8 Giugno 2016

L’Ue investe in Africa. Obiettivo? Frenare il flusso di migranti

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Bruxelles mette sul tavolo la “rivoluzione copernicana” per l’uso delle risorse europee per il sostegno dei paesi di origine e transito dell’immigrazione africana. Ecco il piano per gli investimenti. I primi paesi interessati saranno Giordania e Libano e si proseguirà poi con Niger, Nigeria, Senegal, Mali e Etiopia.

(refugeeresettlementwatch.wordpress.com)

(refugeeresettlementwatch.wordpress.com)

L’Ue investe in Africa. Obiettivo? Frenare il flusso di migranti. Il ‘migration compact europeo’ prevede nuovi accordi di partnership, “non più aiuti ma investimenti” per aiutare ad affrontare le cause, frenare i flussi, accelerare le riammissioni non solo con accordi sulla carta. In prospettiva anche la “creazione di rotte legali” per il ‘resettlement’ dei rifugiati che implicano anche “maggiori capacità di accoglienza più vicine ai paesi di origine”.

In più è prevista la riforma della ‘Blue Card’ europea per attirare i lavoratori qualificati. Negli accordi ci saranno quelli che ufficialmente vengono definiti “incentivi positivi e negativi” e che il capogruppo del Ppe, Manfred Weber, devono essere “le conseguenze” per il mancato rispetto concreto. In altre parole: un meccanismo bonus-malus, che – come spiegano fonti europee – implica la minaccia di ridurre fondi per lo sviluppo e facilitazioni tariffarie se le controparti non mantengono le promesse. “Ma confidiamo di non doverci arrivare” dice il primo vicepresidente, Frans Timmermans.

Il piano parte con 8 miliardi per l’azione immediata nei prossimi cinque anni e in autunno sarà messo a punto un ‘Fondo per gli investimenti esterni’ sulla falsariga del fondo Efsi creato per ‘Piano Juncker’ per l’Europa: in questo caso, partendo da 3,1 miliardi nel bilancio europeo (2 mld dal Fondo europeo per lo sviluppo) che, combinando i (pochi) fondi pubblici africani, investimenti privati e garanzie della Bei, possono far attivare investimenti per 31 miliardi di euro, che arriverebbero a 62 mld se i governi dei 28 ascolteranno l’appello della Commissione a mettere altrettanto.

Si partirà con accordi con i paesi sul Mediterraneo come Giordania e Libano e si proseguirà con Niger, Nigeria, Senegal, Mali e Etiopia. (ANSA)

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