4 Marzo 2014

Intervista a Mirko Locatelli: dal 3 aprile nei cinema con “I corpi estranei”

Tempo medio di lettura: 5 minuti

Mirko Locatelli, 39 anni, è regista, sceneggiatore e produttore cinematografico. Nel 2002 fonda con Giuditta Tarantelli la casa di produzione Officina Film, con la quale realizza principalmente documentari.

Il regista de "I Corpi Estranei", Mirko Locatelli

Il regista de “I Corpi Estranei”, Mirko Locatelli

Nel 2008 il suo lungometraggio d’esordio, Il primo giorno d’inverno, viene presentato in concorso nella sezione Orizzonti alla sessantacinquesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e in numerosi festival di cinema internazionali.

Con la Strani Film realizza nel 2013 la sua opera seconda, I corpi estranei, in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Il film, interpretato da uno straordinario Filippo Timi insieme al giovane esordiente Jaouher Brahim, uscirà nelle sale italiane il 3 aprile, distribuito da Strani Film e Mariposa Cinematografica.

I corpi estranei racconta la storia di Antonio, “costretto” ad affrontare la malattia del suo bambino, Pietro, da solo e in una città che non è la sua. Cosa ti ha spinto a trattare un tema così delicato come quello della malattia?

Nasce tutto da un’immagine: un uomo solo, lontano da casa con un bimbo in braccio, un bimbo malato, con il cancro. Un’immagine rievocata dalla sceneggiatrice, che risiedeva nella sua memoria: “vorrei che ne facessimo un film” mi ha detto “quando ho visto quel bambino non era lui ad avermi impressionata, ma il padre, quell’uomo solo, sradicato dal suo contesto, lontano dagli affetti, voglio scrivere un film su un uomo così”. Ho accettato, abbiamo letto molto, studiato, incontrato psicologi clinici, oncologi, e ci siamo aggiornati su un mondo che i media nascondono, la migrazione sanitaria e il dramma dei genitori. Ormai era diventato importante fare il film.

La vita di quest’uomo, s’intreccia con quella di Jaber, ragazzino migrato dal Nord Africa nella spesso ostile Milano, che si ritrova ad assistere l’amico Youssef nello stesso ospedale frequentato da Antonio e dal piccolo Pietro. La malattia e l’ospedale divengono punti d’incontro tra due realtà percepite diverse tra loro, ma in fondo vicine. Una scelta coraggiosa legare la questione della malattia con quella dell’integrazione, perché ne hai avvertito l’esigenza?

Scegliendo di fare un film su quell’uomo abbiamo scelto di spostare l’attenzione dal dolore del bambino, o per il bambino, alla fragilità dell’adulto. L’abbiamo reso fragile perché impreparato alla vita, incapace di chiedere aiuto, di accettare l’altro, di dare e ricevere la consolazione necessaria. Per questo abbiamo lavorato su più livelli: tutti migranti, tutti disperati, legami instabili e tanta fragilità. La malattia era solo un pretesto.

In una società che forse ci vorrebbe tutti omologati, la diversità (linguistica, culturale, personale, sociale…) sembra creare spesso sgomento, pregiudizio e timore. Credi che Milano, città in cui è ambientato il film, si possa definire abbastanza accogliente e aperta?

“Siamo in guerra… e questa guerra la perderemo.” Sono queste le parole di un uomo adulto, intervistato mentre stavo scrivendo il film, a Milano. Sosteneva di essere in guerra contro gli immigrati, gli extracomunitari, gli “invasori”. Avvertiva tutti di fare attenzione, perché avremmo perso questa guerra, si sentiva assediato, e non era il solo. Così ho avuto paura, mi sono guardato intorno, non eravamo in guerra ma un sacco di uomini e di donne adulte pensano ci sia un nemico da combattere, e questo è piuttosto preoccupante.

"I corpi estranei", foto di scena di Elda Lo Cascio

“I corpi estranei”, foto di scena di Elda Lo Cascio

I corpi estranei è stato realizzato con il supporto della Fondazione Magica Cleme che offre a tutti i bambini, in cura all’Ospedale San Gerardo di Monza e all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e alle loro famiglie, momenti d’intrattenimento al di fuori delle mura ospedaliere. Da dove nasce questa “collaborazione”?

