La speranza è quella di un accordo in extremis con la Lega sugli emendamenti al ddl Cirinnà. Altrimenti il Pd è pronto a sfoderare l’arma del “super canguro”, primo firmatario Andrea Marcucci. Una mossa però non priva di conseguenze. Il “super canguro” avrebbe infatti il pregio di far decadere la stragrande maggioranza degli emendamenti. La Lega ne ha presentati oltre 5000, per dire. E l’intenzione del Carroccio e di Forza Italia è di richiedere il voto segreto su almeno un centinaio di emendamenti. Ma decadrebbero anche molti degli emendamenti Pd, in particolare quelli che vanno a correggere quei punti del testo Cirinnà suscettibili di incostituzionalità, vedi l’equiparazione unioni civili-matrimonio. Resterebbero in piedi soltanto alcuni emendamenti sull’art.5, quello delle stepchild.

(giornalettismo.com)
Il difetto dell’arma “super canguro”. Il “super canguro” costringerebbe la Camera a modificare il testo e correggere le parti a rischio incostituzionalità. Con la conseguenza che il ddl Cirinnà dovrebbe tornare di nuovo al Senato. Scenario che il Pd vorrebbe assolutamente evitare. Per questo nei corridoi di palazzo Madama, a quanto apprende l’Adnkronos, sta prendendo piede l’idea, al momento solo un’ipotesi, di formulare un nuovo testo. Un testo 2 che contenga anche le correzioni sui rischi di incostituzionalità.
L’ipotesi di un nuovo testo per ora resta una carta coperta, una suggestione tutta da soppesare. Del resto, c’è tempo per farlo. Il “super canguro” Marcucci non sarà messo ai voti subito: oggi e domani ci sarà l’illustrazione degli emendamenti e probabilmente il voto sull’odg Quagliariello-Calderoli sul non passaggio agli articoli. Insomma, di “canguri” si parla la prossima settimana.
Nell’attesa, la strada maestra resta la trattativa fino all’ultimo sul taglio degli emendamenti. Sebbene le speranze siano appese al lumicino. “Sembra evidente che ha vinto Calderoli…”, si commenta nel Pd. Il capogruppo leghista Gian Marco Centinaio infatti sarebbe stato più disponibile al gentlemen agreement proposto da Luigi Zanda la scorsa settimana al contrario di Roberto Calderoli. Ha spiegato Zanda al gruppo Pd: “Nelle ultime 24 ore c’è stata una frenata da parte della Lega sul ritiro dei suoi emendamenti”. Così come sul numero dei voti segreti: “Noi non li chiediamo e non li sosteniamo. I voti segreti non debbono essere a centinaia, e lo convenimmo coi capigruppo: tra i 10 e i 30”, ha detto Zanda.
Il Pd, da parte sua, ridurrà il numero degli emendamenti: “Noi faremo una riduzione. La stiamo definendo. E lo chiediamo per emendamenti “ripetitivi”, per quelli “di pura bandiera” che non hanno possibilità di essere approvati. Obiettivo finale è arrivare ad approvare la legge. Una buona legge”. Noi faremo una riduzione. La stiamo definendo. E lo chiediamo per emendamenti “ripetitivi”, per quelli “di pura bandiera” che non hanno possibilità di essere approvati. Obiettivo finale è arrivare ad approvare la legge. Una buona legge”.
Al gruppo intanto c’è stato uno scontro sul numero di voti sui quali lasciare libertà di coscienza. La proposta di Zanda è stata di dare libertà su tre emendamenti. Tra questi quello sull’affido rafforzato di Stefano Lepri. Ed è stato proprio il senatore cattodem ad intervenire nel gruppo per chiedere che i voti in libertà fossero almeno 9. L’assemblea quindi si è conclusa senza un voto. Resta la proposta di Zanda sui tre voti in libertà, una proposta che il capogruppo ha lasciato aperta: “La decisione è politica, su un provvedimento preciso in situazione estrema. Decisione politica – ha argomentato – perché vogliamo approvare provvedimento. 3 non è numero chiuso, ripeto: ma vediamoci, capiamo e studiamo. Se il tuo è intervento – ha detto a Lepri – è per esporre una posizione bene, se è per contarci allora lo si dica. Abbiamo raggiunto faticosamente l’unità”.
Comunque a prescindere dai voti segreti e dai voti in libertà, i vertici Pd restano ottimisti: “Abbiamo ampiamente i numeri”, è la valutazione. Oggi alle 16.30 inizia l’esame degli articoli. Come prima cosa dovrebbe essere messo ai voti l’ordine del giorno Quagliariello-Calderoli sul non passaggio agli articoli e per il quale si vorrebbe chiedere il voto segreto. “Non si può fare, anche se lo spacchettano”, dicono dal Pd in cui si scommette sul voto palese e si scommette sul fatto che “i numeri saranno gli stessi del voto sulle pregiudiziali”, che sono state respinte la settimana scorsa con un’ampia maggioranza. Dopodiché ci sarà l’illustrazione degli emendamenti che continuerà per tutta la giornata di domani. (ADNKRONOS)
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