“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”: questa la domanda oggetto del referendum abrogativo sulle trivellazioni in mare, in programma oggi. Si voterà fino alle 23. L’affluenza alle urne alle 12 si è attestava all’8,13%, mentre alle 19 è pari al 22,92%. Lo comunica il sito web del Viminale.

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)
“Referendum sulle trivelle”, si voterà fino alle 23. Si gioca sul quorum, ma alle 19 l’affluenza è al 22,92%. Più di 50 milioni di italiani sono chiamati alle urne per una votazione il cui risultato si gioca sul quorum prima ancora che sullo scrutinio. Sul quesito, promosso per la prima volta nella storia repubblicana, da 8 Regioni, si voterà fino alle 23. L’affluenza alle urne è rilevata come di consueto alle ore 12, 19 e alle 23, ossia a chiusura dei seggi. In tempo reale, invece, i dati saranno disponibili sul sito del Viminale. Si gioca sul quorum prima ancora che sullo scrutinio per decidere sulla durata delle concessioni per le trivellazioni di petrolio e gas in mare. Sono oltre 50 milioni gli italiani chiamati a esprimersi sul quesito promosso, per la prima volta nella storia repubblicana, da 8 Regioni.
Il corpo elettorale, ripartito negli 8.000 Comuni e nelle 61.562 sezioni elettorali del territorio nazionale, è pari a 46.732.590 elettori, di cui 22.465.001 maschi e 24.267.589 femmine. A questi elettori vanno aggiunti i 3.898.778 elettori residenti all’estero, di cui 2.029.303 maschi e 1.869.475 femmine, per i quali la modalità ordinaria di espressione del voto è quella per corrispondenza. Tali dati si riferiscono al 15esimo giorno antecedente alle consultazioni”.
Se vince il sì: alla scadenza delle concessioni (che di norma hanno una durata di 20 anni, con possibilità di ulteriore prima proroga di 10 anni e successive di 5 anni), le compagnie petrolifere dovranno obbligatoriamente cessare l’attività di estrazione da questi impianti. Il fermo non sarebbe immediato, ma occorrerebbe attendere la scadenza delle concessioni in esercizio.
Se vince il no (o l’astensionismo): alla scadenza delle concessioni, le compagnie petrolifere potranno eventualmente richiedere un prolungamento dell’attività, qualora le valutazioni tecnico/economiche riconoscano che esiste ancora un certo volume di idrocarburi producibili con profitto.
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