23 Febbraio 2014

Uganda: gli Stati Uniti “bloccano” la legge anti-gay di Museveni?

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Il presidente Yoweri Museveni di Uganda ha messo in stand-by la dura legislazione anti-gay mentre cerca consigli anche di alcuni scienziati americani sulla questione “se l’omosessualità sia causata dalla natura o educazione”. L’omosessualità, ad oggi, è vietata in ben 36 paesi africani.

Una manifestazione contro la legge anti-gay in Uganda (columbian.com)

Una manifestazione contro la legge anti-gay in Uganda (columbian.com)

Il controverso disegno di legge, che ha attirato la condanna di tutto il mondo, stava diventando legge, e avrebbe reso l’Uganda l’ultimo paese africano a reprimere le persone gay e lesbiche. L’intervento di Museveni, però, che ha bloccato l’iter legislativo, riflette l’acceso dibattito che l’Africa e l’Occidente stanno portando avanti. Una settimana fa Museveni, infatti, insisteva sul fatto che avrebbe fatto approvare la nuova legge, andando oltre le critiche da parte del presidente degli Stati Uniti Barack Obama e l’ex presidente Bill Clinton. Gli Stati Uniti, infatti, hanno avvertito che la mossa avrebbe “complicato” le relazioni con l’Uganda, a cui arrivano aiuti statunitensi per più di 400 milioni di dollari ogni anno.

L’Uganda, però, ha respinto la minaccia come un “ricatto” da parte degli Usa, ma venerdì scorso è stato annunciato il passo indietro del premier Museveni: il leader ugandese, infatti, non firmerà la proposta di legge fino a quando non sentirà alcuni scienziati americani: “Incoraggio il governo degli Stati Uniti ad aiutarci lavorando con i nostri scienziati per studiare se, in effetti, ci sono persone che nascono omosessuali”, ha scritto. “Nel caso in cui venga dimostrato questo, rivedremo questa legislazione.” Ma ha aggiunto: “Gli africani non cercano di imporre il loro punto di vista a nessuno, ma allo stesso tempo non vogliamo che nessuno imponga a noi le proprie opinioni. Questo dibattito è stato provocato da alcuni gruppi occidentali che vengono nelle nostre scuole e cercano di reclutare bambini per educarli all’omosessualità.”

L’omosessualità è illegale in Uganda e viene perseguita tramite il codice penale di epoca colonialeLa nuova normativa estenderebbe la sanzione all’ergastolo per le persone dello stesso sesso anche nel caso in cui compissero una mera “toccata” di un’altra persona con l’intento di avere rapporti sessualiCondurre una cerimonia di matrimonio per le coppie dello stesso sesso, inoltre, sarebbe punibile con la prigione da parte delle autorità.

I ripetuti cambiamenti ideologici da parte di Museveni derivano dalla volontà di placare gli animi dei politici conservatori, dei leader della chiesa, dei media e dell’opinione pubblica, che esprimono profonda ostilità verso l’omosessualità. Questi preferirebbero non allinearsi con i finanziatori occidentali che pretendono che i diritti umani siano rispettati a tutti i costi. Si tratta di una tensione che si svolge in tutto il continente africano, dove l’omosessualità è illegale in 36 paesiMuseveni, un cristiano evangelico, il mese scorso aveva già detto di voler accantonare il disegno di legge, ma lo scorso fine settimana, appunto, ha ribadito ai suoi parlamentari del “Movimento di Resistenza Nazionale”, che aspettava la relazione del gruppo di scienziati ugandesi. La relazione ugandese conclude così: “Non c’è nessun gene in definitiva responsabile dell’omosessualità, dato che l’omosessualità non è una malattia e non è una anomalia, e visto che in ogni società c’è un piccolo numero di persone con questa tendenza sessuale. L’omosessualità può essere influenzata anche da diversi fattori ambientali”.

Simon Lokodo, ministro ugandese dell’etica e dell’integrità, ha dichiarato che è l’educazione ad andare contro la natura: “E’ uno stile di vita sociale che si acquisisce. Il punto è che hanno scelto di essere omosessuali e che stanno cercando di reclutarne altri. La commercializzazione dell’omosessualità è inaccettabile. Se lo facessero nelle loro stanze non ci dispiacerebbe, ma è quando vanno dai bambini, che non è giusto. Sono bestie della foresta.” Lokodo ha condannato fermamente l’ingerenza occidentale negli affari interni dell’Uganda. “Quando ho sentito gli Stati Uniti dire che ci taglieranno gli aiuti, ho detto: bene. Sarebbero a loro agio nel caso in cui arrivassimo in America ed iniziassimo a praticare la poligamia? L’omosessualità è “strana” per noi ed abbiamo opinioni divergenti. Non ci interessa perdere il supporto finanziario dei nostri partner commerciali. Gli ugandesi preferiscono morire poveri piuttosto che vivere in un Paese immorale.”

Più di 25.000 persone in Europa, infine, hanno scritto al presidente Museveni attraverso il sito di Amnesty International, esortandolo a porre il veto alla proposta di leggeGemma Houldey, ricercatrice di Amnesty-Uganda, ha dichiarato: “Questo pezzo profondamente offensivo di legislazione è un affronto ai diritti umani di tutti gli ugandesi e non si dovrebbe mai arrivare ​​a questo punto.”

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