(Un articolo di Diego Intraina) – Presentazione interessante quella di Federico Pianezza all’Auditorium di Maccagno. Sia per quanto riguarda i contenuti scientifici del lavoro, sia per la “discesa in campo” della Comunità Montana Valli del Verbano. Parlare della preziosa presenza di animali sul nostro territorio, dell’importante e fondamentale ricucitura di quel mosaico ambientale necessario che permette a loro la necessaria mobilità, dunque una garanzia di sopravvivenza e sicuramente un rafforzamento della specie, diventa sempre più urgente.

Il Monte Bedea, tra Longhirolo e Pianazzo (gpsvarese.it)
Nessuno avrebbe avuto l’occasione da recriminare se si fosse intervenuti, come si è fatto e detto, quindici anni fa per salvaguardare la Montagnola a Maccagno, o dieci anni fa quando Enrico Bianchi ebbe il coraggio di presentare alcuni lavori su aree solo oggi ritenute strategiche dallo studio di fattibilità della Comunità Montana: Rogge di Voldomino, Bedea-Paü-Brughiere (divenuto grazie alla F. Cariplo uno studio di PLIS oggi smentito e dimenticato per scarsa lungimiranza politica) ecc..
Nel piacevole racconto che ha caratterizzato la serata, una cosa è risultata però evidente: tale condizione di equilibrio ecologico risulterà essere possibile solamente se la “civiltà umana” si incamminerà verso una concreta predisposizione ad inserire queste problematiche nell’elenco dei “beni comuni”. È solo con la predisposizione di questo elenco che si possono definire e dichiarare le “invarianti”: articolate condizioni di cui non ci si può permettere né la scomparsa, né la riduzione; realtà che, per la loro specifica energia unificante e complementare (naturale e antropologica), vanno incentivate e salvaguardate al fine di poter contribuire ad un innalzamento della qualità della vita: individuale, collettiva e territoriale.
È in questa volontà di voler riconoscere questi ambiti di attività unificanti, che lo studio della Comunità Montana ha voluto e ha potuto mettere del sano coraggio scientifico e politico. Tant’è, la presentazione si è spinta ben avanti individuando inopportuni e minati “campi dei desideri”, puntuali elementi di criticità che, tutt’ora, sono al centro dei dibattiti pianificatori: delta del fiume Tresa: contesto Ratti; delta del fiume Giona: parco Giona; diga di Creva: collegamento ecologico semaforizzato ecc..
Insomma, lo studio, sostanzialmente ha richiamato all’attenzione dei propri Sindaci un impegno di coerenza, in modo che si possa evitare un fraintendimento interpretativo dell’iconografia latina di “Giano”: una degenerazione della solita e doppia personalità politica del velare, invece che un azione responsabile dello svelamento; unica azione capace ad applicare la scorrevolezza del tempo sulla complessa articolazione dello spazio: Giano è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Solitamente è raffigurato con due volti, poiché il dio può guardare il futuro e il passato ma anche perché, essendo il dio della porta, può guardare sia all’interno sia all’esterno.
Finiamo con delle domande:
– dobbiamo ringraziare la Fondazione Cariplo, con i suoi “ingovernabili bandi”, se ogni tanto vediamo un ri-allinearsi del mondo politico sulla benigna divinità di Giano?
– È possibile sperare di uscire da questo imbarazzo di civiltà affidandosi a dei raffinati strumenti tecnologici indicati anche in questo studio, dove per la assuefatta intelligenza dell’uomo si è dovuto inventare dei semafori che non parlano agli umani, che persistono nel rimanere sordi nell’anima, ma agli animali perché ritenuti definitivamente più consapevoli e rispettosi dei veri valori della vita oppure dobbiamo orientarci altrove su volontà strumentali (legislazione, strumentazioni urbanistiche, organizzazioni operative ecc.) più vicine alle peculiarità umane?
– Queste domande continueranno a rimanere nei cuori bui di una determinata politica o verranno offerte sull’altare della glorificazione di una nuova polis?
Dobbiamo solo augurarci che non passino ancora altri dieci anni prima di vedere nei piani di governo del territorio comunali chiare indicazioni su come affrontare questi valori ambientali. La scarsa presenza dei Sindaci e dei Consiglieri Comunali dei diversi comuni alla serata pubblica non è un buon inizio, anzi è un segnale di un sofferente comportamento che sembra non aver inteso che questi problemi articolati e sovracomunali non li si possono risolvere all’interno delle stanze chiuse, ma investendo in permanenti strumenti deliberativi capaci di coinvolgere in modo dialogico la gente comune.
Anche le nuove nomine politiche in Comunità Montana sarebbero potute diventare un occasione di discussione e d’approfondimento su questi argomenti, ma purtroppo, come è successo in queste ultime settimane, ci si è limitati a sparlare di solo apparentamenti politici. Aver potuto conoscere le differenti posizioni dei nominabili su questi argomenti programmatici con le soluzioni magari applicate nei loro comuni d’appartenenza, poteva aiutare a comprenderne le loro vere difficoltà politiche, le loro reali sensibilità personali e dunque la loro visione futura, sapendo beninteso che fino ad oggi l’autonomia comunale è sovrana.
Purtroppo, dobbiamo continuare a rimanere ai margini e aspettare che la lungimiranza politica, prima o poi, ci degni di qualche considerazione.
(La conferenza audiovisiva “I corridoi ecologici nelle Valli del Luinese” si è tenuta venerdì sera al Punto di Incontro a Maccagno, in collaborazione con la Comunità Montana, con la videoconferenza di Federico Pianezza. Argomento, il progetto “I corridoi ecologici della Comunità Montana Valli del Verbano”, che ha migliorato la connessione ambientale tra Pianura e Alpi a nord del massiccio del Campo dei Fiori)
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