28 Febbraio 2014

Messico, il Sinaloa come l’Italia? La storia di “El Chapo”, il criminale-eroe

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Le immagini viste ieri a Culiacán, nello stato di Sinaloa in Messico, hanno creato sconcerto in tutto il mondo. Ma forse un po’ meno in Italia. Joaquin Guzmán Loera, in arte El Chapo, è stato arrestato dopo 13 anni durante una festa a Mazatlan in Messico, attraverso un’operazione congiunta tra l’intelligence americana e le autorità messicane.

Le proteste messicane pro "El Chapo" (repubblica.it)

Le proteste messicane pro “El Chapo” (repubblica.it)

Per capire di chi stiamo parlando offriamo giusto qualche informazione. Gli esordi del narcotrafficante “El Chapo “risalgono agli anni ’80, nel cartello di Guadalajara prima, e in quello di Sinaloa poi, dove ne ha assunto la leadership. In guerra con il cartello di Tijuana si è reso protagonista di numerosi bagni di sangue: per citarne uno, nella primavera del 1993, l’assalto ai membri dell’organizzazione rivale all’aeroporto internazionale di Guadalajara. Il bilancio, sette morti civili tra cui il cardinale Juan Jesus Posadas Campo. Momento topico della sua carriera criminale la fuga dal carcere di massima sicurezza di Puente Grande in Jalisco nel gennaio 2001, dopo 6 anni di reclusione. Dal suo ritorno in libertà è riuscito a costruire la più grande rete di produzione e distribuzione di cocaina e marijuana producendo un gettito di un miliardo di dollari per l’Organizzazione. Dal Febbraio 2012 è diventato il “nemico pubblico numero uno” per la commissione per il crimine di Chicago e la taglia sulla sua testa era arrivata fino a 30 milioni di dollari.

A fronte di quanto appena detto, la sua cattura avrebbe fatto sobbalzare di gioia qualsiasi individuo, anche di media onestà, ma non la popolazione di Culiacán. In centinaia si sono radunati nella piazza della cittadina gridando a gran voce la liberazione di El Chapo. “Joaquin ci dava lavoro, non come voi politici corrotti”, “El Chapo” è difensore e protettore del popolo, esigiamo la sua liberazione”, le parole e i manifesti della gente.

Lo sbigottimento dinnanzi a tali argomentazioni dovrebbe coinvolgere la collettività planetaria ma forse un pò meno l’italiano che, soprattutto negli anni pesanti della guerra tra Stato e mafia, di immagini come queste ne ha viste numerose proprio in Italia. Questa percezione del “male che poi tanto male non è” esiste ancora nella nostra nazione, proprio dove lo Stato si sente meno e dove “Don criminali” si possono permettere di controllare e gestire interi territori, quasi in un’immagine romantica, che poi così tanto romantica non è, delle Signorie della metà del Quattrocento.

Ma non bisogna andare poi così lontano per capire quanto appena detto: sono dello scorso novembre le immagini in centro a Palermo delle scritte che inneggiavano alla liberazione di Riina e allo stop del 41 bis. Noi tutti sappiamo chi è Riina vero?

Marco Guarneri

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