6 Maggio 2016

Elezioni in Gran Bretagna: a Londra primo sindaco musulmano, Labour crolla in Scozia

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Si sono chiuse le urne per le elezioni locali e suppletive in varie zone del Regno unito, la più importante delle quali è quella per il sindaco di Londra. Lo spoglio dei voti nella capitale è iniziato in mattinata e il risultato dovrebbe essere noto nel tardo pomeriggio. Ecco il quadro della situazione.

(newstatesman.com)

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Elezioni in Gran Bretagna: a Londra primo sindaco musulmano, Labour crolla in Scozia. Il partito laburista di Jeremy Corbyn sembra aver evitato la pesante sconfitta elettorale che era stata prevista nelle elezioni amministrative che si sono svolte ieri in Gran Bretagna. Il Labour infatti ha mantenuto il controllo di importanti consigli cittadini, ma incassa un risultato negativo in Scozia dove diventa il terzo partito, con i Tories che lo sorpassano in seconda posizione e il Partito nazionalista scozzese in testa. I Lib Dems anche guadagnano terreno in Scozia, mentre l’Ukip, la formazione euroscettica di Nigel Farage, ha avuto buoni risultati e spera di conquistare seggi in Galles. Ma gli occhi di tutti durante lo spoglio ancora in corso sono rivolti a Londra, dove il laburista Sadiq Khan viene dato in dirittura d’arrivo per diventare il primo sindaco musulmano della capitale britannica. Secondo il rilevamento finale pubblicato dal London Evening Standard, Khan avrebbe ottenuto il 43% delle prime preferenze, mentre il candidato tories Zac Goldsmith il 32%. Se si guarda alle seconde preferenze – che vengono prese in considerazione se nessun candidato raggiunge al primo spoglio il 50% – Khan arriva al 57% contro il 43% dell’avversario. “Sarò il sindaco di tutti i londinesi”, ha twittato l’avvocato per i diritti umani ieri dopo aver votato. I risultati dello spoglio a Londra non saranno annunciati prima di questa sera. In media i laburisti hanno perso circa il 6% rispetto alle amministrative 2012, ma secondo le analisi della Bbc, se i risultati vengono proiettati a livello nazionale, il partito di Corbyn guadagna un 4% che invece perdono i Tories.

Passa un fiume tra Sadiq Khan e il suo destino. A sud del Tamigi ci sono caseggiati dove il primo sindaco musulmano in pectore di Londra, deputato laburista ed ex avvocato dei diritti umani figlio di immigrati, è nato 45 anni fa: e dove un po’ di benessere è arrivato – quando è arrivato – solo da qualche anno. A nord, sulla sponda opposta, i palazzi storici del potere e della monarchia britannica. Una linea di divisione che appartiene al passato, in una metropoli ormai attraversata ovunque da mastodontici progetti di sviluppo urbano. Ma comunque una linea simbolica da superare nella sfida più importante del voto amministrativo di oggi in Gran Bretagna. Voto a macchia di leopardo, con 16 milioni di persone chiamate alle urne nella sola Inghilterra, col rinnovo delle assemblee nazionali in Scozia (ormai dominata dagli indipendentisti dell’Snp), in Galles e in Irlanda del Nord, con nuovi sindaci a Liverpool e Bristol, con due elezioni suppletive per la Camera dei Comuni.

I risultati indicativi sono attesi nel tardo pomeriggio di oggi, utili a capire quanto peserà sul premier conservatore David Cameron la spaccatura interna al suo partito sul referendum del 23 giugno sulla Brexit; e quanto pagherà dazio il nuovo leader della sinistra anti-austerity, Jeremy Corbyn, le polemiche sull’antisemitismo che hanno travolto nel Labour un suo vecchio alleato, l’ex sindaco Ken Livingstone.

Ma il premio in palio che conta, per quanto relativamente indicativo sugli equilibri elettorali nazionali, resta Londra: la metropoli cosmopolita che traina l’intero Paese e che di anno anno diventa sempre più multicolore. Khan ne è partito alla conquista di buon ora. Prima si e’ fermato fra le case popolari di Henry Prince estate, nel quartiere di Wandsworth, dove e’ cresciuto quinto di otto figli nati da una coppia di immigrati pachistani (padre per anni autista di bus, madre rammendatrice). “Si riparte dal luogo in cui sono cresciuto – ha twittato da li’ – per mettere riparo alla crisi degli alloggi creata dai Tory”. Poi, con la consorte Saadiya, si e’ presentato sorridente nel seggio di Streatham, sempre a sud del Tamigi. Nelle stesse ore, nel sobborgo esclusivo di Barnes, accompagnato dalla seconda moglie, l’ereditiera Alice Rotschild, arrivava il suo rivale conservatore Zac Goldsmith: il rampollo dorato che le ha tentate tutte per cercare di rovesciare il tavolo fino all’ultimo, dalla campagna referendaria anti-Ue al fianco dell’uscente e popolare Boris Johnson, ai richiami più o meno subliminali alla paura del sindaco islamico – magari “estremista” – anche a costo di tirarsi dietro accuse di razzismo. E che tuttavia i sondaggi hanno continuato a condannare fino alla vigilia. Difficile del resto far aleggiare lo spettro di un’ipotetica “Eurabia” (o quello di un impenetrabile ‘Londonistan’ evocato dal possibile prossimo presidente americano Donald Trump) dietro il profilo di uno come Sadiq Khan: esponente moderato del Labour che con la svolta radicale di Corbyn non si trova nemmeno troppo a suo agio e sul quale un imam di Bradford ha scagliato addirittura nel 2013 una fatwa per il si’ “blasfemo” alla legge sulle nozze gay. Khan, in ogni modo, non ha mai avuto dubbi. “La storia di Londra”, della Londra di oggi, “e’ la mia storia”, ha scritto orgogliosamente sul suo sito. “La mia visione – ha insistito quasi a sottolineare quel fiume che lo separa da Goldsmith – e’ semplice: dare le stesse opportunità a tutti i Londoners”. Opportunità che in tanti si attendono da lui nelle zone a sud e a est della capitale in cui i musulmani sono il 20-30% e gli inglesi bianchi (non piu’ del 45% di tutta la popolazione urbana attuale) una minoranza quasi residuale. Un esempio è Hackney, con le sue 14 moschee: alcune variopinte e vistose, altre più anonime come la Madina Mosque di Clapton, di fronte alla quale qualche giovane con il caffetano bianco accetta di parlare con l’ANSA dirigendosi verso un seggio vicino con la ‘poll card’, la tessera elettorale, in mano. “Devo fare presto per tornare al lavoro”, spiega ad esempio Nabir, annunciando il voto “per Khan non solo perché è uno di noi, ma perché ha una mentalità aperta, quello che serve a questa città”. Dello stesso parere Framarz Ataye, un afgano che lavora come consulente per alcune ong: “Khan arriva da un retroterra povero e quindi conosce bene i bisogni dei cittadini e dei tanti che arrivano dall’estero”. Ma da queste parti anche i pochi autoctoni sembrano allineati: “Poco importa se è musulmano o mo – fa eco un’anziana signora, working class inglese fino al midollo – l’importante è che faccia qualcosa anche per i più poveri, a partire dalle case”. Sadiq va bene anche a lei. Un nome nuovo per una città che ha già cambiato faccia.

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