutti gli abitanti delle nostre città – e di tante altre città – possano sviluppare la loro vita con dignità. Il tempo ci sta insegnando che non basta il solo inserimento geografico delle persone, ma la sfida è una forte integrazione culturale”. Secondo Bergoglio, “in questo modo la comunità dei popoli europei potrà vincere la tentazione di ripiegarsi su paradigmi unilaterali e di avventurarsi in colonizzazioni ideologiche; riscoprirà piuttosto l’ampiezza dell’anima europea, nata dall’incontro di civiltà e popoli, più vasta degli attuali confini dell’Unione e chiamata a diventare modello di nuove sintesi e di dialogo”. “Il volto dell’Europa – infatti – non si distingue infatti nel contrapporsi ad altri, ma nel portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure”.

“Se c’è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci – ha osservato Papa Francesco – è questa: dialogo. Siamo invitati a promuovere una cultura del dialogo cercando con ogni mezzo di aprire istanze affinchè questo sia possibile e ci permetta di ricostruire il tessuto sociale. La cultura del dialogo implica un autentico apprendistato, un’ascesi che ci aiuti a riconoscere l’altro come un interlocutore valido; che ci permetta di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato. è urgente per noi oggi coinvolgere tutti gli attori sociali nel promuovere “una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro”, portando avanti “la ricerca di consenso e di accordi, senza però separarla dalla preoccupazione per una società giusta, capace di memoria e senza esclusioni”. Nel suo discorso, Francesco ha fotografato impietosamente “un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione;un’Europa che si va trincerando invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi nella società; dinamismi capaci di coinvolgere e mettere in movimento tutti gli attori sociali (gruppi e persone) nella ricerca di nuove soluzioni ai problemi attuali, che portino frutto in importanti avvenimenti storici” ed ha descritto come traguardo“un’Europa che lungi dal proteggere spazi si renda madre generatrice di processi”.

“Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno – ha affermato Papa Bergoglio – un nuovo umanesimo europeo, “un costante cammino di umanizzazione, cui servono “memoria, coraggio, sana e umana utopia”. “Sogno – ha detto ancora – un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perchè rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perchè non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto”. “Sogno un’Europa – ha elencato – dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile”. “Sogno – ha poi concluso – un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti”.

“In Ue terra, tetto e lavoro per tutti”. In Europa dobbiamo garantire a tutti “l’accesso alla terra, al tetto per mezzo del lavoro”. Lo ha chiesto Papa Francesco nell’importante discorso pronunciato alla cerimonia per la consegna del Premio Carlo Magno, presigioso riconoscimento conferitogli dalla citta’ di Aquisgrana. Bergoglio ha anche reclamato un’impegno particolare perche’ questi diritti siano riconosciuti dall’Unione Europea ai giovani. “Come possiamo farli partecipi di questa costruzione – si e’ chiesto ad alta voce – quando li priviamo di lavoro; di lavori degni che permettano loro di svilupparsi per mezzo delle loro mani, della loro intelligenza e delle loro energie? Come pretendiamo di riconoscere a essi il valore di protagonisti, quando gli indici di disoccupazione e sottoccupazione di milioni di giovani europei sono in aumento?”.

“Se vogliamo pensare le nostre societa’ in un modo diverso, abbiamo bisogno di creare posti di lavoro dignitoso e ben remunerato, specialmente per i nostri giovani“, ha spiegato il Pontefice nel discorso pronunciato in presenza di numerosi leader del Vecchio Continente come il premier Matteo Renzi, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il re di Spegna Felipe IV e i tre presidenti europei Schulz, Juncker e Tusk, ma anche il governatore della BCE, Mario Draghi, e il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, che hanno ricevuto il Premio Carlo Magno nelle scorse edizioni. “Se vogliamo mirare a un futuro che sia dignitoso, se vogliamo un futuro di pace per le nostre societa’, potremo raggiungerlo – ha ammonito Francesco – solamente puntando sulla vera inclusione: quella che da’ il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale”. Per il Papa, “l’accesso alla terra, al tetto per mezzo del lavoro” rappresenta “l’ambito in cui le persone e le comunita’ possano mettere in gioco molte dimensioni della vita: la creativita’, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacita’, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione”. Secondo Francesco, dunque, “la realta’ sociale del mondo di oggi, al di la’ degli interessi limitati delle imprese e di una discutibile razionalita’ economica, esige che “si continui a perseguire quale priorita’ l’obiettivo dell’accesso al lavoro per tutti”. (AGI)

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