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19 Marzo 2016

Pubblica amministrazione: sette regioni del Sud tra le peggiori 30 dell’Unione Europea

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Ci sono sette regioni del Sud fra le peggiori 30 dell’Unione Europea per qualità della Pubblica Amministrazione. E’ il quadro che emerge dalla classifica stilata dall’Ufficio Studi della CGIA basandosi sulla più grande indagine europea condotta dall’Ue sulla qualità della PA a livello territoriale.

(napoli.fanpage.it)

(napoli.fanpage.it)

Pubblica amministrazione: sette regioni del Sud tra le peggiori 30 dell’Unione Europea. Su 206 territori interessati dallo studio, la Campania si classifica al 202° posto. La classifica è stata stilata basandosi su qualità dei servizi pubblici ‘territoriali’, criteri di assegnazione e corruzione. Il risultato finale è un indicatore che varia dal +2,781 della regione finlandese Åland (1° posto) al -2,658 della turca Bati Anadolu (206° e ultimo posto); la media europea è posta a zero.

I servizi sono valutati come migliori nelle due province autonome del Trentino Alto Adige (indici superiori a 1) e nelle due regioni a statuto speciale del Nord (Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia) che presentano un indice maggiore di zero, ovvero superiore alla media delle 206 regioni europee. In terreno “negativo” tutte le altre regioni italiane ma con gap accettabili per Veneto ed Emilia Romagna che tendono alla media europea (indici pari a -0,186 e -0,217). Completamente negativa la situazione del Mezzogiorno a partire dal risultato meno disastroso dell’Abruzzo (-1,097), a quelli peggiori di Sicilia, Puglia, Molise, Calabria (indici che variano da -1,588 a -1,687), per finire con la “pecora nera” Campania (-2,242). Situazione preoccupante anche per il Lazio che, con un indice pari a -1,512, si posiziona al 184° posto tra le 206 regioni europee, lontano dai risultati delle altre tre regioni del Centro.

“Il quadro dipinto da questo indice europeo – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – evidenzia come l’Italia sia il Paese che presenta, al suo interno, la più ampia variabilità in termini di qualità della PA, tra le prime regioni del Nord e le ultime del Sud. Si pensi che, secondo quanto indicato dal Fondo Monetario Internazionale, se l’efficienza del settore pubblico si attestasse sui livelli ottenuti dai primi territori italiani, come le province di Trento e di Bolzano, la produttività di un’impresa media potrebbe crescere del 5-10 per cento e il Pil italiano di due punti percentuali, ovvero di 30 miliardi di euro”.

Lo squilibrio tra le regioni del Nord e del Sud determina il posizionamento negativo dell’Italia nella classifica: 17° posto con un indice negativo (-0,930) lontano dalla media europea (posta a zero). La qualità dei servizi del settore pubblico è molto elevata nel Nord d’Europa con Danimarca (+1,659), Finlandia (+1,583) e Svezia (+1,496) ai primi tre posti. Ma anche il confronto con i big player europei è impietoso: Germania (6° posto con un indice pari a +0,852), Regno Unito (8° posto con +0,803), Francia (10° posto con +0,615) e Spagna (11° posto con +0,131) presentano indici di qualità della PA superiori alla media europea e nettamente migliori al dato Italia.

“L’indice europeo sulla qualità dei servizi del settore pubblico – afferma il Segretario della CGIA Renato Mason – è l’ennesima prova di come il nostro paese sia spaccato in due. Siamo la nazione dove gli squilibri territoriali sono più evidenti e questo frena la crescita del Paese. La riforma della PA deve proseguire e diventare modus operandi di tutti i livelli amministrativi; solamente con una PA efficiente e pronta, le imprese italiane potranno proliferare in tutto il paese e competere in scenari economici ancora incerti”. (ADNKRONOS)

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