Oltre duemila migranti sono morti quest’anno nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste europee. A diffondere la cifra drammaticamente simbolica della tragedia in corso è l’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. “Purtroppo abbiamo raggiunto un nuovo primato, con oltre 2.000 migranti morti fino al weekend scorso”, ha spiegato il portavoce dell’Oim, Itayi Virri, da Ginevra.

(ibtimes.co.uk)
Oltre duemila migranti sono morti dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo nel tentativo di arrivare sulle coste dei Paesi europei. Lo denuncia oggi l’Organizzazione internazionale per la migrazione (Oim), la principale organizzazione intergovernativa in ambito migratorio, secondo cui nello stesso periodo dello scorso anno erano morti 1.674, mentre in tutto il 2014 le vittime erano state 3.279. La stragrande maggioranza di loro ha perso la vita nel Canale di Sicilia, lungo la rotta del Mediterraneo centrale che collega la Libia con l’Italia, dove le imbarcazioni inadatte alla navigazione usate dai trafficanti accrescono significativamente le probabilità che si verifichino tragedie.
Dati statistici alla mano, la rotta del Mediterraneo centrale “la più letale per i migranti in cerca di una vita migliore”. Se Italia e Grecia hanno avuto quest’anno un numero paragonabile di arrivi (approssimativamente 97mila e 90.500 rispettivamente) il numero delle vittime è molto diverso. Circa 1.930 persone hanno perso la vita cercando di raggiungere l’Italia, 60 mentre tentavano di arrivare in Grecia. Nei primi sette mesi del 2014 i morti nel Mediterraneo erano stati in tutto 1.607, con un totale di 3.279 a fine anno. L’Oim, però, ha sottolineato come la nuova linea assunta dall’Ue da aprile sui salvataggi in mare abbia permesso di “recuperare molte persone che altrimenti sarebbero morte”.
Malgrado queste tragedie l’Oim riconosce gli sforzi straordinari messi in atto dalle forze marittime nel Mediterraneo, che continuano a salvare migranti in mare ogni giorno. Le perdite di vite umane sono molto diminuite negli ultimi mesi e questo è dovuto in gran parte al miglioramento dell’operazione Triton che ora può contare su più imbarcazioni per il pattugliamento delle acque internazionali, dove la maggior parte dei migranti si trova in difficoltà.
Circa 188mila migranti sono stati salvati nel Mediterraneo quest’anno e l’Oim appoggia la continuazione di questo tipo di sforzo. L’organizzazione ritiene che ancora più migranti cercheranno di raggiungere le coste mediterranee durante l’estate e che la soglia dei 200mila verrà raggiunta molto presto.
Nel corso dell’ultima settimana sono stati circa 20 i morti in mare, ha denunciato l’Oim. Le salme di 14 di loro, appartenenti a un gruppo più grande di 456, sono stati trovati in acque internazionali dalla nave della marina irlandese Le Niamh e portati al porto di Messina il 29 luglio. Lo staff dell’organizzazione, presente nel sud Italia, ha parlato con alcuni dei sopravvissuti: secondo le testimonianze dei migranti, il motore della barca si è surriscaldato durante la traversata. Per raffreddarlo, hanno dovuto usare l’acqua potabile a bordo e 14 di loro non ce l’anno fatta a causa della sete e del caldo.
“E’ inaccettabile che nel XXI secolo le persone in fuga da conflitti, persecuzioni, miseria e degrado ambientale debbano patire tali terribili esperienze nei loro Paesi, per non dire quello che sopportano durante il viaggio, e poi morire alle porte dell’Europa”, ha sottolineato il direttore generale dell’Oim, William Lacy Swing. Nonostante queste tragedie, l’Oim vuole riconoscere gli sforzi straordinari delle forze navali nel Mediterraneo che continuano a salvare vite umane ogni giorno. Il numero di decessi è diminuito in maniera significativa negli ultimi mesi e ciò è dovuto in gran parte al potenziamento dell’operazione Triton, ha sottolineato l’Oim. Il Mediterraneo è ora perlustrato da un maggior numero di imbarcazioni che si possono spingere fino a dove partono le richieste di soccorso.
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