La collaborazione con Magica Cleme è nata durante la fase di documentazione. Accade spesso, con molti collaboratori: un film, dall’idea alla sala, è come un grande viaggio, si fanno incontri, si stabiliscono legami, si costruisce insieme.

Le musiche sono state affidate ai Baustelle. Scelta indubbiamente vincente. Lo stesso trailer, così potente e profondo, con il pezzo Il futuro arriva allo spettatore in maniera molto forte, diretta. Cosa ti ha spinto a sceglierli?

Tutto è nato dall’ascolto dell’album Fantasma, la sceneggiatrice ed io scriviamo spesso in auto, durante i fine settimana o i viaggi di lavoro, ascoltiamo musica e parliamo, dei personaggi, di ipotetici “mondi narrativi”. Ascoltando quell’album abbiamo pensato che dietro a quella riflessione sulla morte ci fosse una scelta interessante e coraggiosa da parte dei Baustelle, e che ci fossero molte analogie con il nostro lavoro.

Hai girato, scritto (con Giuditta Tarantelli), montato (con Fabio Bobbio) e prodotto questo tuo lungometraggio. Come sei riuscito a gestire e a lavorare su tutti questi aspetti del film?

E’ stato un processo naturale, amo il mio lavoro e mi circondo di persone che amano quello che fanno. Ecco come ci sono riuscito, o meglio come ci siamo riusciti.

"I corpi estranei", foto di scena di Elda Lo Cascio

“I corpi estranei”, foto di scena di Elda Lo Cascio

La pellicola è stata presentata all’ultimo Festival del Cinema di Roma e uscirà nelle sale solo il tre aprile, distribuita da Strani Film e Mariposa Cinematografica. Hai riscontrato difficoltà nella sua distribuzione?

La distribuzione italiana è un sistema chiuso, ammalato in tutte le sue fasi e livelli. I distributori hanno una considerazione molto bassa degli spettatori. “E’ certamente un film valido, abbiamo amato la storia, il lavoro degli attori e lo stile del regista” così hanno detto quasi tutti i distributori che abbiamo interpellato “ma non è un film facile per gli spettatori, quindi non possiamo inserirlo nel nostro catalogo”. Nessun investimento, nessun rischio, molta paura; risultato: un sistema chiuso dove si propongono a un pubblico ammaestrato prodotti rassicuranti. Ma la questione è piuttosto complessa e necessiterebbe di un discorso più articolato.

Il due marzo sono stati annunciati i vincitori degli Oscar 2014. Cosa ne pensi del Premio Miglior Film Straniero a La grande bellezza di Sorrentino?

Mi congratulo con Sorrentino e gli auguro il meglio anche se gli Oscar non li seguo molto, preferisco altri premi come la Palma d’oro, l’Orso d’oro, i Premi César. Se ci penso, però, anche alcuni film che ho amato molto hanno ricevuto l’Academy Award Miglior Film Straniero, veri capolavori come Amour, Le vite degli altri, Fanny e Alexander, fino a grandi film che hanno fatto la Storia del Cinema come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospettoIl giardino dei Finzi-ContiniIl fascino discreto della borghesiaEffetto Notte Amarcord per citarne alcuni. Spero di non ricordare male.

Il Cinema, quale funzione dovrebbe rivestire all’interno del vasto mondo della Cultura? Può o devo, in un certo senso, educare le nuove generazioni?

Non credo nella funzione educativa del cinema ma piuttosto a un’educazione al cinema, che è educare alla diversità di linguaggio, di cultura, educare all’espressione, all’arte, all’ascolto, all’osservazione. Essere educati al cinema fin da piccoli renderebbe gli spettatori più liberi e capaci di valutare, di scegliere film, e forse i distributori un pò più coraggiosi.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Oltre ad aver iniziato a sviluppare il mio futuro film, nel prossimo anno sarò impegnato con la Strani Film nella produzione del primo lungometraggio di un esordiente, Fabio Bobbio; produrremo un film “di confine”, dallo stile molto personale, dove sarà importante la sperimentazione di linguaggio.

Grazie a Mirko Locatelli per la gentile disponibilità. Invitiamo i lettori a non lasciarsi scappare la bella occasione di conoscere il suo cinema, affollando le sale cinematografiche che proietteranno I corpi estranei dal 3 aprile.

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