14 Ottobre 2014

I.N.P.S., sono 6,8 i milioni di pensionati che vive con meno di mille euro al mese. Poletti: “Per ora nessun intervento”

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Il reddito pensionistico medio, inteso come la somma di tutti i redditi da pensione, sia di natura previdenziale che assistenziale, percepiti nel 2013, è pari a 1.296 euro mensili. 1.080 euro per le donne e 1.546 euro per gli uomini, inoltre, quasi un pensionato I.N.P.S. su due (43,5% pari a 6,8 milioni di individui) percepisce un reddito pensionistico medio inferiore a 1.000 euro mensili (tra questi il 13,4% al di sotto di 500 euro) per una spesa annua complessiva di 52,4 miliardi di euro pari al 19,7% del totale della spesa.

(intermediachannel.it)

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I dati sui pensionati nel 2013: sotto i mille euro mensili quasi la metà degli ex lavoratori. Nel 2013 quasi la metà dei pensionati (il 43,5%, pari a 6,8 milioni di persone), aveva un reddito pensionistico inferiore a 1.000 euro al mese. Lo si legge nel Bilancio sociale I.N.P.S., che spiega anche come oltre 2,1 milioni di pensionati (il 13,4%) aveva un reddito inferiore ai 500 euro, mentre quasi il 70% aveva meno di 1.500 euro al mese. Si registra anche un crollo dei lavoratori pubblici nel 2013: rispetto al 2012 sono diminuiti di 64.491 unità (-2,1%). I dipendenti del settore privato, invece, sono diminuiti di 140.195 unità (-1,1%) mentre i para-subordinati hanno perso oltre 100.000 iscritti (-9,3). Nel complesso gli iscritti sono diminuiti di 357.000 unità (-1,6%).

Le iscrizioni all’I.N.P.S. dei lavoratori domestici. Nel 2013 i lavoratori domestici iscritti all’I.N.P.S. erano 749.840 con una riduzione rispetto al 2012 di 42.858 unità (-5,4%). Tale riduzione risulta più marcata fra i maschi (-18,6%) che per le donne (-2,8%) ma soprattutto sconta un calo tra gli stranieri (47.098 in meno con un -7,4%). Per i collaboratori domestici italiani si registra un aumento (4.240 unità in più con un +2,8%). Solo il 21% dei domestici è italiano ma in soli due anni la crescita degli italiani tra le colf è stata quasi del 4,0%.

Il dettaglio sui dati della spesa sugli ammortizzatori sociali. La spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2013 al netto dei contributi figurativi, è risultata pari 14.514 milioni, con un aumento di 1.982 milioni (+15,8%) sul 2012. Lo si legge nel bilancio sociale dell’I.N.P.S. che precisa come se e a tale importo si aggiunge la spesa per contributi figurativi di 9.077 milioni si ha una spesa di 23.591 milioni di euro (+4,1%). La spesa totale (inclusi i contributi figurativi) è finanziata per il 38,3% dai contributi a carico di imprese e lavoratori e, per il 61,7%, dagli oneri a carico dello Stato.

La situazione degli operai ed il crollo del 2013. Nel 2013 la consistenza media annua dei lavoratori dipendenti privati (escluso il lavoro domestico e gli operai agricoli) è diminuita di quasi 313.000 unità ma la riduzione è imputabile soprattutto al crollo degli operai (-229.700 con un -3,5%), che ancora sono circa il 52% dei dipendenti. Naturalmente gli operai non sono solo le tute blu, ma anche coloro che hanno questa qualifica nei servizi. I dipendenti privati nel complesso nell’anno erano 11.983.264 (-2,5%).

Il saldo tra entrate e uscite dell’I.N.P.S. nel 2013 è negativo con un disavanzo complessivo di 8,7 miliardi determinato per lo più dalla parte corrente e registra un miglioramento di circa 1 miliardo rispetto al disavanzo di 9,7 miliardi del 2012.Le entrate sono state pari a 397,7 miliardi (+4,1%) mentre le uscite hanno raggiunto quota 406,4 milioni (+3,8%).

“Al momento nella legge di stabilità non sono previsti specifici interventi sulle pensioni”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine del bilancio sociale I.N.P.S.. “Domani facciamo la discussione – ha detto – per ora non ci sono né tagli né aggiunte”. (ANSA)

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